Dal 1° ottobre il canale 57 del digitale terrestre non trasmetterà più lezioni di matematica, storia della letteratura o esperimenti di fisica, ma un palinsesto dedicato a borghi, prodotti tipici e feste locali. Una petizione ha già raccolto oltre 25 mila firme, mentre il Pd presenta un’interrogazione parlamentare

(lespresso.it) – Il canale 57 del digitale terrestre cambia volto. Al posto di Rai Scuola dal 1° ottobre arriverà “Italiana”, presentato a luglio dall’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi durante la conferenza stampa sui palinsesti autunnali come progetto “capace di attivare emozioni identitarie e personali”. Ispirato al modello decennale di “Linea Verde”, il nuovo canale – diretto da Angelo Mellone – prevede 720 ore l’anno di racconti di borghi, artigianato locale, enogastronomia, tradizioni popolari, turismo, natura e “Made in Italy”, articolate in cluster con nomi come “Il Paese che cambia”, “Ritorni, borghi, nuovi abitanti” o “Sapori, Storie, Comunità”. Partirà con contenuti già trasmessi, pescati dagli archivi del daytime e di Rai Cultura, per poi integrare dal trimestre successivo nuove produzioni e dirette dalle principali manifestazioni nazionali.

Per settimane la polemica era rimasta confinata tra gli addetti ai lavori. Poi, il 23 agosto, Silvia Bencivelli, una divulgatrice scientifica che ha alle spalle anni di collaborazione con il canale, ha pubblicato un post di saluto agli spettatori. In una sola giornata ha raggiunto quasi 700 mila visualizzazioni. Poche ore dopo, è partita su change.org una petizione capace di raccogliere in pochi giorni quasi 25 mila firme. “La cultura e il sapere di un Paese civile non si svendono alle logiche di mercato o ai desideri politici di parte”, scrivono i promotori, che chiedono alla Rai di investire piuttosto in nuovi contenuti educativi.

“Chiediamo al governo di intervenire con urgenza per scongiurare la chiusura di Rai Scuola e garantire la continuità del canale 57 del digitale terrestre”, ha dichiarato Stefano Graziano, deputato del Partito democratico, già capogruppo Pd in commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. È il primo firmatario di un’interrogazione ai ministri dell’Istruzione e del Merito e delle Imprese e del Made in Italy. “Sopprimere un presidio che da oltre vent’anni svolge una funzione fondamentale nell’informazione, nella divulgazione scientifica e culturale e nel sostegno alla didattica sarebbe una scelta grave e incomprensibile. In un momento in cui scuola, formazione e conoscenza dovrebbero essere al centro delle politiche pubbliche, indebolire uno strumento del servizio pubblico dedicato proprio a questi obiettivi appare una scelta miope. Sostituire Rai Scuola con un’offerta inadeguata sarebbe un impoverimento del servizio pubblico e un danno per studenti, docenti e famiglie”, hanno concluso i parlamentari del Pd.

Il cambio frequenza, però, sembra ormai inevitabile. “Italiana nasce con l’obiettivo di raccontare l’Italia reale nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive, sviluppando una narrazione identitaria e allo stesso tempo moderna”, aveva spiegato Rossi ad Ancona. Alla domanda se il progetto rappresentasse un’ulteriore prova di una Rai sempre più sovranista, l’ad aveva respinto l’etichetta di “Telemeloni” che accompagna da mesi ogni uscita pubblica dei vertici di Viale Mazzini: “È una straordinaria operazione di marketing che, quando funziona, viene riprodotta all’infinito. Lo sforzo fatto in questi anni in Rai è stato creare il più possibile un’offerta capace di raccontare la molteplicità delle narrazioni e l’identità del nostro Paese”.

Rai Scuola sopravviverà solo come archivio digitale su RaiPlay, sotto l’etichetta di “progetto di e-learning”. La storia del canale affonda le radici nel 1964, quando la Rai e il ministero dell’Istruzione avviarono una collaborazione durata cinquant’anni, fino al 2014. Il nome attuale risale invece al 2009. Durante il lockdown del 2020 era diventato a tutti gli effetti un’aula virtuale, dove venivano trasmesse 110 lezioni per gli studenti bloccati a casa senza connessioni sempre affidabili.

Tra il 2015 e il 2021 lo share del canale oscillava tra lo 0,01 e lo 0,03%. Dal 2022 è cresciuto stabilmente, fino a toccare lo 0,13-0,14% negli anni successivi. Nel Qualitel 2024, l’indagine di gradimento condotta dalla stessa Rai su 25 mila persone, il canale ha ottenuto un punteggio di 8,0, secondo tra le reti tematiche solo a Rai Storia.