Il generale alla convention di Futuro nazionale a Orvieto: “L’eroe omerico non cede alla bellezza di Circe, non cede alle lusinghe, ma torna dalla moglie, e quando arriva stermina i proci e difende la propria famiglia”

(Concetto Vecchio – repubblica.it) – ORVIETO – “L’unico voto utile è quello per Futuro nazionale”. Roberto Vannacci, acclamato da cinquecento fedelissimi, accorsi a Orvieto per la convention organizzata dal suo sodale Gianni Alemanno, sembra chiudere a un’alleanza con il centrodestra alle politiche. O almeno, lascia intendere non sarà certo lui a chiederla. Questo allo stato dell’arte, poi da qui alle elezioni può succedere di tutto.
Vannacci ha fatto un comizio programmatico di quasi un’ora, alla fine di una mattinata, nella quale aveva già parlato più volte. È arrivato a dire che Ulisse ed Enea sono esempi di patriarcato mediterraneo, uno dei suoi cavalli di battaglia. Cosa intende? “Non è oppressione, possesso, violenza. È invece rispetto, devozione, il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere da duemila anni. L’idea dell’uomo che abbiamo è Ulisse che lascia la sua terra per difendere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alle lusinghe, ma torna dalla moglie, e quando arriva stermina i proci e difende la propria famiglia”.
L’altro esempio è Enea, l’uomo che si carica sulle spalle il padre. Tutta la convention, intervento dopo intervento, è un inno ai valori iper conservatori, non lontano da lì un gruppo di manifestanti, di associazioni di sinistra, tra cui Articolo 21, Anpi, Spi Cgil, aveva organizzato un picchetto antifascista. “Le cose che dice Vannacci sono una ferita per l’Italia”, ha detto il senatore del Pd, Walter Verini, presente al sit-in. “Potete protestare quanto volete, per l’eternità, noi ci saremo sempre”, gli ha risposto Vannacci.
Vannacci tra gli applausi: “Voteremo contro il ddl sull’antisemitismo”. E sull’Ucraina: “Contrari a sostenere una guerra persa a oltranza”
Il leader di Futuro Nazionale a Orvieto: “Non possiamo accettare che un’offesa a un ebreo sia considerata più grave di quella a un cristiano o a un islamico”
(repubblica.it) – “Tra poco nel Parlamento italiano si voterà una legge sull’antisemitismo, fortemente voluta da una certa parte politica. Noi voteremo contro“. Roberto Vannacci annuncia così, dal palco del Forum dell’Indipendenza italiana a Orvieto e tra gli applausi del pubblico, il voto contrario di Futuro Nazionale al ddl sull’antisemitismo. L’eurodeputato precisa: “Voteremo contro, non perché ce l’abbiamo con gli ebrei, anche se mi danno del sionista. Così come non ce l’abbiamo con le donne quando rifiutiamo il concetto di femminicidio, non abbiamo nulla contro gli ebrei. Però non possiamo accettare il principio secondo cui offendere un ebreo sia più grave che offendere un cristiano, un islamico o un buddista. Non lo possiamo pensare e concepire”.
Una parte consistente dell’intervento di Vannacci è dedicata alla guerra in Ucraina e al caso di Iuliia Mendel, giornalista ucraina e portavoce di Volodymyr Zelensky dal giugno 2019 al luglio 2021, successivamente allontanatasi dalla linea del presidente. Il 13 settembre Zelensky le ha inflitto sanzioni personali, accusandola di diffondere disinformazione e propaganda russa. Tre giorni più tardi, il 16 settembre, Mendel avrebbe dovuto parlare a Strasburgo, in un edificio del Parlamento europeo, durante l’evento “Ucraina: osare la pace. Diplomazia invece di escalation”, organizzato da eurodeputati dell’AfD: non si trattava di una seduta ufficiale del Parlamento europeo e tra gli interventi previsti figurava anche quello di Tino Chrupalla, co-leader dell’AfD. La security ha tuttavia impedito a Mendel di entrare nell’edificio. La giornalista ha collegato il diniego alle sanzioni che le erano state imposte tre giorni prima, riuscendo comunque a tenere il proprio intervento in videoconferenza. Il Parlamento europeo non ha fornito pubblicamente spiegazioni ufficiali sulle ragioni del mancato accesso.
“Giorni fa hanno cercato di impedire un evento con la dittatura della tecnocrazia europea”, esordisce Vannacci, che racconta quanto accaduto e cita alcuni passaggi dell’intervento di Mendel, con una frecciata a Stefano Bonaccini (“È stato persino proibito agli interpreti ufficiali del Parlamento europeo di tradurre quello che lei avrebbe detto. Noi ce ne freghiamo, come al solito, perché l’inglese lo capiamo, anche se Bonaccini dice che siamo ignoranti“). Il leader di Futuro Nazionale menziona le parole di Mendel: “”La pace non può essere pro-russa. Non ci sono condizioni migliori per la pace che adesso, ora“. Un’affermazione che Vannacci lega alle posizioni sostenute da tempo sul conflitto: “È quello che io vado dicendo da anni. Se noi avessimo accettato le condizioni di pace di tre anni fa, non saremmo in queste condizioni. Se noi avessimo accettato le condizioni di pace di due anni fa, non saremmo in queste condizioni. Non pagheremmo il gasolio due euro e tre al litro“.
Mendel, riferisce ancora Vannacci, ha richiamato un sondaggio condotto in Ucraina pochi mesi fa, secondo il quale il 66% degli ucraini preferirebbe “una brutta pace a una brutta guerra”. L’ex generale passa poi ad attaccare direttamente il presidente ucraino: “Zelensky non vincerà mai le prossime elezioni. Ed è per questo che non vuole che finisca la guerra. Non vorrebbe che si interrompesse il flusso di denaro che arriva in Ucraina e che arriva presso le compagnie che sono a lui affiliate”. Secondo la lettura proposta da Vannacci, il proseguimento del conflitto “non consentirà all’Ucraina di essere uno Stato indipendente ma lo trasformerà in uno Stato vassallo. Ed è già uno Stato vassallo, perché oggi l’Ucraina non possiede alcuna sovranità, ma si basa su risorse che vengono da stati esteri”. E aggiunge: “Ecco perché noi continuiamo a dire che oggi bisogna trovare la pace. E non è una resa, non è un lasciare la vittoria alla Russia, ma è l’unica soluzione per non consentire all’Ucraina di sparire come Stato sovrano. Ed è l’unica soluzione per fare l’interesse dell’Italia e degli italiani”. L’eurodeputato torna quindi sull’andamento del conflitto: “Più la guerra va avanti, più l’Ucraina perde popolazione e territori. L’esercito russo continua lentamente, ma inesorabilmente, ad avanzare sul territorio ucraino”.
Poi richiama nuovamente Mendel, secondo la quale “tutti dicono che bisogna sconfiggere la Russia, ma nessuno ci dice come e con quale mezzo”. Vannacci ribadisce quindi la propria critica alla strategia occidentale: “Nessuno oggi ha definito la vittoria. Il concetto di vittoria da parte di Zelensky è cambiato venti volte. Non c’è né un termine della vittoria, né ci sono i mezzi per conseguirla. L’Occidente è stato talmente ipocrita che non si è messo nelle condizioni di poter vincere questa guerra. Perché evidentemente l’unico modo per vincere questo conflitto è mandare i nostri soldati a morire al fronte. Forse avremmo qualche possibilità di vincerla. Ma siccome nessuno Stato europeo, e meno male, vuole mettersi in queste condizioni, noi non abbiamo alcuna possibilità di vincere questa guerra“. La conclusione è un nuovo attacco alla prosecuzione del sostegno militare a Kiev: “Proprio per fare gli interessi dell’Italia e degli italiani, noi siamo contrari a sostenere una guerra persa a oltranza e a sostenere l’invio di armi e risorse che fomentano questa guerra che comunque verrà persa”.
Va’ bene per Ulisse che dopo aver provato tanti approdi alla fine ha deciso di tornassene a casa ma Enea non andava remigrato? Sarebbe una domanda da rivolgere al generale🤔
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“L’eroe omerico non cede alla bellezza di Circe“
No no, per un anno ha ceduto alla grande.
Poi furono i suoi compagni a convincerlo che poteva pure bastare.
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E Calipso? Sull’isola di Ogigia, trattiene Ulisse per sette/otto anni; il poema dice che Ulisse “giace con lei” ogni notte, sebbene contro il suo desiderio di tornare a casa.
Il rispetto, devozione, il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere da duemila anni era tutto sulle spalle di Penelope…
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Effettivamente non aveva molta fretta di tornare a casa. Poi dava la colpa a Poseidone…
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“Voteremo contro, non perché ce l’abbiamo con gli ebrei, anche se mi danno del sionista. Così come non ce l’abbiamo con le donne quando rifiutiamo il concetto di femminicidio, non abbiamo nulla contro gli ebrei. Però non possiamo accettare il principio secondo cui offendere un ebreo sia più grave che offendere un cristiano, un islamico o un buddista. Non lo possiamo pensare e concepire”.
E questo sarebbe un pericoloso fasssista?
Attualmente chi è più vicino ai zionisti è gente come FASSINO e quasi tutto il PD. nonché la Melona e i suoi accoliti.
Anche sul discorso dell’Ucraina niente da obbiettare.
Se continua così rischio seriamente di votarlo. 😀
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Il problema del DDL non è la fesseria che dice il militare in pensione, ma quello che non dice, ovvero la sovrapposizione con le critiche a Israele.
Gli oppositori (veri) del Ddl e diverse organizzazioni (tra cui Amnesty International e sigle sindacali) contestano che 7 degli 11 esempi della definizione IHRA leghino l’antisemitismo alle tesi politiche sullo Stato di Israele. Si teme un “effetto inibitorio” che possa equiparare o criminalizzare le legittime manifestazioni di dissenso, il boicottaggio, o la denuncia di violazioni dei diritti umani (come l’accusa di “apartheid” o “genocidio” a Gaza) alle forme storiche di odio razziale e religioso.
Il termine “femminicidio”, accostato pretestuosamente al DDL antisemitismo, non indica semplicemente l’omicidio di una persona di sesso femminile, ma l’uccisione di una donna all’interno di dinamiche di possesso.
A volte accade al contrario, con la donna che non vuol perdre il possesso, ma è molto più raro.
Si può anche non essere d’accordo, ma va raccontata bene altrimenti passa il concetto che si voglia solo dare più o meno importanza a seconda del sesso.
Ma poi non mi pare che il tipo sia contro le facili etichettature:
“La sinistra italiana è antisemita”
https://www.youtube.com/watch?v=as9a2qJgDKs
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Concetto Vecchio: Vannacci.
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Da Facebook
L’IGNORANZA SI FA PARTITO
Roberto Vannacci ha chiuso il Forum dell’Indipendenza Italiana, a Orvieto, spiegando finalmente agli italiani cosa sia il “patriarcato mediterraneo”.
E per rendere il concetto ha scelto un testimonial: Ulisse.
“L’idea di uomo che noi abbiamo è Ulisse. Un uomo che lascia la sua terra e la sua famiglia per andare a proteggere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alla promessa di eternità di Calipso”.
Siamo a livelli sublimi.
Primo: Ulisse è un personaggio inventato.
Mai esistito. Nessun archivio, nessuna tomba, nessun catasto a Itaca. Un personaggio di finzione, nato dentro un poema orale messo per iscritto quasi tremila anni fa, attribuito a un autore di cui gli studiosi discutono da secoli persino l’esistenza.
Il generale, che ha dichiarato pubblicamente che “il patriarcato non esiste”, ha costruito il suo patriarcato su un uomo che non esiste.
Il resto, a questo punto, è contorno. Ma è un contorno delizioso, quindi prendiamo il libro e apriamolo.
Secondo: Ulisse ha fatto di tutto per non difendere la patria.
Alla chiamata alle armi, si finge pazzo. Attacca all’aratro un bue e un asino, comincia ad arare la spiaggia e semina sale. Lo smaschera Palamede, che gli piazza davanti all’aratro il figlio Telemaco appena nato: lui sterza per salvarlo e viene beccato.
Parte perché era vincolato a un giuramento che aveva ideato lui stesso.
Il primo renitente alla leva della letteratura occidentale. Il modello.
Terzo: non c’era nessuna patria da proteggere.
Itaca stava benissimo. Nessuno la minacciava, assediava o sbarcava sulle sue coste.
La spedizione era una guerra offensiva oltremare, comandata da Agamennone, per riprendersi Elena, moglie di Menelao, scappata con un ragazzo troiano.
La patria da difendere abitava a mille chilometri di distanza ed era la moglie di un altro.
Quarto: ma quale fedeltà?
Dieci anni di viaggio di ritorno. In mare ne passa meno di due: il resto è vacanza.
Un anno da Circe, maga, che si tromba allegramente e con cui ci fa pure un figlio. Oltre sette da Calipso, ninfa, che se lo tiene in esclusiva a Ogigia e gli promette l’immortalità. E appena riparte, sbarca dai Feaci, dove la principessa Nausicaa lo squadra già come futuro marito.
Il campione della fedeltà si passa mezzo Mediterraneo mitologico.
Intanto a Itaca Penelope sta chiusa in camera. Di sotto, nel salone, 108 giovanotti aitanti che le svuotano la dispensa, le prosciugano la cantina, fanno festa tutte le sere e la chiedono in sposa a turno. E lei di sopra, a tessere la tela di giorno e a disfarla di notte. Per anni. Da sola, con un figlio da tenere in vita e un patrimonio da difendere.
Poi, dopo vent’anni, bussano alla porta.
È lui, Ulisse. Vecchio, curvo, pelato, coperto di stracci. L’unico che lo riconosce è il cane, che lo guarda e muore.
E Penelope se lo riprende in casa. Vent’anni a respingere 108 pretendenti in piena forma per ritrovarsi sull’uscio un marito sfiancato, con le prestazioni di un pensionato e più bisogno di una badante che di una moglie.
Questa, per il generale, è fedeltà. E ci tiene pure a precisarlo: “non cede alla bellezza di Circe”. Con Circe ci ha fatto un figlio, generale.
Quindi, ricapitoliamo. Il generale ha scelto come modello di uomo, di dovere e di fedeltà un personaggio di fantasia che si finge matto per evitare il fronte, parte per una guerra di aggressione a causa della moglie di un altro, passa otto anni su dieci ospite fisso di amanti.
Una cosa però, generale, gliela concediamo: un passaggio dell’Odissea che fa per lei esiste davvero.
È quando Ulisse arriva sulla spiaggia dei Feaci. Naufrago, straniero, nudo, senza un documento addosso. E quelli lo raccolgono, lo lavano, lo vestono, gli danno da mangiare, lo ascoltano e gli pagano pure il viaggio di ritorno a casa.
Senza nemmeno chiedergli da dove venisse.
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“Penelope se lo riprende in casa. Vent’anni a respingere 108 pretendenti in piena forma per ritrovarsi sull’uscio un marito sfiancato, con le prestazioni di un pensionato e più bisogno di una badante che di una moglie.”
Non direi che ritorna sfiancato.
Durante i giochi che fanno i Feaci lancia il disco più lontano di tutti i giovani che gareggiavano compreso l’ amico possente del figlio del re, Eurialo, che lo aveva sfidato, e poi, una volta rientrato a Itaca , tende l’ arco che nessuno dei baldi giovani riesce a tendere , e infine ,con l’ aiuto di altre tre persone, più Atena che spaventa i suoi avversari, elimina uno a uno 108 baldi giovani.
Per essere uno sfiancato…
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