Meloni nervosa e a fine corsa: “In crisi per la guerra e il bonus 110%”. Balle e scuse. Perde la calma, apre ai “responsabili”, spinge sul nucleare e scarica tutti i guai sul solito Superbonus

Meloni nervosa e a fine corsa: “In crisi per la guerra e il bonus 110%”

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – “Invocate sempre la presenza della premier in Parlamento, ma oggettivamente c’è poco di cui parlare”. Sono passati dieci minuti e Giorgia Meloni già si innervosisce. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è il secondo a porle la domanda: la incalza sul caso Giuli che “stava benissimo nel bosco a suonare il flauto”, sul ginecologo Marco Mattei alla Corte dei Conti, la legge elettorale per “affrontare la crisi di Hormuz”, il Piano casa che “sta dando management fees a un cittadino privato chiamato Mario Abbadessa, scelto senza gara pubblica”. Renzi la descrive come una sorta di “famiglia Addams”. Lei, in un Senato stracolmo, si gira ai colleghi di governo Adolfo Urso e Luca Ciriani e ripete indignata: “Che livello!”. Sarà solo la prima intemerata della premier nel suo pomeriggio a Palazzo Madama.

Alle 16:30 inizia il premier time e l’unico, all’opposizione, a cui dedica parole al miele è Carlo Calenda che le chiede una cabina di regia per affrontare le emergenze economiche: da Meloni “porte aperte” alle opposizioni “responsabili” perché “le tensioni geopolitiche incidono sulla crescita e sul potere di acquisto delle famiglie”.

Il resto dell’ora e mezzo di domande e risposte serrate al Senato – tra fischi, borbottii e diverse interruzioni – Meloni lo passa sulla difensiva con le opposizioni. Tra i banchi del governo ci sono molti ministri, ma non i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Meloni si agita (“di fronte agli insulti c’è poco di cui parlare”), poi inizia la lista delle giustificazioni rispondendo all’intervento del pentastellato Stefano Patuanelli, che accusava il suo governo di austerità e di non aver fatto niente sulla politica industriale. Il refrain è sempre il solito, il nemico lo stesso: il Superbonus. “Finiremo di pagarlo nel 2027, alla fine del mio mandato quindi non accetto lezioni da chi ha sperperato soldi con il Superbonus”, accusa la premier. Parole con cui espone il fianco, perché i 5Stelle le ricordano quando era stato il suo governo a prorogare diverse norme del 110%.

Rispondendo ai colleghi di maggioranza, Meloni rivendica poi i risultati ottenuti: il Sud con “i 55 miliardi investiti” e una nuova cabina di regia, il Piano casa su cui punta la Lega (anche se il capogruppo Massimiliano Romeo le ricorda di “venire più spesso al Senato per spiegare cosa ha fatto il governo”), il taglio delle tasse, i salari e il Pnrr.

Altro nervosismo si aggiunge quando arriva l’altra critica più dura, quella dal capogruppo Pd Francesco Boccia. Dopo aver elencato le riforme fallite dal governo, il dem la accusa di non essere più una del popolo, ma cambiata dai Palazzi del potere. La premier prima sbotta lamentando le troppe domande del senatore (“è un quizzone finale?”) poi alza la voce e mostra un assaggio di campagna elettorale in vista del 2027: “Sono andata a fare la spesa al supermercato sabato scorso – dice – Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale. E attorno a questo governo c’è ancora tanto affetto e questo qualcosa significherà”. E ancora: “Se l’Italia oggi è così disastrosa, in che condizioni era quando l’abbiamo ereditata? È possibile che gli italiani si aspettino di più da noi, ma temo che non se lo aspettino da voi perché ci sono già passati”. E su questo fa subito capire quali saranno i temi su cui batterà Fratelli d’Italia in campagna elettorale: “Abbiamo alzato le tasse solo alle banche e le abbiamo abbassate ai lavoratori”, dice la premier riferendosi alla controversa tassa sugli extra-profitti per le banche, annunciata ma poi annacquata dopo le barricate di FI.

L’unico annuncio arriva in fondo alla seduta quando Meloni fa sapere che entro l’estate sarà approvata la legge delega e i rispettivi decreti attuativi sul nucleare. Finisce la seduta tra gli applausi di Fratelli d’Italia e Meloni si volta verso le opposizioni: “Ma non dovevate fare la bagarre? Siete lì seduti e pacati…”.