il Comitato Valori collinari chiede il mea culpa di chi ha amministrato Napoli

Capodanno: “Il primo quartiere commerciale della città è stato trasformato in un fast food a cielo aperto, senza tutelare i 48mila residenti. La violenza di piazza Vanvitelli è la conseguenza di un modello di sviluppo mai corretto ”.
Il Comitato Valori collinari denuncia con estrema durezza le responsabilità politiche che, negli ultimi vent’anni, hanno consentito la trasformazione del Vomero da quartiere residenziale e commerciale in un’area della movida fracassone e violenta senza adeguati equilibri, controlli e regole.
Il Comitato ricorda che, agli inizi di questo secolo, il Vomero era il primo quartiere commerciale della città, con circa 1.600 attività ampiamente diversificate per settori merceologici e con una presenza contenuta dei pubblici esercizi. La maggior parte dei negozi chiudeva verso le 20:00: dopo quella ora, i residenti potevano passeggiare con tranquillità e riposare durante la notte.
Oggi, invece, il cuore del quartiere è divenuto un unico fast food a cielo aperto, con la proliferazione incontrollata di bar, ristoranti, paninoteche, sfizioserie e locali di somministrazione, molti dei quali restano aperti fino a notte inoltrata, talvolta per l’intera giornata. Tavolini, sedie, gazebo e ombrelloni occupano i marciapiedi, riducendo gli spazi di passaggio e rendendo difficoltosa la vita quotidiana dei circa 48mila residenti del quartiere.
“Non è una trasformazione naturale né inevitabile: è il risultato di scelte politiche, amministrative e urbanistiche che hanno privilegiato la rendita della movida rispetto alla qualità della vita di chi vive e lavora qui – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. I partiti che hanno amministrato Napoli in questi anni hanno lasciato crescere un fenomeno noto, documentato e ripetutamente denunciato. Ora devono fare il mea culpa per ciò che non hanno fatto per arginare il fenomeno “.
Il Comitato richiama l’articolo pubblicato da L’Espresso il 22 settembre 2005, dal titolo in prima pagina “Napoli addio. Criminalità. Disoccupazione. Disagio giovanile. Viaggio nella città che non crede più nel futuro”. Nel reportage di sei pagine dell’inviato Leo Sisti, il Vomero era descritto tra le aree in cui bande di ragazzini, spesso con meno di quattordici anni, affollavano strade e piazze quartiere collinare, diventando padroni. Quell’inchiesta raccontava anche un episodio accaduto proprio in piazza Vanvitelli: un automobilista, dopo aver premuto il clacson per superare un bivacco di una dozzina di adolescenti, era stato tratto fuori dall’auto e selvaggiamente picchiato. Aveva riportato tre costole fratturate, una vertebra incrinata e gravi lesioni alla milza, che era stata successivamente asportata.
“ Cosa è cambiato da allora? Nulla” – sottolinea Capodanno. Vent’anni dopo, i residenti continuano a vivere gli stessi problemi: gruppi che occupano le strade, risse, aggressioni, schiamazzi, degrado e un presidio insufficiente nelle ore notturne. L’ultimo episodio, con un padre aggredito mentre difendeva le figlie, dimostra che gli avvertimenti che si sono susseguiti da vent’anni a questa parte sono rimasti inascoltati “.
La piazza dei residenti divenuta palcoscenico della movida. Piazza Vanvitelli e le strade limitrofe, in particolare via Scarlatti, via Luca Giordano e via Bernini, sono ormai percepite come il centro di un modello di aggregazione fondato quasi esclusivamente su bar, ristorazione e consumo notturno. La presenza di tavolini e sedie sugli spazi pedonali, insieme a folle e schiamazzi fino a tarda notte, ha ridotto progressivamente il diritto dei residenti a vivere il proprio quartiere.
” Non siamo contrari al commercio, alla ristorazione né al diritto dei giovani di incontrarsi – puntualizza Capodanno -.Siamo contrari a un modello che ha eliminato la diversificazione commerciale, invaso gli spazi pubblici, alterato gli orari di riposo e trasformato le strade in un unico grande locale all’aperto. Il Vomero non può essere gestito come una discoteca permanente “.
Chi ha governato la Città deve rispondere. Il Comitato Valori collinari chiede che sindaci, assessori, consiglieri comunali, rappresentanti delle Municipalità e dirigenti che negli anni hanno gestito la città rispondano pubblicamente per l’assenza di una pianificazione stabile della distribuzione commerciale, la mancata tutela della diversificazione merceologica, la proliferazione non regolata dei pubblici esercizi, l’occupazione degli spazi pedonali, oltre alla scarsità e l’irregolarità dei controlli sugli orari, sui dehors e sulle attività di somministrazione, all’insufficiente presidio delle aree della movida nelle ore notturne e alla mancata prevenzione di un fenomeno di disagio giovanile e violenza segnalato da oltre vent’anni.
” Non chiediamo colpevoli simbolici né facili proclami – dichiara Capodanno. Chiediamo che chi ha avuto responsabilità di governo riconosca gli errori, spieghi perché non è stato intervenuto e assuma impegni verificabili ”.
Il Comitato Valori collinari chiede al Comune, alla Municipalità 5, alla Prefettura e alla Questura un piano straordinario e strutturato per il Vomero, che comprenda un censimento aggiornato delle attività commerciali e di somministrazione, una verifica rigorosa di autorizzazioni, orari, dehors, occupazioni di suolo pubblico e rispetto delle norme igienico-sanitarie, la rimozione immediata delle occupazioni abusive dei marciapiedi e delle aree pedonali, il ripristino della piena percorribilità pedonale, una disciplina degli orari di chiusura e di somministrazione, applicata con continuità oltre a presidi visibili e coordinati nelle ore serali e notturne con un confronto periodico con residenti, commercianti e associazioni e un piano di riqualificazione commerciale che favorisca la diversificazione dei settori e la presenza di negozi utili alla vita quotidiana. Infine sollecita l’adozione di programmi di prevenzione e inclusione per i giovani, invece della sola gestione emergenziale dei fenomeni di disagio.
” Non possiamo più accettare che il Vomero venga trattato come una risorsa da sfruttare e i residenti come un fastidio da ignorare – conclude Capodanno. Il quartiere ha bisogno di un nuovo equilibrio: commercio sì, ma non a spese della residenza; vita sociale sì, ma non senza regole; movida sì, ma non trasformata in schiamazzi e risse. Chi amministra questa città deve finalmente assumersi le proprie responsabilità ”.