«Unitevi a noi», uno slogan che si trova sempre più spesso sui profili social degli estremisti picchiatori. Le “passeggiate per la sicurezza” crescono. I capi si sentono legittimati dal lessico della destra al potere

(Enrica Riera – editorialedomani.it) – «Se anche voi siete incazzati neri unitevi a noi, noi siamo un gruppo di padri di famiglia i quali si battono per riportare i nostri quartieri alla normalità… faremo di tutto, faremo dei presidi, faremo delle camminate per contrastare queste attività illecite».

AAA rondisti cercasi. Requisiti? Ne basta solo uno: la voglia cieca di farsi giustizia da sé. Per il resto serve incarnare lo spirito del tempo e sentirsi investiti di un ruolo quasi per discendenza sovranista. Una legittimazione, quest’ultima, che deriva dal lessico utilizzato anche da chi è al governo da quattro anni: deportazioni (remigrazione), guerra allo straniero, pericolo islamizzazione.

Tuttavia in questa sinergia ideale si ritrova anche il più grande paradosso della destra al potere che fa della sicurezza la sua bandiera elettorale. Da un lato si grida all’invasione di criminalità straniera e allo stesso tempo si fa propaganda sulla percezione dell’insicurezza. Il risultato? Bande di estremisti che cercano visibilità, vendendo nei quartieri la loro offerta di sicurezza fai da te.

L’ultimo caso in ordine di tempo? È a Roma. Quartiere Tor Sapienza, periferia est della capitale. Giovedì scorso i residenti sono scesi in piazza a manifestare proprio contro il degrado, l’insicurezza e i rider, accusati di spacciare. «Il fentanyl è tra le nostre strade», il grido d’allarme poi smentito dalla Questura. Che rassicura: «In città la sostanza non è mai stata sequestrata».

Eppure la protesta, sostenuta anche da politici di Fratelli d’Italia e da influencer come Simone Carabella e Massimiliano Zossolo di Welcome to Favelas, ha avuto un grande seguito: presenti anziani fino alle famiglie con bambini. In testa al corteo il tassista Gianluca Garofalo, creatore del gruppo “Tor Sapienza sicura”, che al Messaggero ha raccontato che nel quartiere «siamo assediati e siamo apolitici, apartitici, vogliamo solo sicurezza». Curioso che solo ad agosto scorso Garofalo, sui social, parlasse della necessità di «un governo militare guidato dal Generale (Vannacci, ndr)». «Avete voluto l’inclusione? Beccatevi questo. La razza italica sta scomparendo», scriveva il simpatizzante di Futuro nazionale.

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Siamo patrioti

Ma torniamo all’annuncio con cui si cercavano “rondisti”: è del lontano 2024 e l’ha scritto Francesco Masciandaro, detto Frank Mascia, accusato dalla procura di Torino insieme ad altre sette persone di istigazione a delinquere, apologia di delitti, usurpazione di funzioni pubbliche e violenza privata.

Sempre tre anni fa l’ex pugile, fruttivendolo di professione ma con velleità politiche, «accerchiava» con gli altri all’interno di un parco un cittadino di origine straniera «che si trovava seduto su di una panchina a fumare uno spinello, colpendolo con un bastone in legno e degli sfollagente in metallo alla testa, al volto, al torace, sui genitali, spruzzandogli dello spray al peperoncino che gli causava un forte bruciore agli occhi e annebbiamento della vista».

Per questi e altri fatti nelle scorse settimane il pm Davide Pretti ha chiuso le indagini nei confronti del gruppo che organizza perlustrazioni per i quartieri delle città italiane, chiamando a raccolta i «patrioti», con l’obiettivo dichiarato di «rendere il paese più sicuro poiché le Forze dell’Ordine – si legge negli atti – hanno le “mani legate” e non riescono a contrastare adeguatamente le violenze e la criminalità in genere». Ma nonostante il 415bis, l’atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, il gruppo non s’è fermato. I primi di settembre, solo per fare un esempio, Mascia ha pubblicato su TikTok un video in cui si aggira all’interno e all’esterno della stazione centrale di Milano. Dice di aver concluso la sua ronda, e poi alla vista di uno straniero grida: «Tu qui non puoi stare».

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Squadrismo

È, dunque, un’auto investitura quella dei rondisti. Tutti accomunati dal desiderio di «estirpare e sradicare questo cancro della società». Un movimento neo squadrista, che, come detto, si professa non legato alle «retoriche estreme», a CasaPound o a Forza nuova. Eppure negli atti della Digos del capoluogo piemontese è annotato un messaggio che sempre nel 2024 Mascia invia a «un noto militante della locale sezione di CasaPound», non indagato, dicendogli che il giorno prima dopo una ronda «i pusher sono stati allontanati» e che secondo lui «l’operazione deve essere estesa in tutta Italia per fare belle cose».

Fare fuori il nemico è così l’imperativo categorico di questi “cani sciolti”, che si professano «patrioti». A questo proposito lo stesso Mascia, arruolato nel movimento politico del sindaco di Terni Dimensione Bandecchi, ha creato il sito Patrioti italiani – il motto è “Popolum liberam Patriam faciet” – su cui è possibile acquistare gadget a tema: la felpa dei patrioti, per esempio, al modico prezzo di 105 euro. Perché sì se da un lato «è importante organizzare presidi pubblici per la sicurezza», non è da meno monetizzare.

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Le ronde padane

Segno che, oggi, le ronde si sono evolute. Ricordano sì, quelle “padane”, con le passeggiate notturne organizzate nei primi anni Duemila dalla Lega col compito di segnalare atti posti in essere dalla microcriminalità, dai racket di spaccio e droga e poi i giri di prostituzione e l’immigrazione, ma si sono anche trasformate.

Sono molto più capaci di attrarre adepti e di farlo grazie ai social. Nelle carte giudiziarie si menziona il «gruppo WhatsApp chat “Security Torino” con circa 70 partecipanti, nel quale raccoglievano le segnalazioni da parte di cittadini, quindi organizzando il ritrovo di un numero consistente di partecipanti, recandosi di volta in volta in zone note per la presenza di spacciatori, tossicodipendenti o soggetti stranieri».

Ma le ronde non solo hanno mutato forma, sono pure diventate più capillari. Oltre che a Torino e a Roma, dilagano anche a Bologna, con le “passeggiate per la sicurezza” compiute da gruppi di estrema destra, come la Rete dei Patrioti, al centro di polemiche politiche e indagini. E a Milano.

Un fatto che racconta di un paese in cui la sicurezza sembra essersi trasformata da compito dello Stato in una questione di appartenenza e testimonia un certo fallimento dell’esecutivo che col decreto Sicurezza del 2026 aveva già introdotto nuove misure contro la criminalità, norme più severe sulle manifestazioni e interventi sulla gestione dell’immigrazione. Ma nonostante i nuovi strumenti, ad attraversare le notti delle città italiane ci sono sempre più sceriffi, gli stessi che hanno tradotto in pratica di strada i discorsi pubblici relativi al degrado e all’immigrazione. Forse sono loro il simbolo più evidente della disfatta delle politiche meloniane, di alcuni annunci propagandistici che amplificano la paura, la fomentano e l’aizzano.

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Caso Rozzano

La procura meneghina, guidata da Marcello Viola ha aperto un’inchiesta sugli episodi di tensione della scorsa settimana a Rozzano, periferia di Milano. Due gli indagati, con le accuse di percosse con l’aggravante dell’odio razziale, ritenuti responsabili dell’aggressione a un cittadino di origine marocchina che poco prima avrebbe strattonato una donna. L’uomo, individuato dai passanti in strada organizzatosi in un raduno spontaneo, è stato picchiato.

Tutti pronti a farsi giustizia da soli. E i rondisti si organizzano: «Create dei gruppi, cacciateli via sti signori che vendono la morte ai nostri giovani, facciamolo tutti per il bene dei nostri giovani, per il bene delle nostre città(…) Stiamo reclutando persone che abbiano voglia di contrastare baby gang, spaccio, furti, rapine ci siamo stufati di vivere con la paura per i nostri figli, contattateci». Ancora: «L’unica cosa è prendere tre furgoni grandi, li mettiamo dentro e con il gas della marmitta li facciamo respirare, poi li buttiamo dentro una mega fossa». Benvenuti nell’Italia del ’26.