Non una crisi di governo, non uno strappo nella maggioranza, ma un possibile “anticipo tecnico” per evitare che la legislatura arrivi alla scadenza in pieno autunno, con il rischio di trasformare il voto e la successiva formazione del governo in un problema dentro il problema

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Ufficialmente nessuno vuole sentir parlare di elezioni anticipate. Nei Palazzi, però, il calendario del 2027 comincia a essere discusso con una certa insistenza. La formula che circola è accuratamente diversa: non una crisi di governo, non uno strappo nella maggioranza, ma un possibile “anticipo tecnico” per evitare che la legislatura arrivi alla scadenza in pieno autunno, con il rischio di trasformare il voto e la successiva formazione del governo in un problema dentro il problema.
La primavera, dunque, prende quota. Se il voto arrivasse tra aprile e giugno, il nuovo Parlamento avrebbe mesi davanti per insediarsi, costruire una maggioranza e arrivare alla legge di Bilancio con un esecutivo già nella pienezza dei suoi poteri. Se invece le urne si aprissero in autunno e il risultato fosse senza un vincitore netto, il rischio sarebbe quello di trascinare la formazione del governo dentro la stagione della manovra.
Ed è qui che, secondo il retroscena che circola tra governo, Parlamento e Quirinale, entra in gioco Sergio Mattarella. La linea del presidente della Repubblica non sarebbe quella di accelerare, bensì l’esatto contrario: evitare scossoni non necessari. Il punto, però, è che stabilità non significa necessariamente arrivare all’ultimo giorno utile. Se un anticipo di qualche mese servisse a rendere più ordinato il passaggio elettorale, l’ipotesi non sarebbe automaticamente considerata un’anomalia istituzionale. Per Giorgia Meloni il conto è più politico. La premier ha tutto l’interesse a evitare che la discussione sulle elezioni diventi un referendum sulla durata del governo. Ma, allo stesso tempo, sa che il tempo non è neutrale: sondaggi, economia, tensioni internazionali e rapporti interni alla maggioranza possono cambiare il quadro. Arrivare al 2027 con un centrodestra ancora competitivo è una cosa; arrivarci dopo mesi di logoramento è un’altra. Per questo, nei ragionamenti della maggioranza, la primavera avrebbe un vantaggio non secondario: consentirebbe a Meloni di scegliere il momento senza apparire come quella che ha scelto di votare prima.