
(Dante Valitutti – lafionda.org) – Hanno creato scompiglio le dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, sull’ineluttabilità per la sinistra di accantonare il movimento Woke, con i suoi stilemi e le sue battaglie. Per Conte, infatti, questo fenomeno — nato in America anni fa sull’onda delle proteste contro le discriminazioni razziali della polizia — se da un lato ha avuto il merito di porre l’attenzione sulle questioni di genere e sulle relative diseguaglianze, dall’altro ha finito per far dimenticare ciò che da sempre caratterizza il cuore ideologico della sinistra: la lotta per i diritti sociali e per il lavoro.
Quest’ultimo è stato via via accantonato, se non svilito, sia nel dibattito pubblico sia nelle politiche istituzionali, tanto a destra (cosa, se vogliamo, naturale) quanto a sinistra. Ed è un paradosso: guardando in casa nostra, il lavoro costituisce il cuore assiologico della Costituzione, il perno valoriale su cui si regge l’intera Carta. Non solo: è stato proprio il tema del lavoro a permettere, nell’Italia del dopoguerra, ai partiti comunisti e socialisti di convergere su una piattaforma comune insieme alle forze della tradizione liberale, conservatrice e cattolica.
Questa è storia: è successo in Italia, ma anche in diversi altri Paesi. Come è possibile, allora, che tutto questo sia stato di colpo dimenticato? In verità, più che di una dimenticanza, nel corso degli anni si è verificato un vero e proprio mutamento antropologico, prima ancora che ideologico, di una parte della sinistra italiana e internazionale. Si è assistito a uno slittamento che ha condotto le forze progressiste (in particolare quelle più orientate al neoliberalismo) a disinteressarsi progressivamente della loro stessa ragione d’esistenza: la battaglia al fianco degli ultimi per la giustizia sociale e per l’eguaglianza sostanziale, così come cristallizzata nel testo costituzionale.
Se questo processo rappresenti o meno un tradimento non spetta a noi ribadirlo — la letteratura in merito è talmente sterminata da essere già stata ampiamente discussa. Tuttavia, emergono segnali che inducono all’ottimismo. Conte in Italia, ma anche parte dello stesso Partito Democratico (così come negli Stati Uniti), sembrano aver compreso che una sinistra competitiva non può che ripartire dai temi centrali: il lavoro che manca, i salari stagnanti, la precarietà cronica e la crisi demografica che colpisce i giovani.
Non c’è sinistra senza la lotta per i diritti sociali; non c’è Costituzione senza politiche tese all’affermazione di una precisa costituzione economica. Per la sinistra si tratta, in fondo, di ritrovare il proprio senso nel mondo e la propria identità politico-esistenziale. Un’equazione che, per funzionare, non può fare a meno del suo fattore determinante: sinistra = lavoro.
troppi desinenze/suffissi “-ogici”nel testo lo rendono ancora più banale di quello che sembra.
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Hanno come sempre travisato a loro piacimento le parole di Conte. Conte non ha mai parlato di accantonamento del woke. Ne ha lodato i meriti, tutt’ora vivi, reali, e ne ha deprecato le estremizzazioni. Aggiungendo, si, che i cosiddetti “progressisti” dovrebbero concentrare le proprie energie per combattere le disuguaglianze sociali e lavorative. Tutto qua.
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“… la cultura woke… ha promosso una più vigile attenzione sui dispositivi culturali che marginalizzano specifiche identità, ha contribuito a contrastare le varie forme di razzismo, di sessismo, di discriminazione. Ci ha aiutato a ricostruire la “fisiologia del potere” – come direbbe Foucault – che non si esprime solo attraverso norme giuridiche e regole di mercato, ma si diffonde attraverso linguaggi, immagini, rappresentazioni che perpetuano stereotipi e gerarchie simboliche.
Le destre, dal canto loro, hanno attaccato in blocco il movimento woke, utilizzandolo come capro espiatorio per screditare qualsiasi istanza di uguaglianza. Non dobbiamo permetterlo. Questo movimento ci ha spinto ad allargare il concetto di giustizia, ad adottare un linguaggio più rispettoso, ha contribuito a creare spazi simbolici e pratiche di riconoscimento che si sono diffuse nei luoghi di lavoro, nelle università, nei media. Il problema è che per buona parte della sinistra questo indirizzo culturale è diventato una dottrina totalizzante, il filtro unico attraverso cui interpretare il mondo e distinguere i “buoni” dai “cattivi”“.
PIU’ CHIARO DI COSÌ.
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SALVINI… PROMOSSO CAPORALE DI GIORNATA …. COME BAGNINO FAREBBE GROSSI DANNI…
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In Italia il maggior studioso della cultura woke, altrimenti detta “politicamente corretto” addebitata alla sedicente sinistra ztl con la sua conversione anima e corpo al neoliberismo, è Luca Ricolfi di cui consiglio la lettura dei due suoi ultimi libri “La mutazione” e “Il follemente corretto” in cui il fenomeno è descritto puntigliosamente con i suoi immancabili corollari politici e sociali all’origine delle attualissime disgrazie elettorali della stessa fu Sinistra. Che fanno giustamente rimpiangere i tempi di Berlinguer, che dal canto suo, credo si stia ancora rivoltando nella tomba. Che ci volete fare? E’ la sinistra ufficiale in sedicesimo, bellezze care!!!
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Peraltro, con prospettive elettorali devastanti con l’arrivo dei Mattei Renzi in soccorso ai cosiddetti riformisti del PD. Buona catastrofe a tutti!
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Il politicamente corretto non serve a niente quando dall’altra parte se ne fregano altamente, Conte non l’ha ancora capito. Era più consono “a brigante, brigante e mezzo”. Il PD con il woke e le riforme a costo zero ci ha preso per il k.lo per 30 anni
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