VANNACCI, FEMMINICIDIO NON ESISTE. E SCEGLIE L’INNO DI DALLA
(AGI) – Remigrazione e Fabrizio De André Von Clausevitz e San Paolo. Lucio Dalla e la lotta alla cultura gender. Musica e parole di Roberto Vannacci, in uno ‘show’ che in un’ora e mezzo galvanizza la platea di casa, riunita all’Auditorium della Conciliazione a Roma, e suscita ira tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra.
A infiammare gli animi, però, è una frase pronunciata lontano dal palco. Il femminicidio? Non esiste: “Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri ed è caratterizzato da circostanze aggravanti e attenuanti come tutti gli omicidi e atti criminali che avvengono”.
Immediata la reazione delle opposizioni che ritengono “gravissime” le parole del generale. Per la dem, Michela Di Biase, “solo Dalla feccia possono arrivare parole tanto gravi”. Il generale ribatte dal palco citando a canzone “Via del Campo” di Fabrizio De André: “Dal diamante non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.
Non è l’unica citazione che attinge da un repertorio libertario e di sinistra. Poco dopo, annunciando la nascita di Avanguardie Futuriste in tutta Italia, Vannacci lancia la ‘colonna sonora’ di Futuro Nazionale e nella sala dell’auditorium riverberano le note di Futura, di Lucio Dalla.
Intanto, centrodestra e centrosinistra si interrogano sulle ragioni e sull’impatto che la nascita del partito vannacciano potrebbe avere sui futuri equilibri politici. Con centomila iscritti – come annunciato da Vannacci dal palco – Futuro Nazionale si candida a essere ago della bilancia alle prossime elezioni. E, dati i punti del programma snocciolati dal generale, è il maggiore indiziato a drenare voti del centrodestra. Da Vannacci prendono le distanze con nettezza Forza Italia e Lega. Per il vicepremier Antonio Tajani è incontrovertibile che Futuro Nazionale si sia posto ormai all’opposizione della maggioranza di centrodestra.
“Futuro nazionale vota insieme alle forze di opposizione al Governo”, osserva il segretario di Forza Italia: “Vannacci in questo momento è la quinta colonna della sinistra, perché ha deciso lui di uscire dal centrodestra e di fare opposizione al centrodestra”. Per Simonetta Matone della Lega i continui riferimenti che vengono fatti da Vannacci e dai suoi al Ventennio fascista non sono altro che un favore alla sinistra: “Chi usa in pubblico frasi che ricordando il periodo fascista non è un nostalgico del passato, ma il solito calcolatore che offre un aiuto inatteso a un centrosinistra in difficoltà, per colpire un centrodestra di governo, che da 4 anni, tra difficoltà enormi in campo internazionale e interno, ha tenuto la barra dritta e ha impedito che il Paese sprofondasse”.
Un gioco, per Matone, che vede “Conte e Schlein e altri registi occulti abituati a sfasciare” silenti in maniera complice, aggiunge l’esponente leghista. Il generale non lesina affondi nei confronti del suo partito di provenienza, colpevole – a suo modo di guardare – di non averne saputo sfruttare le competenze.
Così, dal palco sottolinea che Futuro Nazionale “non sarà il partito dei capi bastone, di quelle persone che una volta raggiunto l’incarico o la posizione di responsabilità non fanno altro che allontanare le altre persone in gamba perché hanno paura di mettere in gioco la propria posizione. Io voglio che Futuro Nazionale sia il partito di tanti leader, perché il compito di un leader è quello di formare altri leader. Mi voglio contornare delle persone più in gamba e più pronte di me. Questo è il mio impegno”, sottolinea ancora.
Dal centrosinistra è il leader M5s, Giuseppe Conte, a fare il punto su Vannacci e Futuro Nazionale che, da oggi, si struttura come partito. “Vannacci in questo momento è la destra sociale che è stata tradita ed è destinata anche a crescere”, dice Conte che vede alla base del successo del generale “i fallimenti di Meloni, è il frutto delle promesse tradite, è il frutto delle giravolte”.
Un partito che si insinua e si alimenta delle “contraddizioni del governo”, dunque, anche perché’ per Conte i punti del programma del generale sono a dir poco velleitari: “Con la remigrazione si sta alzando l’asticella della propaganda, i rimpatri sono una cosa difficile, che richiede accordi con i paesi di origine.
La remigrazione vuol far credere che si possono rimpatriare intere comunità etniche: una follia irrealizzabile e incostituzionale”, avverte Conte. Remigrazione, sì. Ma non solo: nell’ora e mezza di intervento dal palco Vannacci ha toccato tutti i punti dell’agenda politica, Dalla scuola alla sanità, Dalla sicurezza al tessuto industriale, passando per lavoro e fisco.
L’obiettivo di Futuro Nazionale è arrivare al 4% di immigrati in Italia, “come al tempi dei Longobardi per i romani”, rimpatriando gli altri, così da liberare anche le carceri e fare posto ai detenuti italiani. “L’Italia agli italiani” è l’altro slogan mutuato dall’estrema destra che Vannacci fa riverberare in assemblea, e questo vale soprattutto per i bambini, “in estinzione come i panda”.
E non si dica che la crisi demografica va contrastata facendo entrare nuovi immigrati, piuttosto vanno implementate le politiche per la famiglia, prevedendo aiuti alle famiglie con più figli, per permettere loro di crescerli, educarli e assicurare un lavoro futuro. Lavoro che, per Vannacci, deve iniziare ben prima dei 18 anni, prevedendo il libretto di lavoro già a 14.
“Chi non lavora non mangia lo diceva San Paolo e non un fascista”, è la premessa. Perché, chiede Vannacci, “negare a un ragazzo di 14 anni la possibilità di lavorare come cameriere o come bagnino” nei periodi in cui non va a scuola? Scuola che deve essere “dura e selettiva” e formare principalmente al lavoro, con istituti professionali che inseriscano davvero gli studenti nelle aziende – “oggi gli imprenditori si lamentano che quando i ragazzi degli istituti professionali arrivano in azienda non sanno fare un tubo” – e che deve professionalizzare, a cominciare Dalla scuola pubblica, da preferire a quella privata. “I genitori che scelgono la scuola privata devono cambiare idea, non perché quella pubblica sia gratuita, ma perché è migliore”, dice ancora Vannacci. Infine la sanità, con gli attacchi alle leggi sul fine vita e alla ‘teoria gender’: “Gli ospedali non servono a fare morire malati e anziani”, ne’ a “dare un corpo femminile a chi nasce con un corpo maschile”.




“Vannacci in questo momento è la destra sociale che è stata tradita ed è destinata anche a crescere”, dice Conte ..”
Accidenti che fine analista!
Con le sue potentissime intuizioni il prof dott presid è in grado di spiegare anche perché si ritrova con un partito inchiodato come un paracarro da quattro anni?
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Pure Vannacci è colpa di Giuseppi👍
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No, ho solo invitato il presidente (che ho votato nel 2022, poi ho tagliato la corda grazie a lui, dopo un decennio di fedeltà assoluta al movimento) a fare analisi sul suo partito che è immobile da quattro anni pur essendo alla opposizione
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I 2/3 dei tuoi connazionali vantano, come massimo titolo di studio, la lll media a scendere.
E non vogliono essere educati ma RIEDUCATI con metodo fascista, di sottomissione, autoritarismo, con la forza, il manganello e l’olio di ricino. Però tutto da sperimentare genericamente sugli altri, perché ognuno si sente protagonista nel ruolo di superuomo infallibile.
Proporre discorsi di buonsenso, basati su dati inoppugnabili che SMONTANO le varie forme di propaganda, non sempre trova seguito tra chi fosse abituato a lasciarsi guidare dalla pancia.
Le tue rivendicazioni e critiche lasciano il tempo che trovano. Sapresti muoverti in un percorso di coerenza tra promesse e realizzazioni?
No, perché anche tu sei più vicino a varie forme di populismo e complottismo.
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Raccogliera’ valanghe di voti come lo fu’ a suo tempo per Salvini e poi Meloni per il semplice motivo perché l’ elettorato italiota è per lo più vecchio e ignorante vive nella nostalgia del quando c’ era lui mentre i giovani che dovrebbero essere la spina dorsale del paese scappano a gambe levate.🤔
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Nostalgia per un tempo che non hanno MAI VISSUTO, pur avendo sperimentato varie stagioni stragiste.
Mi rammarico del percorso scolastico dei giovani italiani in tutti i suoi gradi.
Gli studenti da piccoli , poi da adolescenti e fino alla maggiore età studiano 3 VOLTE LA PREISTORIA E I DINOSAURI. Ma difficilmente approfondiscono la storia degli ultimi 100 anni, partendo dalla Marcia su Roma del 1922 fino ai giorni nostri.
Da questa prospettiva la coscienza civica resta allo stato brado, semianarchica, individualista, egoista. E si affida sempre ad un uomo forte non avendolo sperimentato.
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Pasquale 👋🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
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Giancarlo Selmi
1 h ·
“Ne abbiamo un altro. Un altro che si vende come “il nuovo”. Non bastava Meloni, “nuova” da trent’anni di Parlamento, ministeri, apparato, partito, carriera politica e retorica riciclata. No. Adesso arriva pure lui: il generale spacciato per novità, l’ennesimo prodotto confezionato per sedurre quella parte del Paese che si innamora di slogan, frasi da bar, banalità urlate in tv e pensieri masticati male tra un grappino e un tavolo da biliardo. Ed ecco il “nuovo”: uno con la faccia da tunisino che vuole rimandare indietro i tunisini, perfino quelli nati in Italia e perfettamente inseriti. Nuovo come la muffa sui muri. Nuovo come una ragnatela in una casa chiusa da due secoli. Nuovo come certa destra italiana che cambia faccia, cambia confezione, cambia tono, ma ripete sempre lo stesso identico repertorio: paura, esclusione, regressione, ignoranza elevata a programma politico. Di nuovo qui non c’è nulla. Ci sono le stesse pulsioni reazionarie di sempre. Ci sono parole che odorano di colonialismo, di sopraffazione, di nostalgia autoritaria. C’è il solito scimmiottamento della parte peggiore della nostra storia politica, quella più rozza, più aggressiva, più nemica del progresso sociale e civile. Ma va benissimo così per chi deve raccattare voti nel segmento più arretrato del Paese. Va benissimo per chi vuole parlare alla rabbia più ottusa, al pregiudizio più pigro, alla cultura del risentimento e del rutto elevato ad analisi politica. Va benissimo per riportare a galla relitti della peggior destra italiana: riciclati, transfughi, reduci, opportunisti di professione, gente che ha servito chiunque pur di stare in scena un altro po’. Tutti improvvisamente “nuovi”. Tutti improvvisamente folgorati. Tutti pronti a raccontare che adesso, finalmente, dicono la verità. La verità vera è che dicono le stesse cose di sempre. Le stesse che diceva Salvini. Le stesse che dice Meloni. Le stesse che da anni rimbalzano da una curva televisiva all’altra, da un talk show a un comizio, da una provocazione miserabile a una successiva ancora più miserabile. Cambia solo l’imballaggio. Il contenuto è marcio da decenni. E intanto c’è chi si agita. Chi dice che ruberà voti alla destra e farà perdere Meloni. Sciocchezze. Se mai, finirà perfettamente dentro quel campo politico, perché ne rappresenta una delle espressioni più rozze ma più coerenti. Non è l’alternativa alla destra: è un pezzo della destra più tossica che cerca semplicemente una voce piu’ stonata per farsi notare. E poi ci sono quelli che lo descrivono come un pericolo enorme. Anche qui, calma. Per essere davvero pericoloso in proprio, bisognerebbe avere spessore politico, visione, struttura, contenuti. Qui siamo davanti a un fenomeno costruito sul nulla. Un nulla scritto male, pensato peggio, confezionato per solleticare gli istinti più bassi e le frustrazioni più elementari. Non un progetto politico: un rigurgito. Non un’idea di Paese: una sequenza di slogan da bar trasformati in merchandising ideologico. Il punto non è sopravvalutarlo. Il punto è riconoscere cosa rappresenta. Rappresenta la parte peggiore di un clima culturale che in Italia esiste da tempo, e che ogni tanto trova una faccia nuova da appendere al vecchio copione. Rappresenta la miseria politica che si traveste da franchezza, la volgarità che si finge coraggio, l’ignoranza che pretende di essere buonsenso. Per questo, più che trasformarlo in un gigante, sarebbe il caso di trattarlo per quello che è: l’ennesimo rigurgito di un Paese che fatica a liberarsi dei suoi fantasmi peggiori.”
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