Tutti parlano di gas e petrolio, ma nessuno sembra interessarsi del blocco dei fertlizzanti legato allo stretto di Hormuz e alla guerra tra Usa e Iran che potrebbe trascinare decine di milioni di persone sotto la soglia della fame estrema entro pochi mesi.

(di Francesco Cancellato – fanpage.it) – Quando si tratta di Hormuz e della guerra tra Usa e Iran, c’è una crisi di cui nessuno parla, che rischia di essere la più pesante di tutte.
Non è quella del petrolio, e nemmeno quella del gas: è la crisi dei fertilizzanti.
Dal “collo di bottiglia” di Hormuz, chiuso dal blocco iraniano in risposta all’attacco americano, e contro-chiuso dal blocco americano in risposta al blocco iraniano, passa un terzo dei fertilizzanti azotati come urea e ammoniaca utilizzati dall’agricoltura mondiale.
L’effetto domino lo potete immaginare da soli. Scarsità vuol dire aumento dei costi di produzione, che vuol dire aumento dei prezzi. Se a questo aggiungete il riscaldamento globale e l’effetto di un fenomeno climatico come El Nino – cioè , l’anomalo e periodico riscaldamento delle acque superficiali nell’Oceano Pacifico -, capirete perché il rischio di una carestia globale è davanti ai nostri occhi.
Allo stesso modo, non ci vuole un genio per capire quali possano essere gli effetti di una carestia globale. In Paesi ricchi come i nostri, nell’aumento del carovita alimentare, che ovviamente colpisce le tasche di chi ha meno soldi.
In Paesi poveri e instabili, invece, gli effetti possono essere devastanti. Non si parla di aumento dei prezzi, ma di scarsità di cibo. Che porta con sé – ce lo dice la Storia – tensioni sociali, ribellioni che possono sfociare in rivolte e guerre civili, col loro carico di sfollati e di profughi di guerra.
In un mondo normale, questa sarebbe la questione più seria di tutte, la prima emergenza da affrontare. Un mondo come il nostro, sovrappopolato, in cui già 630 milioni di persone soffrono la fame – quasi una su dieci – non può permettersi una carestia globale che, sono parole del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, potrebbe trascinare quasi 50 milioni di persone sotto la soglia della fame estrema.
E a ben vedere, pure un Paese come l’Italia, anche solo perché ossessionato dalla pressione migratoria che arriva dall’Africa, dovrebbe porre la questione con forza a Trump e Netanyahu, o anche solo al segretario di Stato Marco Rubio, che tra qualche giorno atterrerà a Roma per incontrare il Papa e, forse, Giorgia Meloni.
Che tutto questo passi in cavalleria, che nessuno ne parli, che non ci sia né una strategia, né la benché minima idea di come venirne a capo, è sintomatico della situazione in cui ci troviamo: in un mondo governato da apprendisti stregoni che non solo non hanno la più pallida idea di come affrontare il caos che hanno generato, ma che a fatica ne sono consapevoli.
E quest’ultima, forse, è la cosa più preoccupante di tutte.
L’effetto “Don’t Look Up” ormai dilaga nei media e nei temi della politica per ogni problema reale della popolazione mondiale che le élite vogliono ignorare imponendo le narrazioni a loro più utili per arricchirsi fomentando le guerre e le crisi economiche.
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