Rincari pesanti sugli alimenti, proteste in Calabria. Anche Tamoil mette il tetto alla benzina. Il viceministro Leo evoca la crisi della Grecia, poi è costretto a correggere: «L’Italia è solida»

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Di questo passo gli italiani potrebbero dover tagliare il consumo di frutta e verdura. Tra le pieghe del carovita che galoppa preoccupa in particolare l’aumento degli alimenti freschi dell’1,8 per cento rispetto allo scorso anno. L’autunno, dunque, è il preludio di un inverno economico e dei consumi. Iniziano infatti le mobilitazioni nel paese.
Nella giornata alcuni agricoltori e allevatori calabresi hanno bloccato lo svincolo autostradale di Pizzo Calabro, nel Vibonese, per protestare contro il caro carburante. L’appello è rivolto alla regione Calabria così come al governo nazionale. «Ci sono aziende familiari, allevamenti, lavoratori e comunità che rischiano di non avere più futuro», ha sottolineato la deputata dei 5 stelle, Vittoria Baldino. L’onda lunga del carovita si farà sentire ancora di più nei prossimi mesi.

Cari acquisti
Dietro le statistiche dell’Istat, c’è la realtà. Gli acquisti ad alta frequenza, quelli a cadenza quasi quotidiana, hanno fatto registrare il maggiore rincaro. C’entrano l’energia e il carburante, certo. Ma si parla pure dei prodotti alimentari o per la cura e l’igiene della persona. Mentre gli acquisti a media frequenza, come consumi culturali, per la ristorazione, per l’abbigliamento e per i trasporti non urbani, hanno fatto registrare un balzo del 4,2 per cento. C’è il rischio concreto, bilanci famigliari alla mano, di dover tagliare pure sul fitness, quindi la palestra, e sul tempo libero, cinema e musei in testa. Il carrello della spesa si svuota, così come i guardaroba vista la difficoltà di acquistare per i costi salati abbigliamento e calzature.
Peraltro, gli effetti dell’inflazione sopra il 4 per cento sono tutti da valutare nei prossimi mesi. «Non bisogna guardare soltanto alla fotografia di settembre, ma soprattutto a ciò che potrebbe accadere nell’ultimo trimestre dell’anno», ha sottolineato Federcontribuenti.
Il governo Meloni può vantare un altro tassello, messo a posto nelle ultime ore, utile alla strategia di immagine per il contenimento dei prezzi del carburante. La compagnia libica Tamoil ha annunciato l’intervento per calmierare temporaneamente i costi, accodandosi a quanto fatto da Eni, Ip e Q8. «Le misure adottate sono state concepite per generare benefici sia per i consumatori finali sia per la sostenibilità economica delle attività connesse alla rete distributiva. L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre 2026», ha fatto sapere la società in una nota. Un altro po’ di respiro per Palazzo Chigi e per gli automobilisti.

Bolletta energetica
Il problema, tuttavia, non è risolto. Il livello della benzina verde e del gasolio è ai livelli di inizio agosto, quando comunque il carovita già aggrediva i redditi delle famiglie. Giorgia Meloni, ringraziando le aziende che hanno raccolto l’appello del governo, ha ammesso che sull’energia «si può fare di più. Servono soluzioni strutturali di lungo periodo». Da qui la presidente del Consiglio ha chiesto di nuovo all’Unione europea la concessione di maggiore flessibilità: «Non si può non tenere in considerazione il cambio dei conti. Bisogna valutare l’impatto dell’inflazione». La premier ha confermato, durante l’intervento di fronte alla platea della Cna, la lettera inviata a Ursula Von der Leyen.
Giancarlo Giorgetti ha definito «ovvia» la nuova richiesta italiana. «Il problema è che il sentiero della spesa nominale contiene un tasso di inflazione, programmato all’epoca da parte della Commissione, che era evidentemente molto inferiore, credo che fosse all’1,8 per cento, rispetto a quello che si è verificato», ha detto il ministro dell’Economia. La proposta è stata, però, congelata. «Abbiamo già concesso più flessibilità agli stati membri», ha ricordato la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho. Resta l’attesa per la risposta ufficiale alla missiva di Meloni.
Dietro gli aspetti tecnici, c’è la realtà di un’Italia che potrebbe subire ulteriormente la sferzata del carovita. Al Mef hanno deciso di adottare una linea prudente per raffreddare i bollori della propaganda dei leader. Un approccio che sarà al centro del Documento programmatico di finanza pubblica da esaminare nel consiglio dei ministri delle prossime ore.
C’è stato un vertice tra i leader a Palazzo Chigi. «Sarà una legge di Bilancio difficile. Per l’effetto dell’inflazione, per effetto della tenuta dei conti pubblici, per effetto del debito pubblico nel momento in cui noi andiamo a fare emissione dei titoli», ha detto il viceministro dell’Economia, il meloniano Maurizio Leo.
Il ritorno dello spread tra Btp e Bund sopra quota 100 è l’indicatore di un aumento della preoccupazione rispetto alla tenuta dei conti. Tanto che Leo ha evocato la «Grecia di tanti anni fa». Quindi, ha sottolineato l’esponente di Fratelli d’Italia, «dobbiamo veramente essere prudenti perché nel momento in cui facciamo misure un po’ più disinvolte rischiamo un tracollo per lo Stato». Un eccesso di sincerità che ha costretto poi Leo a una correzione: «Siamo assolutamente lontani anni luce dalla crisi della Grecia».
Giorgetti ha usato la definizione di manovra «seria». Un concetto che va spiegato prima di tutto a Matteo Salvini, che ha già avanzato la pretesa di una manovra espansiva. Anche al costo di ricorrere al maggiore indebitamento.
“Il Domani” è per le guerre ad oltranza . Le guerre sono la causa dell’ aumento delle bollette . Quindi perché se la prendono solo con Meloni e non anche con se stessi ? Domanda luciferina.
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