(Valeria Casolaro – lindipendente.online) – Conferenze, incontri formativi, orientamento e visite guidate: anche quest’anno, con l’appoggio degli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, l’Esercito prepara il proprio programma per formare i ragazzi all’interno delle scuole. La denuncia arriva dall’Osservatorio contro la Militarizzazione nelle Scuole: dopo la Toscana, anche l’Emilia-Romagna apre le porte ai militari per l’anno scolastico 2026-27. L’offerta formativa è strutturata e mirato a spingere sempre più giovani a valutare un futuro all’interno delle Forze Armate, tramite programmi differenti e specifici per ogni fascia d’età, in quello che l’Osservatorio ha definito un chiaro tentativo di reclutamento direttamente nelle scuole.

Il fine delle attività, come riporta il sito dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) dell’Emilia-Romagna, varia a seconda delle classi degli alunni: per il 1° e 2° anno delle scuole superiori, l’obiettivo è «divulgare» agli studenti le «modalità di ammissione e l’offerta formativa delle Scuole Militari di Napoli e Milano»; per quelli del 4° e 5° anno, mostrare le «offerte formative dell’Accademia Militare (corsi di laurea magistrale), della Scuola Sottufficiali (corsi di laurea)», nonché le «variegate opportunità di impiego nelle altre figure professionali della Forza Armata». La finalità generale, per ogni fascia d’età, è quella più ampia di spiegare «compiti e attività» dell’Esercito. Gli incontri, spiega l’USR, si svolgeranno nella forma di colloqui della durata di un’ora, durante i quali sarà dato particolare rilievo «all’interazione con i giovani e al racconto di esperienze personali sia sul territorio nazionale che all’estero».

Negli scorsi anni, l’Osservatorio aveva messo in luce l’esistenza di attività simili nelle scuole della Toscana, criticando USR e USP (l’Ufficio Scolastico Provinciale) per la «presenza costante» di Esercito e Forze dell’Ordine all’interno delle scuole. Una prassi che si ripete anche quest’anno, con l’implementazione di un progetto che include un’ampia gamma di attività mirate ad ampliare l’offerta formativa per gli studenti. Il fine: «favorire la conoscenza della storia, dei compiti istituzionali e delle professionalità presenti nell’Esercito italiano» attraverso conferenze e incontri dedicati (anche in via telematica), approfondimenti e interventi «di carattere storico, civico e culturale» e «visite guidate presso Comandi, Reparti e strutture dell’Esercito presenti nella Regione Toscana». Necessaria, ai fini della riuscita del programma, la collaborazione di presidi e docenti, cui viene chiesto di promuovere una «più ampia diffusione dell’iniziativa» e della relativa offerta formativa. Per coinvolgere anche i più piccoli, sin dalla scuola elementare, è previsto l’affiancamento di “genitori in divisa”, che dovranno «svolgere in prima persona l’azione di promozione» della Forza Armata – oltre alla «distribuzione di gadget» come quaderni e penne. Analoga la proposta per le scuole medie, mentre per le superiori si punta direttamente a fornire agli studenti le informazioni necessarie per «orientarli sulle opportunità professionali offerte dall’Esercito Italiano».

Secondo l’Osservatorio, i progetti puntano a «sfruttare biecamente la terribile disoccupazione giovanile» per «trasformare la Scuola in una specie di ufficio di collocamento dell’Esercito». Alle scuole, denuncia, viene chiesto di «fornire una riserva di ragazzi e ragazze da mandare in guerra» in un contesto globale di «folle corsa al riarmo» e «pericolo incombente di una guerra mondiale». Per contrastare la «massiccia campagna per l’arruolamento degli studenti e delle studentesse», l’Osservatorio chiede ai genitori di esonerare i figli dalle attività, ai giovani di non parteciparvi e ai docenti di non rendersi disponibili per queste proposte, sull’onda di una mobilitazione che, negli scorsi anni, ha portato a risultati importanti, con la cancellazione di numerosi eventi di questo genere previsti all’interno degli istituti.