Il leader 5S: “Certi poteri sono sempre lì”. E invoca le primarie entro l’anno

(estr. di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – […] L’avvocato sente il rumore dei nemici, e non lo nasconde. “Quelli che ci hanno mandato via dal governo non sono mica morti” riassume brutale Giuseppe Conte da un palco. Mercoledì sera a Cisterna di Latina, a un’ora e qualcosa di auto da Roma, raduna oltre 300 persone, per la presentazione del suo libro Una nuova primavera. E alla domanda se intraveda movimenti dietro le quinte per impedire a lui e a Elly Schlein di correre per Palazzo Chigi – magari in prospettiva larghe intese – il leader dei Cinque Stelle racconta che sì, “certi mondi e certi poteri” gli erano e gli sono ostili. “Fecero cadere il mio secondo governo perché non volevano che gestissimo i 209 miliardi del Pnrr, non piacevo a certi comitati d’affari” insiste. E il riferimento al passato s’incrocia con il presente.
Perché da tempo Conte nelle conversazioni private ripete che quegli avversari trasversali sono ancora in piena attività. Forse sono gli stessi evocati da Schlein, che qualche giorno fa aveva lamentato l’ostilità nei suoi confronti “di una parte dell’establishment, che mal sopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi: e poi io sconto anche il fatto di essere una donna”. Anche per questo mercoledì ha ricevuto al Nazareno il presidente di Confindustria Emanuele Orsini – logico, per una leader di partito – ma soprattutto ha sentito più volte e probabilmente visto Mario Draghi, anche per coprirsi le spalle. Ma qui siamo a un (altro) punto di frattura con Conte, che reputa l’ex presidente della Bce il più ingombrante dei suoi avversari. “Quando lui era premier i ministri del M5S non potevano confrontarsi con lui su nulla” rievoca. I Cinque Stelle sono convinti che Draghi stia già lavorando su più fronti per riprovarci per il Quirinale, anche se al microfono il loro leader fa melina (“Che voglia andare al Colle lo scrivete voi giornalisti, io non lo so”). Non a caso, al Beppe Grillo che è tornato ad attaccarlo frontalmente ha risposto citando la macchia delle macchie: “Per Beppe, Draghi era grillino”.
Stilettata a cui ieri il fu Garante ha controreplicato, rilanciando un video del gennaio 2022 in cui Conte teorizzava: “Oggi che la nave è ancora in tempesta il Movimento dice sì a Draghi, anzi rafforza il suo sì”. Ma dal M5S ribattono: “Quel filmato è un banale taglia e cuci, Conte in quell’occasione sostenne che Draghi doveva rimanere a Palazzo Chigi per non farlo andare al Quirinale”. Ergo, altro che appoggio. Ma al di là delle schermaglie, ciò che conta è che l’ex governatore di Bankitalia è finito in mezzo allo scontro. Un’altra conferma del fatto che Conte diffida di Draghi, e che teme operazioni più o meno di filiera contro di lui. Per questo nel M5S seguono con diffidenza anche ogni intervento di un altro ex premier come Paolo Gentiloni, riformista dem favorevole al riarmo, da sempre ostile ai 5Stelle: in ottimi rapporti con Forza Italia come con i mondi finanziari. Insomma, un quirinabile che potrebbe considerare il M5S un ostacolo. Non a caso, Conte ha fretta di tenere le primarie. “Per me andrebbero anticipate un po’, prima della fine dell’anno” sostiene. Ufficialmente, “perché così si avrebbe un riferimento chiaro per l’area progressista per tutta la campagna elettorale, dandogli il tempo di farsi riconoscere da tutti”. Ma anche perché teme che, con il tempo, prendano corpo operazioni per convergere su un’altra figura rispetto a lui e Schlein. “Nel Pd in tanti sussurrano dubbi sulla segretaria come sfidante di Meloni, quindi le primarie alla fine converrebbero anche a lei, per tutelarsi dai nemici interni” ragiona un contiano di peso.
Di certo, sia la dem che l’avvocato monitorano ogni movimento della sindaca di Genova Silvia Salis. Ad oggi, l’unica ipotesi alternativa potrebbe essere lei, che in autunno lancerà un suo libro. Ma Conte non la accetterebbe mai, anche per i suoi vecchi legami con Matteo Renzi. E comunque, “l’alternativa può arrivare solo con un governo politico e una chiara maggioranza” rilancia l’ex premier. Ed è un no a quelle larghe intese che potrebbero arrivare, eccome, in caso di pareggio nelle prossime Politiche. Un’altra possibile botola, per il Conte che ha paura della palude. E di chi sa sguazzarci dentro.
I nemici di Conte sono tutti nel PD. Conte, subito dopo che Letta lo sfanculò, promise che mai avrebbe più dialogato col PD finché tutta la dirigenza non fosse stata fatta fuori. Ricordo che furono in circa 200 di dirigenti PD a favore della rottura dell’alleanza col M5S.
Dicevamo, Conte promise “no pulizia, no dialogo”.
Subito dopo le elezioni del 2022 non solo Conte riprese il dialogo con lo stesso PD di sempre, ma rafforzò l’alleanza.
Il peggior nemico di Conte ha un nome e un cognome. Krillo? NO. Renzi? NO. Schlein? NO. Il suo peggior nemico è: Giuseppe Conte.
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Bombardamento Fogliòta in corso! 🛸
Tutti nei rifugi anticazzate! 😄
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