L’ex presidente della Consulta: “La riforma tenta di introdurre surrettiziamente il premierato. Al centrosinistra consiglio di puntare sui contenuti”

(di Conchita Sannino – repubblica.it) – “Il difetto più grande di questa legge?”. Gaetano Silvestri, tra gli insigni costituzionalisti che hanno guidato la Consulta e formato generazioni di studenti, si sforza di non usare le parole del diritto. “Una legge davvero opportunistica. Che perpetua peraltro l’illusione che con artifizi giuridici si possa conformare, secondo le proprie convenienze, il sistema politico”.
E invece, presidente Silvestri: da cosa dipende la stabilità dei governi?
“La risposta è proprio nella durata del governo Meloni, che reca in sé, a me pare, una palese contraddizione. Questo esecutivo è la dimostrazione che la stabilità è frutto della politica, e non del sistema elettorale. Non di macchinosi marchingegni normativi, che si sovrappongono alla sovranità popolare”
Ottantadue anni e una fibra che gli consente studio e battaglie, già rettore dell’Università di Messina e membro del Csm, Silvestri tiene a una precisazione: “Non mi si chieda di sostituirmi al vaglio sereno e sacrosanto della Corte Costituzionale che, da quanto leggo, sarà investita da una serie di ricorsi. Quello che posso offrire è l’osservazione di un vecchio cittadino, oltre che giurista che si è interessato anche di questi aspetti”.
Se n’è occupato, eccome. Lei è stato presidente della Consulta quando è stato bocciato il Porcellum: con la motivazione, tra l’altro, che quel premio di maggioranza alterava il processo democratico, producendo una “eccessiva sovra-rappresentazione”. La legge elettorale di Meloni potrebbe inciampare nello stesso difetto, con il suo bottino abnorme e fisso di deputati e senatori?
“Deciderà, come dicevo, la Corte. Personalmente, ritengo che il 42% sia una soglia troppo bassa per attribuire un premio di 70 deputati e 35 senatori. E l’abnormità del premio di maggioranza è messa oggi in maggiore risalto rispetto all’impressionante aumento dell’astensionismo elettorale. Una distorsione del risultato del voto che comprime artificiosamente le scelte degli elettori”.
I costituzionalisti guidati da Roberto Zaccaria hanno presentato ieri i sei punti a rischio di illegittimità: c’è l’indicazione del futuro premier, il blocco dei capilista, il nodo della mancata alternanza di genere. Su quali, secondo lei, è più facile coinvolgere l’opinione pubblica?
“Trovo sano in effetti che sia nato un dibattito anche fuori dalla dialettica maggioranza-opposizione. Il blocco dei capilista si combina con la scarsa democraticità dei procedimenti interni dei partiti politici. Le preferenze plurime – ferma restando la preferibilità di una doppia preferenza di genere – favoriscono la formazione di gruppetti all’interno delle liste, che aumentano la frammentazione politico-rappresentativa e facilitano il controllo del voto, come l’esperienza del passato ha dimostrato. Se pensiamo poi al listone di 70 più 35 “eletti in blocco” su Camera e Senato, risulta chiaro che questa legge si trova in rotta di collisione con la giurisprudenza della Corte costituzionale”.
Anche l’obbligo delle 300mila firme per le nuove formazioni politiche costituisce un problema?
“Direi proprio di sì. Si tratta appunto di un altro ostacolo a quella pluralità di voci e idee, che è una ricchezza da amministrare e far fruttare, e non come un male da eliminare o esorcizzare”.
Non è legittimo che il legislatore voglia limitare il rischio dispersivo dei “cespugli”?
“Entro certi limiti, sì. Altrimenti il sistema politico si chiude in sé stesso e crea le condizioni di una stretta autoritaria, insieme alle premesse di conflitti politici e sociali molto aspri. Ma forse è proprio questo il punto…La democrazia pluralista della nostra Costituzione non è stata digerita da alcune forze politiche italiane, troppo sensibili all’ebbrezza del potere”.
La legge vuole infilare dalla finestra un surrogato di premierato che era impossibile far entrare dalla porta?
“Vorrebbe. Troverei più appropriato dire che tenta di introdurre surrettiziamente il premierato”.
Che effetto fa sentire il presidente La Russa che si è spinto a interpretare la firma del Capo dello Stato sulla legge elettorale come l’implicita conferma alla bontà dell’impianto? C’è chi fa notare che Mattarella ha asciugato i tempi per concedere più spazio alle istanze di chi solleva dubbi e all’esame della Consulta.
“Di La Russa non so. Ma io non mi permetto di fare ipotesi sulle intenzioni del Presidente della Repubblica”.
E del centrosinistra che sembra infilato nel tunnel delle primarie, cosa pensa? Da cittadino quale consiglio darebbe ai leader?
“Evitino di contribuire alla crescente personalizzazione della politica, a scapito dei contenuti ispirati ai princìpi costituzionali, dei quali dovrebbe invece essere valorizzata l’attitudine espansiva. Altrimenti questa legge sbagliata sarà l’alibi per un’opposizione politicamente inefficace, che può attribuire una propria eventuale sconfitta alle manipolazioni legislative e non alla propria inadeguatezza e frammentazione”.