(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] “Emanuele Fiano, se il Pd voterà no al ddl antisemitismo per l’approvazione definitiva alla Camera l’8 ottobre, lei lascerà davvero il partito al quale appartiene da una vita?”. È l’inizio della sedutissima e strappalacrime intervista del Corriere della Sera al mitologico Emanuele Fiano, che da par suo esprime contrizione e sdegno – con approccio lievissimamente teatrale – in merito alla decisione del Pd di votare contro l’orrendo “ddl antisemitismo”. Fiano, con tono solenne e definitivo, risponde così: “È il mio orientamento. Ho ragionato e sofferto: non è un atto d’impeto. È una constatazione intellettuale, politica ed emotiva. Lo farei a cuor pesante”. Parole forti. E soprattutto irrinunciabili.

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L’intervista va avanti, con il cronista del Corriere della Sera che usa a sua volta toni costantemente e comicamente contriti, quasi che chiunque voti “no” al decreto indegno sia da considerarsi un novello Goebbels, Himmler o Göring. Fiano aggiunge dramma al dramma, contestualizzando in maniera appena appena enfatica il momento in cui ha saputo della decisione di Elly Schlein: “Ero in visita a Birkenau. Faccio parte dell’esecutivo del Comitato internazionale Auschwitz. Ero, parola d’onore, davanti alle rovine del forno crematorio numero 4, dove ci fu la rivolta del Sonderkommando, da parte di 600 ebrei coraggiosi. Mi squilla il cellulare: il Pd aveva appena concluso la sua riunione del gruppo alla Camera, decidendo di votare no. Sono rimasto annichilito”. Povera stella!

Di questo dialogo, oltre alla teatralità totalmente inutile e all’approccio tipicamente frignone che caratterizza ogni agire del tenero Fiano, colpisce – ma non stupisce – un altro aspetto: l’autostima smisurata di questi esimi statisti. Pensateci: ma se anche Fiano decidesse di andare via dal Pd (magari!!!!!), cosa gliene fregherebbe al mondo reale? Esiste anche solo una persona interessata alle ubbie di Fiano? La sola idea che Fiano pensi che gli italiani si struggano di fronte ai suoi struggimenti politicanti, e che al tempo stesso talk show e giornaloni la ritengano una notizia, dà la misura di questo paese. Sia come sia, vogliamo però partecipare a questa finzione scenica secondo cui quello che fa politicamente Fiano sia davvero degno del benché minimo interesse. Stiamo allora al gioco, aggiungendo alla lista altri cinque personaggi che – se se ne andassero pure loro dal Pd – farebbero un regalo al mondo (o anche solo al campo largo). Il loro abbandono libererebbe il partito da quelle insopportabili zavorre pseudo-riformiste che non solo non portano mezzo voto, ma appesantiscono pure drammaticamente ogni possibile slancio del pachidermico Pd verso una politica più progressista, radicale, democratica, innovativa e dunque realmente alternativa alla pessima destra di governo che ci ritroviamo.

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Ecco chi dovrebbe andarsene con Fiano: Filippo Sensi, Lia Quartapelle, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Graziano Delrio. E siamo buoni, per ora, nel fermarci solo a loro. Ci si potrebbe a questo punto chiedere dove tali cime dovrebbero andare, una volta consumato l’agognato (da noi) strappo. La risposta è semplice: Renzi li accoglierebbe a braccia aperte, e del resto questi qua sono e saranno sempre colpevolmente renziani. Se poi queste meraviglie volessero consegnarsi alla leggenda, potrebbero approdare ad Azione, sempre prodiga nel raccattare gli “scarti” (con rispetto parlando) politici altrui. Oppure, ed è ciò che consigliamo tanto a Fiano quanto agli altri, il loro approdo naturale sarebbe a fianco di Pina “Dolce Forno” Picierno. La quale, dopo aver incarnato il peggio del peggio del Pd, ha avuto se non altro il (tardivo) coraggio di abbracciare ciò che merita: ovvero quel pulviscolo sionista e guerrafondaio che si finge di centrosinistra, ma è in realtà un centrodestra malamente camuffato. Una sorta di “Partito MP”, ovvero Partito Molinari-Parenzo, dove – ne siamo certi – l’eterno piangina Fiano si troverebbe benissimo.