(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – In attesa che Maurizio Crozza ci proponga uno dei suoi faccia a faccia tra Vincenzo De Luca e Vittorio Feltri, sul palpitante confronto tra le “misure” dei meridionali e quelle dei settentrionali, non v’è chi non veda come il Covid-19 abbia in poco tempo riscritto, e in alcuni casi ribaltato, le graduatorie del consenso politico ed elettorale.

In Campania, per esempio, il protagonismo del presidente “sceriffo” di Ruvo del Monte, con l’innegabile teatralità nel cavalcare i social sull’epidemia e quant’altro hanno messo in ombra il suo possibile antagonista nelle Regionali di autunno, il ministro grillino dell’ Ambiente, Sergio Costa, assai meno presenzialista e “maschera” napoletana.

Nel Veneto, di possibili competitori di Luca Zaia non se ne vedeva neppure l’ombra già prima che il governatore surclassasse, quanto a efficienza e risultati, il collega leghista della Lombardia, Attilio Fontana. Tanto che Zaia, sull’onda dell’accresciuta popolarità potrebbe ambire a sostituire il declinante Matteo Salvini al vertice del Carroccio (ma è troppo furbo per farsi bruciare inutilmente).

Chi invece non cerca di nascondere la sua propaganda virus dietro una mascherina, anzi “1 milione di mascherine gratis per i residenti in Liguria”, è il presidente uscente, e lui spera rientrante, Giovanni Toti. Che ha sommerso la regione di appositi volantini, attraverso i quali l’offerta di due mascherine due, accompagnate dal simbolo di “Toti presidente”, ricorda le scarpe che Achille Lauro distribuiva agli elettori napoletani.

Tra i presidenti in cerca di riconferma chi ha cercato di non confondere troppo la campagna sanitaria con la campagna elettorale, è Michele Emiliano. Che ha alzato la voce solo quando la Puglia ha rischiato l’invasione dei “contagiati” provenienti dal Nord. Poiché anche nella catastrofe è lecito promuovere la propria politica ma senza per questo ritenere che gli elettori abbiano l’anello al naso.