Mozione di maggioranza al Senato per stoppare la spesa sulla difesa. Poi la retromarcia. L’unica consolazione è l’apertura sull’energia dell’Ue: «Valutiamo la proposta italiana». Il 22 maggio scadono gli sconti sui carburanti

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Prima una mozione per impegnare il governo a rivedere l’aumento della spesa sul riarmo, poi un nuovo testo depurato dalla richiesta di ritoccare gli investimenti per la Difesa.
Ancora una volta la maggioranza ha dato prova di confusione post referendum. Con un aggravio di problemi: tra 48 ore circa potrebbe trovarsi a spiegare la stangata di fine maggio agli italiani con la fine dello sconto sul gasolio e l’immediata impennata dei costi. Servono i soldi. E sono pochi.
Intanto, sono trascorsi due mesi dalla bocciatura della riforma costituzionale della giustizia, ma la destra è sempre di più nel pallone.
Un caos che ricalca gli affanni di Palazzo Chigi: Giorgia Meloni ha provato a mostrare i muscoli nella lettera alla commissione europea in cui ha chiesto più flessibilità per le spese sull’energia, altrimenti potrebbero essere compromessi gli impegni sull’acquisto di armi. Annunci e retromarce.
Difficile capirci qualcosa, anche se una parziale consolazione arriva dalla cauta apertura dall’Ue. «La Commissione continua a seguire da vicino la situazione. Stiamo valutando quale tipo di risposta la situazione richiederà. In questo spirito stiamo attualmente valutando anche la richiesta dell’Italia», ha detto il vicepresidente, Valdis Dombrovskis, senza entrare nei dettagli, della lettera di Meloni.

Mozione e confusione
La cronaca delle ultime ore, comunque, rispecchia l’andamento da clima di fine legislatura che si respira in Parlamento già da qualche settimana. La mozione presentata al Senato sul tema dell’energia, firmata dai capigruppo della maggioranza, avrebbe potuto provocare il più classico degli incidenti parlamentari, mandando a gambe all’aria la tenuta del governo. O quantomeno è stata una provocazione finita male: l’iniziativa è stata subissata dagli attacchi delle opposizioni. Scuotendo un sonnacchioso martedì pre elettorale, in vista della tornata delle amministrative.
La scintilla è stata dunque la formulazione iniziale del testo che prevedeva, sulle spese di adeguamento alle richieste della Nato, «una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali».
Un fulmine a Palazzo Madama, in pratica la sconfessione degli accordi, siglati con gli alleati occidentali, messa nero su bianco su un atto parlamentare. Politicamente un trionfo della Lega di Matteo Salvini – su questo punto sostenuto a spron battuto dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – e un affronto al ministro della Difesa, Guido Crosetto, che dell’industria degli armamenti è stato rappresentante fino a prima dell’incarico governativo.
Il titolare di Palazzo Baracchini ha continuato a ripetere, in ogni sede, di voler rispettare gli impegni assunti. Chi dice il contrario, a parer suo, fa demagogia. Da Palazzo Chigi è arrivato l’alert, troppo grave quella posizione. Così subito è scattato il contrordine per la ritirata strategica: niente più riferimenti alla soglia del 5 per cento. La mozione è stata mondata e normalizzata, dando comunque la gioia a Salvini di aver segnato un punto nel confronto in maggioranza: gli alleati si sono avvicinati alla linea leghista.

«Ci siamo accorti che non era il caso di discutere di questo tema, che è un tema delicato, dove ci sono sensibilità differenti. Meglio discuterne in altre sedi», ha detto il capogruppo leghista a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo, nei panni del pompiere.
La strategia dilatoria assurge ulteriormente a modello di governo. Ma le scorie delle polemiche sono tutte in circolo. «Il governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità», ha commentato il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. C’è chi ha messo in evidenza la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. «Cosa è successo? I marines hanno occupato via Bellerio?», ha ironizzato il senatore del Pd, Antonio Misiani, puntando poi il dito contro le mancanze dell’esecutivo: «Le energie rinnovabili coprono solo il 21 per cento dei consumi finali. È per questo il motivo per cui paghiamo l’elettricità molto più che nel resto d’Europa».
Mentre il coleader di Avs, Angelo Bonelli, ha attaccato: «Ogni volta che si tratta di scegliere tra i cittadini italiani e le pressioni di Trump, questa destra sceglie Trump».

Stangata di maggio
Il voto sulla mozione è stato disinnescato. Il problema più stringente, molto più difficile da risolvere, resta però la caccia alle risorse per evitare che la pompa di benzina diventi un incubo per qualsiasi automobilista: il 22 maggio scadono il taglio sulle accise al gasolio e il mini sconto previsto per la benzina. Nelle stesse ore bisognerà fornire le risposte al settore dell’autotrasporto, pronto a fermarsi con la conseguenza di bloccare i rifornimenti alle attività commerciali.
Meloni ha annunciato la presenza al vertice per intestarsi un possibile accordo, garantendo la regolare circolazione ai tir. Peraltro con un cortocircuito singolare: introdurre le misure che dovevano essere presenti, fin dall’inizio, nella saga dei decreti Carburanti che il governo sta partorendo settimana dopo settimana. Ma potrebbe non esserci un lieto fine: le risorse, oscillanti tra i 300 e i 500 milioni di euro, servono anche a rinnovare la misura-tampone dello sconto sul diesel per gli automobilisti.
Giorgetti ha garantito il massimo impegno per rinnovare il taglio: «Stiamo lavorando sulle coperture finanziarie, cosa che non è mai semplice in assenza di deroghe al Patto di stabilità». Più ottimista Salvini: «Ci sarà la nuova proroga». Una corsa, con poca benzina finanziaria, per scongiurare che il prossimo fine settimana possa tramutarsi in incubo per chiunque proverà ad avvicinarsi a un distributore di benzina. E un incubo pure per gli indici di gradimento del governo Meloni.
Tutti a casa!!! Banda di dilettanti allo sbaraglio…
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Questo il risultato per avere consegnato il Paese Italia nelle mani di una sciacquetta incapace!
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Nooo…non è confusione ….èèèè….. “LA VANDETTA”
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VENDETTTA TREMENDA VENDETTA!
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Avete fatto pure una Costituzione contro di noi,senza di noi ed ora noi siamo PRESENTI!
Ci staimo prendendo tutte le poltrone,stiamo organizzando tutto il “sottogoverno” per le prossime elezioni,creiamo il caos così i cittadini,dal vomito,diserteranno le urne.
La propaganda è l’arma ideale per battere gli avversari politici e la legge elettorale darà il colpo finale alle opposizioni.
Stiamo preparando quindi una dittatura come prevede il piano Gelli.
Ed è per questo che non avrete mai il mio voto.
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Non è detto che sia così. Magari una parte di quelli che si astengono pur di togliersi dalle p..e questo schifo di governo, andranno a votare. Per quanto riguarda la propaganda, è vero hanno in mano la maggior parte dei media ma, nonostante tutto, mi sembra di capire che i sondaggi non gli stiano sorridendo. Il dissenso è come comprimere l’aria in un recipiente, o esce da qualche parte o altrimenti scoppia.
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sperem
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Qualcuno può spiegarmi la causa del fatto che Zelensky non sia ancora stato mandato a quel paese?? A me risulta incomprensibile. Ho il sospetto che dietro ci siano i poteri forti mondiali, altrimenti detti MASSONERIA globale, che vuole la guerra mondiale a tutti i costi. Magari solo per iniziarla ma senza continuarla. Scommetto che sarà Netanyahu il primo a usare la BOMBA come innesco. Ma subito dopo ci sarà una nuova Yalta e relativa, giudiziosa guerra fredda. Insomma, una PACE ARMATA, ben che vada.
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