L’audizione in commissione disciplinare Rai

La conversazione di un politico non è segreta (se parla Ranucci)

(estr. di Vincenzo Bisbiglia – ilfattoquotidiano.it) – […] La segretezza delle conversazioni private dei parlamentari è garantita dalla Costituzione. E la loro utilizzabilità, in ogni sede giudiziaria, deve passare dall’autorizzazione delle Camere. Un diritto costituzionale che però con il governo Meloni sembra valere solo quando il politico coinvolto è di destra.

La Rai muove a Sigfrido Ranucci contestazioni disciplinari sulla base di quattro punti. Tra questi una conversazione intercorsa il 24 aprile 2026 tra lo stesso ex conduttore di Report e un parlamentare del M5S, il deputato Dario Carotenuto. L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025 proprio contro l’abitazione del giornalista.

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La contestazione è contenuta in una lettera – che Il Fatto ha potuto visionare – firmata dall’Ad della Rai, Giampaolo Rossi e datata 14 settembre 2026, con cui . Il quale ora rischia il licenziamento. Il colloquio con il deputato, intercettato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma – riassume la lettera della Rai – riguarda “informazioni e valutazioni concernenti la solidità degli elementi per un approfondimento giornalistico riguardante il parlamentare di FdI, on. Cangiano”. In quella circostanza la Rai si rivolge a Ranucci con queste parole: “Risulta che l’on. Carotenuto le abbia chiesto se ci fossero elementi concreti a sostegno dell’inchiesta e che lei abbia accennato a contesti definiti ‘inquietanti’ e proposto un incontro di persona per spiegargli i dettagli”. Secondo i vertici della tv pubblica, questa “condotta” di Ranucci sarebbe “in contrasto con i principi di fedeltà, riservatezza, imparzialità e prudente gestione” delle informazioni non ancora rese pubbliche e, in sostanza, violerebbe il codice etico della Rai.

Eppure, hanno sostenuto i difensori di Ranucci ieri durante l’audizione in sede disciplinare, quelle conversazioni, pur “rese note dalla stampa”, la Rai non poteva averle in maniera ufficiale. Intanto perché i brogliacci agli atti del Riesame dopo l’arresto dei quattro esecutori materiali dell’attentato non sono mai stati forniti ufficialmente all’azienda. E poi perché per essere utilizzati come elemento probatorio, in qualsiasi sede giudiziaria – anche penale – serve l’ok della Giunta per le autorizzazioni, in questo caso della Camera. Come insegna il caso di Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario per un anno socio della figlia di un condannato per mafia.

Ad assistere Ranucci i giuslavoristi Franco Focareta, Franco Scarpelli e Stefano Rossi, che operano all’interno dello Studio Devitalaw coordinato da Roberto De Vita.

Oggi il collegio concluderà le controdeduzioni sugli altri tre punti davanti alla commissione disciplinare della Rai. L’azienda contesta all’ex conduttore di aver girato a Valter Lavitola – mandante reo confesso dell’attentato – due email “riservate” a firma del direttore della Direzione Approfondimento, Paolo Corsini (fattispecie appresa informalmente da atti di indagine mai forniti dalla Procura alla Rai). Contesta poi circa 50 ingressi in redazione dal 2019 al 2026, consentiti a Laura Cianfoni, attuale compagna di Ranucci e “persona estranea alla Rai”. Infine le dure critiche sui social riservate a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, inizialmente individuati per succedergli alla conduzione dopo la rimozione avvenuta il 27 agosto scorso.