Lo storico spiega le ragioni per cui con Elena Basile ha scritto una lettera aperta contro il clima di caccia alle streghe avviato da Picierno e Calenda

(ilfattoquotidiano.it) – “Quella lettera aperta è solo un resoconto molto sommario: se avessimo dovuto aggiungere tutto quello che è accaduto a me a partire da novembre, sarebbe diventato un libro di una dozzina di pagine”. Sono le parole pronunciate a Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, da Angelo d’Orsi, storico della filosofia e già professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino.
D’Orsi, tra le voci più critiche verso la politica estera occidentale e la gestione del conflitto in Ucrainainsieme all’ex ambasciatrice Elena Basile ha firmato nei giorni scorsi una lettera aperta in cui denunciano un clima di caccia alle streghe nei confronti di intellettuali e figure pubbliche che osano ascoltare “le voci dell’altra parte” sui temi della guerra in Ucraina, di Gaza e della politica internazionale.
Lo storico spiega che l’ultimo episodio ad aver convinto lui e Basile a intervenire pubblicamente è stata la lettera inviata lo scorso 13 aprile da Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente di spicco del Pd, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Esteri Tajani e al ministro dell’Interno Piantedosi. Nella missiva, Picierno chiede divieti e sanzioni contro chi partecipa a eventi considerati legati alla propaganda russa, come il festival di documentari “Il tempo dei nostri eroi”, tenutosi a Bologna l’11 e il 12 aprile 2026 con la partecipazione di RT-Doc.

D’Orsi sottolinea: “Picierno ha creduto bene di chiedere in qualche modo un’azione repressiva nei confronti miei, della Basile e di quanti si permettono di tentare di ascoltare le voci dell’altra parte, cosa che a quanto pare è impossibile. A queste pressioni si è aggiunto il sostegno del senatore Carlo Calenda, nonostante appartenga a una forza politica diversa”.
Lo storico torinese elenca una serie di attacchi personali subiti a partire da novembre: accuse di essere ‘al soldo di Putin’, di fare propaganda putiniana, di prendere soldi da Mosca. “Sono argomenti che vengono usati verso tutti coloro che cercano di ragionare con la propria testa – puntualizza – Sono stato anche sbeffeggiato per aver visitato Mosca. Non sapevo che fosse proibito uscire dall’Italia. Ho un passaporto, pago la tassa regolarmente e posso andare dove voglio. Sono stato qualche tempo fa negli Stati Uniti, quindi posso bene andare anche nella Federazione Russa”.

D’Orsi ricorda poi lo sketch televisivo di Luca e Paolo che hanno preso in giro lui e Basile, e gli articoli del Foglio che rilanciano le accuse. “A un certo punto ci siamo stufati e abbiamo fatto questo comunicato. Io e Basile ci siamo difesi”, afferma.
Particolarmente duro è il giudizio sul leader di Azione: “Se l’onorevole Picierno è più prudente nelle forme, Calenda forse non sa molto controllare le sue ire”. D’Orsi rivela di aver presentato querela contro il leader di Azione: l’atto di citazione conterrebbe una quindicina di pagine di insulti, tra cui ‘schifosissimo’, ‘fascista’, ‘al soldo di Putin’, ‘indegno’ e la richiesta di cacciarlo dall’università.
Lo storico ricorda inoltre che lo stesso Calenda, quando era ministro dello Sviluppo Economico nel 2016, ha partecipato al Forum Economico di San Pietroburgo con centinaia di imprenditori italiani, sostenendo la necessità di mantenere ottime relazioni con la Russia nonostante le sanzioni seguite all’annessione della Crimea. “Hanno cambiato idea – commenta seccamente d’Orsi, che poi invita pubblicamente Picierno a un confronto pubblico – Il problema è che loro non sono in grado di farlo, francamente, perché non hanno argomenti”.
E cita, infine, la querelle tra l’economista americano Jeffrey Sachs e lo stesso senatore di Azione: “Calenda passa subito all’insulto, abbiamo visto come ha insultato Jeffrey Sachs, che comunque è un’autorità internazionale. Gli ha dato addirittura del cretino e dell’ignorante”.