Lo slancio della segretaria e il sorriso dell’ex premier nello scatto immortalato durante il corteo per Falcone a Palermo

(di Filippo Ceccarelli – repubblica.it) – C’è a Roma in questi giorni (al museo del Genio, chiude a luglio) una mostra di Robert Doisneau, la cui foto più famosa, vera e propria icona parigina e globale scattata all’inizio degli anni 50, ritrae un bacio davanti all’hotel De Ville.
Fra i peggiori peccati del giornalismo politico c’è quello di sprecare suggestioni e parole per innalzare l’ordinaria e spesso misera attualità all’altezza di qualche opera d’arte che resiste all’usura del tempo. Il colpevole scribacchino ondeggia in quel caso fra la marchetta e la pernacchia, e con tale scappellotto sopra la testa si osserva tuttavia con qualche interesse la foto di Conte e Schlein che l’autore, Igor Petyx, ha realizzato l’altro giorno a Palermo e poi opportunamente ridefinito in bianco e nero con effetti abbastanza alla Doisneau.
Sempre con il capo cosparso di preventiva cenere, si potrebbe rubricare questa immagine come l’amplesso del campo largo. Va da sé che quando l’alleanza sarà finalmente riuscita a liberarsi di questa espressione di arida e ritardata geometria politichese le sinistre avranno una speranza in più di vincere.

Ma intanto lei, Schlein, appare davvero molto intensa, perfino emozionata; il volto esprime un trasporto non comune nel repertorio delle photo-opportunity; il braccio s’impone sulle spalle di Conte con un’energia avvolgente; forse c’entra anche il fatto che è uscito pochi giorni fa dall’ospedale, ma anche questo rafforza il tratto affettivo in una politica ormai iper-personalizzata.
Lui sembra un po’ sorpreso. Forse non se l’aspettava così; o forse, invece, ci è abituato. Pur vergognandosi per aver maturato questo genere di competenze, gli osservatori dell’odierna scena pubblica hanno sufficiente materiale per decretare che Giuseppi piace un sacco alle donne; e se dinanzi a una foto diventano leciti i processi alle intenzioni, lui lo sa talmente bene da considerarsi, come ogni piacione, un dono al genere femminile. Per cui è certo che di lì a qualche istante – si accettano scommesse – gli sarà fiorito sulle labbra quel “maledetto sorriso” che tra coroncine e cuoricini deliziava su Instagram le ignote, ma famigerate “bimbe di Conte”, e qui ci si ferma.
O meglio, ci si limita a far presente che nel vuoto di ideali e nel deserto di progetti tipici di questo tempo, le facce e i corpi dei leader contano assai più delle loro chiacchiere, anche se non sempre il body language accompagna il dispiegarsi delle intenzioni.
Anche per questo sia consentito di trascurare, dinanzi all’iper-abbraccio, facili e viete formule tipo il campo largo si è ristretto, eccetera. Così come è meglio evitare previsioni sul futuro di un’alleanza che seguita ad apparire incerta nonostante la testarda volontà unitaria di Schlein e comunque messa a repentaglio da inarrivabili primarie, inconciliabili opzioni internazionali e inconfessabili negoziati sulla spartizione delle cariche, un classico della sinistra non appena da quelle parti si avverta un benché minimo sentore di possibile vittoria.
Per cui forse è meglio tornare a Doisneau e al suo celeberrimo bacio. Si legge su Wikipedia – sempre sia benedetta – che nel 1992 si presentarono in tv un uomo e una donna sostenendo di essere loro i protagonisti dell’immagine per riscuoterne i crediti. Ma prima che si rivelassero degli impostori, la rivendicazione spinse la vera protagonista a farsi avanti. A costo di ridimensionare il mito dell’attimo fuggente, raccontò che si trattava di una foto niente affatto spontanea, Doisneau aveva messo in posa lei e il suo ragazzo, e a riprova mostrò la copia autografata della stampa.
C’entra niente con Schlein e Conte, ma quel documento fu venduto per 155 mila euri. C’entra molto, invece, l’idea che l’autenticità dei leader ha bisogno di tempo per rivelarsi tale.
Orrore ! Ma poi è diventata la principessa azzurra ?
E vabbè di Repubblica si pubblicano ste stro te qua.
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