(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] Secondo tutti i sondaggi, centrosinistra e centrodestra sono praticamente appaiati. E già questo è clamoroso, tenendo conto dei disastri inenarrabili del governo Meloni. In virtù di questo equilibrio, sembrano essere diventati decisivi i partitucci & partitini. La nuova legge elettorale somma tutti i voti di ogni coalizione, compresi quelli delle forze politiche che non raggiungono la soglia di sbarramento. Quindi, se un partito prende anche solo lo 0,4%, questo viene poi sommato a tutto il resto. E a quel punto può addirittura assurgere ad ago della bilancia. I partitini & partitucci sono più di centrosinistra che di centrodestra, e proprio per questo la Meloni ha fatto sì che ogni formazione nuova debba raccogliere un numero di firme pressoché impossibile da raggiungere per potersi presentare. Per ovviare a tale sconcezza istituzionale, il centrosinistra si sta inventando degli escamotage notevoli, tipo il “prestito” di alcuni parlamentari: è il caso dei 5 Stelle con la formazione centrista di Onorato, come pure del Pd per agevolare Rifondazione comunista. Ma chi sono queste forze politiche? Chi le guida e cosa vogliono? La galassia è pressoché infinita. Accontentiamoci di una lista provvisoria. […]

Onorato. Rappresenta il centro gradito a Conte. Dovrebbe incarnare quel centro derenzizzato, gradito quindi all’elettorato 5 Stelle.

Gabrielli e Ruffini. Altra neonata formazione centrista in quota Campo largo, che si è fatta aiutare da Tabacci per ovviare al problema della raccolta firme. Ruffini in tv se la sta cavando bene e giovedì scorso a Piazzapulita si è messo in tasca quel personaggio commovente che passa il tempo a difendere l’indifendibile (cioè la Meloni). Al tempo stesso, questa forza pare in qualche modo antitetica a Onorato. E se il campo progressista parte così, ciao core.

Cateno De Luca. Detto “Scateno”, felicissimo di fungere da satellitino ameno della Meloni per ottenere il superpremio di maggioranza.

Volt. Mai capito chi siano.

Socialisti. Esistono ancora. O almeno così dicono.

Rifondazione comunista. Il Pd gli ha prestato Crisanti. Idea nobile e persino misericordiosa, anche se non si capisce come il Pd pensi di tenere insieme Acerbo e Scalfarotto. Boh.

Schierarsi. La formazione di Alessandro Di Battista, laddove decidesse di schierarsi, otterrebbe probabilmente un ottimo risultato, ancor più se le primarie le vincesse Schlein.

Magi. Radicale senza dubbio preparato e pugnace, ma troppo in odor di renzismo e ahilui senza granché consenso. Spera di avere un ruolo nel campo progressista. Auguri.

Rizzo. Por’omo.

Noi Moderati. Formazione a suo modo mitologica, avendo probabilmente più politici che elettori. Eppure, in un modo o nell’altro, riesce sempre a trovare uno strapuntino in qualsivoglia governo destrorso. Fenomeni.

Calenda. La sua idea è quella di non stare né di qua né di là, ma più passa il tempo e più sta platealmente dalla parte della Meloni. Contento lui, scontenti tutti.

I cosiddetti Lib Dem. Probabilmente il pulviscolo più sgradevole della politica italiana contemporanea. Guidati (si fa per dire) da un soggetto ex (?) renziano, orgogliosamente sionista, a lungo fintamente di centrosinistra e ora pronto ad abbracciare Donzelli e Bignami. Se avesse consenso sarebbe un incubo, ma per fortuna ha meno estimatori del Poro Asciugamano. Una prece.

Renzi. Nonostante goda dei peana di quasi tutti i media, resta inchiodato al 2% (se va bene) ed è per distacco il leader (si fa sempre per dire) più detestato dagli italiani. Corteggiarlo è da masochisti, e anche per questo larga parte del campo progressista lo sta facendo. Complimenti!