(di Michele Serra – repubblica.it) – Dice e scrive l’americana Jill Lepore, storica del presente, che la ristretta cerchia che possiede e governa l’intelligenza artificiale ha tutte le caratteristiche di una setta religiosa. Perfino nell’abbigliamento. E progetta, messianicamente, l’avvento di uno Stato Artificiale che si sostituirà alla democrazia e governerà il mondo. Con Ia nelle vesti di Dio. E noi tutti proni e devoti — tranne i ribelli, peccato non avere più vent’anni…

È una lettura non incredibile dello stato delle cose: di incredibile, del resto, è rimasto molto poco. Probabile che non esista un vero e proprio patto costitutivo di questa Tecno-chiesa. Ma almeno due caratteristiche evidenti (il fanatismo estatico con il quale i sacerdoti-tycoon predicano la loro fede, e il fatto che siano tutti inesorabilmente maschi) non lasciano presagire niente di buono, e soprattutto niente di nuovo. Una ennesima religione patriarcale, con tutti maschi sotto i riflettori, e le femmine dietro le quinte che come massima ambizione puntano a spillare qualche miliardo per il divorzio? Che noia: già visto, già sentito. Una nuova Terra promessa, il digitale? Che noia, e che mancanza di rispetto per il mondo così com’è. Con tutti i suoi difetti ma anche la sua meravigliosa imperfezione.

Musk con i suoi quattordici figli, il suo superomismo spaccone, il suo fascismo politico, è il frontman indiscusso della compagnia. Ed è anche la certificazione di quanto di vecchio, anzi di decrepito, tutto questo “nuovo” porti in seno. Il solito vecchio potere, nel nome del quale ci si scanna da prima ancora che scoprissimo la ruota.