
(Dott. Paolo Caruso) – Il nove maggio ricorre, nell’ indifferenza quasi generale, il 76.mo anniversario dal giorno ( 9 maggio 1950) in cui sono state poste le basi dell’Unione europea con una straordinaria dichiarazione fondata su due principi essenziali: pace e solidarietà. I Paesi europei venivano dal periodo buio della seconda guerra mondiale e a cinque anni dalla sua fine, nel 1950, cercarono di risollevarsi dalle conseguenze distruttive e di riprendersi dalla devastazione umana ed economica causata dalla guerra. Un gruppo di politici europei, chiamati successivamente padri fondatori dell’Unione europea, condivise la visione di una Europa unita e per impedire il ripetersi di simili terribili conflitti, giunse alla conclusione che la fusione delle produzioni di carbone e acciaio avrebbe impedito una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali. Così facendo si pensò giustamente, che mettere in comune gli interessi economici avrebbe contribuito ad innalzare i livelli di vita dei popoli europei e quindi i governi di Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo compirono un passo storico verso un’ Europa unita. Il 9 maggio 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman annunciò la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, sotto il controllo di una Autorità comune. Data l’importanza della dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, questo giorno è stato designato “Giornata dell’Europa”. Il sogno del manifesto di Ventotene per certi aspetti vide finalmente la luce. A 76 anni da quell’evento che avrebbe accomunato i destini dei popoli europei, molta strada è ancora da fare, infatti al di là della bandiera, dell’inno, della moneta unica (l’euro) è venuto a mancare un pilastro fondamentale, l’ integrazione. Questa nostra Europa ingabbiata da un rigido sistema economico finanziario dettato dalle lobby e dalle contingenze, è la copia svilita di quella ideata dai Padri fondatori. Il sogno di una Europa federata, “Casa comune” dei popoli, di una vera Unione politica, purtroppo è rimasto nel cassetto. Oggi la UE in profonda crisi di identità rappresenta una Organizzazione internazionale ibrida con tratti federali e elementi confederali che ne limitano fortemente l’ azione. Ondeggia sbattuta dai venti di guerra che soffiano dai suoi confini orientali, e che la spingono sempre più verso politiche belliciste. Pavida, servile verso il Tycoon statunitense non riesce a tenere la schiena dritta nel consesso internazionale. Del resto le donne che la governano, la Presidente von der Leyen e la Rappresentante alla politica estera Kallas appaiono inadatte al ruolo che ricoprono. Nessuna capacità di avviare un serio negoziato di pace tra Ucraina e Russia, nessuna presa di posizione sul genocidio di Gaza, nessuna ferma condanna a Netanyahu, nessuna adeguata politica economica per fronteggiare i dazi di Trump, ma una politica cieca priva di progettualità e rivolta contro la sua stessa storia. Insomma una Europa non pervenuta. Gli sbandamenti negli Stati dell’ Unione verso estremismi pericolosi e il ritorno a nazionalismi che sembravano essere scomparsi ne minano la stabilità e la sua stessa credibilità. Il ritrovato interesse per il riarmo fa sì che oltre a rinfocolare idee belliciste tende a creare insieme al caro energia problemi economici finanziari nei Paesi più fragili. Il costo delle armi infatti verrà a incidere nei bilanci delle singole Nazioni interessando in primis il welfare, la sanità e la scuola. Non è questa di sicuro l’ Europa disegnata dai Padri fondatori, non è questa la culla della civiltà, dove ideali di pace, libertà e solidarietà hanno forgiato il pensiero illuminista del vecchio Continente. Sveglia Europa! Oggi c’è poco da festeggiare…
Su YouTube ogni tanto appare uno spot pro-europa. Un progetto politico che, dopo trent’anni dai trattati di Maastricht, ha bisogno di farsi pubblicità manco vendesse pannolini o caramelle alla menta ha perso.
"Mi piace"Piace a 1 persona