(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Dobbiamo a Barbara Spinelli se alla vigilia dell’uscita del Fatto Quotidiano, nell’estate del 2009, la nostra avventura decollò con quel viatico di allegra temerarietà che lei ci seppe infondere. Mentre ci inseguivano come ombre del malaugurio dubbi e timori (oltre ai sorrisetti di chi tra i cari colleghi vaticinava il nostro inevitabile disastro). Verso sera, con Marco Travaglio varcammo la soglia di un appartamento, in via della Chiesa Nuova, non lontano da Piazza Navona, dimora di una coppia riservatissima, eppure accompagnata dal fascino dell’intelligenza messa al servizio del Paese e del rigore morale. Lui, Tommaso Padoa-Schioppa, autorevole economista e fino a pochi mesi prima ministro dell’Economia e delle Finanze, reso famoso da quella frase, davvero audace in una nazione di evasori seriali, sulle tasse “una cosa bellissima”. Voleva dire che sono un modo civilissimo per finanziare beni indispensabili e servizi collettivi, salutata non a caso dai lazzi del becerume berlusconiano. Lei ci accolse con un sorriso complice e molta curiosità. E a quei due giornalisti che avevano deciso di rischiare l’osso del collo con l’idea (abbastanza stravagante, diciamolo) di fondare un giornale libero da padrinati e finanziamenti pubblici, disse semplicemente: andrà benissimo, che aspettate a cominciare? Visto che il momento sembrava propizio, Marco provò a chiederle se voleva scrivere per noi. Promise che ci avrebbe pensato.

Infatti, qualche anno dopo, i suoi scritti densi e coraggiosi impreziosirono il nostro giornale. Da quell’incontro, da quell’energia morale e intellettuale mi restano impresse due parole: coraggio e amicizia.