
(Chiara Saraceno – lastampa.it) – La disforia di genere, il non sentirsi a posto nel genere assegnato alla nascita in base alla conformazione sessuata del proprio corpo, è una esperienza di sofferenza, non una ideologia. Ideologia piuttosto è etichettarla come, vuoi un capriccio, una pretesa inaccettabile di scegliersi il proprio genere, vuoi la manifestazione di una patologia psichica. Riconoscere la necessità di sostenere e accompagnare bambini e adolescenti che manifestano seri segnali di questa sofferenza non c’entra né con la cultura woke né con la cosiddetta ideologia gender che, secondo Lucetta Scaraffia nel suo intervento pubblicato nei giorni scorsi su queste pagine, ne starebbe alla base.
Una ideologia, per altro, tutta inventata da chi la critica, che scambia l’argomentazione che i ruoli, capacità, caratteristiche psico-sociali attribuite al maschile e al femminile sono socialmente e storicamente determinati, quindi contestabili e mutevoli, con la pretesa di poter scegliere a quale genere appartenere, decidere se essere maschi o femmina.
Mi verrebbe da dire che proprio una visione rigidamente dicotomica dei modelli di genere, che non ne riconosce la contestualizzazione storico-culturale e la possibilità di varianti sul modo di essere maschi e femmine, può indurre a considerare comportamenti di bambine/i e adolescenti non conformi alle aspettative socioculturali, vuoi come deviazioni da correggere anche coercitivamente, vuoi come segnali univoci di disforia di genere, quando invece sono solo, appunto, sperimentazioni e variazioni.
L’infanzia e l’adolescenza, infatti, sono età non solo di apprendimento, ma di sperimentazione. Ne può far parte anche l’attraversamento di confini di genere sentiti come troppo esclusivi ed escludenti, salvo poi trovare un proprio equilibrio. Ma in alcuni casi si tratta di qualcosa di diverso: è l’esperienza interiore di una radicale incongruenza tra sé e il sesso assegnato in base al corpo, che, se non riconosciuta e accompagnata a essere risolta (non necessariamente per via chirurgica), mina alla radice la stessa formazione di una identità personale integra.
Proprio per la complessità delle dimensioni coinvolte nella formazione della identità di genere, tra corpo, psiche, norme sociali, e la non sempre e immediatamente chiara distinzione, specie nell’infanzia e adolescenza, tra varianza, sperimentazione e invece esperienza di una radicale incongruenza tra sesso di nascita e ciò che ci si sente essere, spostare la questione del cosa fare rispetto a bambini e adolescenti che manifestano una disforia di genere sul piano di un conflitto ideologico, come fa Scaraffia, non aiuta né a comprenderlo, né a trovare le modalità più adatte, e più rispettose della salute fisica e mentale, per accompagnarlo.
È vero che, nonostante i progressi compiuti in questi ultimi anni, si sa ancora relativamente poco dei meccanismi alla base della disforia di genere e più in generale sui meccanismi implicati nella formazione e costruzione dell’identità di genere. Così come è vero che, come spesso succede, la medicina può offrire scorciatoie rischiose, se non precedute e accompagnate da ascolto e osservazione paziente, sostegno psicologico non patologizzante (anche agli adulti di riferimento), per consentire a chi è ancora in formazione e in età dello sviluppo e manifesta incertezze e disagio rispetto alla propria identità di genere di evitare etichettamenti e forzature in una direzione o nell’altra.
È su questo terreno, come garantire tempo e sostegno, che si colloca la questione dell’età in cui collocare eventualmente i primi, reversibili, interventi medici. Una questione seria e delicata, su cui non si dovrebbe parlare con leggerezza, attribuendo a genitori e medici superficialità e sventatezza. Che cosa e quando sia più opportuno fare per alleviare una sofferenza seria nei bambini e adolescenti senza provocare danni collaterali è un dibattito aperto e non riguarda la divisione tra destra e sinistra.
Evocare conflitti ideologici più o meno inventati ostacola un confronto che porti a pratiche fondate su conoscenze e ricerche validate e soggette a continua verifica e aiuti i genitori a prendere decisioni informate.