Oggi il corteo degli agricoltori, gli autotrasportatori e gli armatori preparano la serrata

Caro gasolio, in Sicilia si fermano tir, trattori e pescherecci: distribuzione delle merci a rischio

(di Gioacchino Amato – repubblica.it) – I trattori degli agricoltori in strada, gli autotrasportatori pronti a fermare il traffico delle merci dal 16 al 20 ottobre, i pescatori che annunciano lo sciopero e si preparano a bloccare lo Stretto di Messina il 22 ottobre con 100 pescherecci. In Sicilia il caro carburante scatena le proteste delle principali categorie produttive: hanno iniziato a manifestare gli agricoltori che hanno rallentato il traffico sulle statali Palermo – Agrigento e Catania – Gela con i loro trattori.

«Chiediamo un tetto per il prezzo del gasolio agricolo – spiega Franco Calderone di Agrisat al presidio di Bolognetta nei pressi di Palermo – ogni trattore ha bisogno di un pieno da 300 euro per un giorno di lavoro. Il prezzo del grano è sceso a 20 centesimi al chilo mentre agli agricoltori ne costa 30. Per questo nel pieno del periodo della semina tutte le aziende sono ferme. Il granaio d’Italia, quest’anno, rischia di non produrre neanche un chicco».

Accanto agli agricoltori in strada i sindaci dei comuni del Palermitano e dell’Agrigentino: Bolognetta, Campofelice di Fitalia e Racalmuto e il primo cittadino di Gela, Terenziano Di Stefano che propone: «Nei nostri territori si estraggono e si lavorano idrocarburi, per questo sono previste le royalties. Una parte di queste dovrebbero andare subito a produttori e autotrasportatori».

Proprio quello del trasporto su gomma è l’altro fronte caldo della protesta in una regione dove le merci viaggiano soprattutto su strada e sui tir imbarcati nei traghetti. Le grandi aziende siciliane della logistica che trasportano il 90% delle merci fra Sicilia e resto d’Italia, dopo settimane di trattative, annunciano la serrata da venerdì 16 ottobre a martedì 20.

Si sono riunite nel Comitato trasportatori siciliani guidato da Salvatore Bella: «Non avendo avuto nessun riscontro da parte del governo nazionale alla nostra richiesta di intervento sul caro carburante e nessuna notizia relativa ai pagamenti del Sea Modal Shift – spiegano – il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dei trasporti e non movimenterà i propri semirimorchi nei porti della Sicilia a partire delle 00.01 del 16 ottobre per 5 giorni fino alla mezzanotte del 20 ottobre».

Un fermo che potrebbe anche proseguire a oltranza: «Rimarremo fermi con i nostri camion nei nostri piazzali fino a quando il governo non ci darà delle risposte. Oggi lavorare in perdita con il gasolio a 2,40 euro al litro non è più possibile. Le perdite per le aziende vanno dai 700 ai 900 euro al giorno per ogni camion. Stiamo accumulando perdite che stanno mettendo a rischio le nostre aziende».

Non sono bastati i 15 milioni di euro messi sul piatto dal governo regionale guidato da Renato Schifani: «Si tratta di una mancetta – dice Sergio Stracquadanio, della Cna Fita che raggruppa i “padroncini” – In Sicilia ci sono 8.822 imprese del settore trasporti e di queste 6.195 sono piccole e medie. Ci vogliono misure strutturali, non contributi una tantum perché il 70% delle microimprese del settore trasporto si sta già fermando, rischiano di chiudere entro la fine dell’anno».

Sul piede di guerra anche i pescatori con le marinerie di Sciacca e Porto Empedocle che durante un’assemblea pubblica al porto di Sciacca hanno deciso di non riprendere il mare alla fine del fermo biologico. La Federazione armatori siciliani, invece, ha organizzato una mobilitazione nazionale il 22 ottobre alla quale hanno aderito 43 marinerie italiane, dalla Liguria alla Campania: «Ci prepariamo a bloccare lo Stretto di Messina – annuncia Fabio Micalizzi – definiremo con le autorità competenti il numero delle imbarcazioni e gli aspetti. Prevediamo la partecipazione di almeno 100 pescherecci della Sicilia e della Calabria».

Davanti a questa emergenza la Cgil Sicilia ha aperto una vertenza con i governi nazionale e regionale: «Chiediamo al governo nazionale l’introduzione di una accisa mobile sui carburanti, e alla Regione un Fondo regionale contro il caro carburanti, destinato prioritariamente ai lavoratori pendolari e alle famiglie a basso reddito, utilizzando anche, nel rispetto della normativa vigente, una parte delle risorse derivanti dalle attività energetiche presenti nell’Isola. Proponiamo che nelle variazioni di bilancio si preveda un fondo di 200 milioni, che venga poi implementato a 400 milioni nella Finanziaria 2027. Bisogna accelerare gli investimenti in fotovoltaico e comunità energetiche e infine al governo nazionale e alla Regione il sindacato chiede un meccanismo strutturale di compensazione dell’insularità e il ripristino del fondo perequativo di 4 miliardi a sostegno dell’intero Mezzogiorno».