Ma di cosa è colpevole Moretti? Di «condotta commissiva», ha deciso il tribunale. E cioè di aver inaugurato nell’azienda una politica di risparmio che si sarebbe oggettivamente rivelata a scapito della sicurezza: da qui l’incidente

(di Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – I fatti sono noti: in una notte di giugno del 2009 un treno merci in transito nella stazione di Viareggio deraglia a causa del cedimento di un asse del carrello di uno dei vagoni cisterna carichi di Gpl. Il Gpl fuoriesce quindi dal serbatoio e una scintilla ne innesca l’esplosione, originando così un incendio vastissimo che investe intere strade adiacenti. Bilancio della catastrofe: 32 morti e decine di feriti.
I vagoni del treno risultano di proprietà di una multinazionale americana e immatricolati in Germania e Polonia; quanto al vagone il cui asse ha ceduto, in precedenza esso era stato sottoposto a un controllo da una ditta di Hannover.
È per questi fatti che Mauro Moretti, allora amministratore delegato di Trenitalia e di Rfi — cui l’Italia deve l’«alta velocità» e da tutti considerato dirigente capace e integerrimo —, è stato ritenuto colpevole di disastro ferroviario e condannato definitivamente a cinque anni di reclusione. Che l’altro ieri ha iniziato a scontare costituendosi presso il carcere di Orvieto.
Ma di cosa è colpevole Moretti? Di «condotta commissiva», ha deciso il tribunale. E cioè di aver inaugurato nell’azienda una politica di risparmio che si sarebbe oggettivamente rivelata a scapito della sicurezza: da qui l’incidente.
In quale misura una tale sentenza ponga un interrogativo su ogni decisione che in futuro dovessero prendere i vertici di qualunque azienda, proiettandosi poi su una linea di esecutori magari anche assai lunga e come si capisce impossibile a controllare da parte dei vertici stessi, ogni lettore può deciderlo per suo conto.
C’è una frase però che non riesco a togliermi dalla mente: «Ora i colpevoli hanno un nome». L’hanno pronunciata, dicono i giornali, i parenti delle vittime dopo la sentenza dell’altro giorno.
Sono parole che hanno un suono cupo: e almeno in questo caso fanno pensare a tutto — posso dirlo? — tranne che alla giustizia.
Una catastrofe dovuta alla fatalità? Una catastrofe senza responsabili? I 32 morti e le decine di feriti non pesano sulla coscienza di nessuno? Moretti è sicuro di non aver sacrificato la sicurezza sull’altare del risparmio?
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Ricordo che un Dipendente delle FFSS…fu a denunciare la cosa… e lo stesso sparì di colpo dalla scena er fu pure licenziato e di questo non se ne parla o se ne è parlato per tacerne poi definitivamente.
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Vero! Si chiama Riccardo Antonini e è molto attivo sulla sicurezza
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E cioè di aver inaugurato nell’azienda una politica di risparmio che si sarebbe oggettivamente rivelata a scapito della sicurezza: da qui l’incidente.
In quale misura una tale sentenza ponga un interrogativo su ogni decisione che in futuro dovessero prendere i vertici di qualunque azienda, proiettandosi poi su una linea di esecutori magari anche assai lunga e come si capisce impossibile a controllare da parte dei vertici stessi, ogni lettore può deciderlo per suo conto.
C’è una generalizzazione evidente e fuori luogo in questa frase.
Moretti ha inaugurato una politica di risparmio o di taglio dei costi se è più “gradevole” come espressione.
C’è un’oggettività nei fatti.
Quindi quale sarebbe l’interrogativo su ogni decisione, addirittura?
Se la responsabilità è stata accertata perché una politica di riduzione dei costi ha inciso sulla sicurezza, il problema non riguarda “ogni decisione” dei vertici aziendali, ma una decisione ben precisa: risparmiare sulla sicurezza.
L’interrogativo corretto non è “cosa succede se un manager prende una decisione, bensì cosa succede se un manager riduce i costi compromettendo la sicurezza?
Sono due domande profondamente diverse; “una” decisione è diversa da “ogni” decisione
Basta porle e porsele bene le domande, e i dubbi si riducono e anche le kazzate.
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nullacosmico 70 sono completamente d’accordo…
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Non è difficile da capire. Se tagli, sul personale, sulla sicurezza e via dicendo e questo viene deciso dall’ alto, è scontato che prima o poi succedono queste cose.
Ma i bilanci sono più importanti che le vite delle persone.
Cosa insegna ? Che abbiamo una classe di manager che fa schifo, visto che questo è il migliore.
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Basterebbe seguire ogni tanto qualche processo, magari su radio radicale, per capire come il caso in esame viene sviscerato, dibattuto, radiografato, sminuzzato, passato sotto la lente, diagnosticato, controbattuto e chi ne ha più ne metta, per avere un tantino di modestia e lasciar fare a chi è del mestiere, senza esprimere a tutti i costi un parere.
Parere che per lo più e frutto di incompetenza, pregiudizio, e spesso consolidatosi sulla base di giudizi altrui e/o contro il giudizio di altri ancora.
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Esattamente come per il ponte Morandi di Genova.Se si taglia ad ogni costo può crearsi un problema di sicurezza. È un rischio che il manager ha accettato quando ha dato gli ordini: per questo i dirigenti sono pagati MOLTO di più: per assumersi la responsabilità delle loro decisioni. Chi non lo capisce non è un leader, bensì un modesto contabile. Quanto a EGDL, quanto ha scritto non è degno di lui.
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