
(di Ilaria Proietti – ilfattoquotidiano.it) – Non ditelo al generalissimo Roberto Vannacci. Il sovranismo alimentare in salsa meloniana dice no al “rancio” formato caserma: al ministero delle Politiche agricole di Francesco Lollobrigida vanno di moda invece cous cous, latte d’avena, prodotti veg, dop e bio per tutti i gusti e tutti i palati: chi si aggiudicherà il bando da 2,5 milioni di euro per la gestione del bar e del ristorante interno dovrà tenere conto “delle differenti necessità alimentari degli utenti che per cultura, scelta, religione o salute seguono un regime alimentare particolare”. Lollo, ultimo woke.
Per apparecchiare a tavola i 700 dipendenti più gli ospiti che affolleranno banconi e tavoli dei punti di ristoro del ministero di via XX settembre servirà battere però la concorrenza. Anche sul design: per aggiudicarsi la gara sarà necessario essere competitivi non solo sui prezzi dei menù e sulla varietà dell’offerta gastronomica. Verrà tenuto in buon conto anche il design. Gli arredi dovranno essere pensati per un “inserimento armonico negli ambienti istituzionali” del ministero e nell’ottica della “ergonomia e comfort degli utenti”, mentre le attrezzature saranno progettate e realizzate sulla base di criteri di ecodesign. Ma il pezzo forte dovrà essere il menù e anche il personale da impiegare in cucina e alla cassa dovrà essere all’altezza: farà punteggio non solo un servizio che scongiuri le code, ma anche l’eventuale impiego di specialisti come per esempio il dietista.
E l’offerta a tavola? Intanto quel che non ci sarà, ossia i superalcolici, ma sono banditi anche i grassi cattivi e tutto quello che dovesse cozzare con il regime alimentare di chi deve o vuole seguire un regime alimentare particolare, come nel caso di celiaci, vegani o vegetariani: in questo caso vanno previsti menù “con esclusione di qualsiasi alimento di origine animale, compresi uova, latte e suoi derivati, miele”. E vanno previste “alternative vegetali al latte quali bevande a base di soia, riso, mandorla, cocco, avena, farro”. Dovranno poi essere privilegiati i menù a base di prodotti biologici “a chilometro zero e filiera corta” (in particolare Dop o IGP del territorio della regione Lazio) e quelli provenienti “da aziende che praticano agricoltura sociale”. E gli snack? Al bancone l’offerta dovrà contemplare anche quelli gluten free e zero lattosio. E comunque a prova di bilancia, specie se si tratta di dolci: la pasticceria – cornetti, brioches, torte, biscotti anche in formato mignon – “sarà di farina di prima qualità anche integrale o semi-integrale”, burro alta qualità o olio evo e ridotto contenuto di zuccheri e grassi saturi: vade retro invece quelli idrogenati, oli di palma, conservanti e coloranti artificiali.
Allora è proprio vero che i politici mangiano di m. al contrario dei poveri morti di fame che mangiano solo cibi genuini.
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