“Stati Uniti, Trump ed Europa: la premier potrebbe imparare che qualche volta avere una posizione è inevitabile”. “Perché un grande Paese come l’Italia si comporta come se fosse piccolo”, è il titolo del settimanale britannico. Che ricostruisce “il tipico compromesso italiano” attuato dal governo attuale

(Gabriele Ragnini – lespresso.it) – Sempre più nel bozzetto di Calimero e meno machiavellica. L’Italia vista dal Regno Unito appare così: pregna di vittimismo (è la sindrome del pulcino dei fratelli Pagotto), poco fiduciosa, in parte anche sfiduciata dai suoi cittadini. Ma soprattutto: incapace di decidere da che parte stare. In un’analisi pubblicata sul The Economist, il settimanale britannico ricostruisce “perché un grande Paese come l’Italia si comporta come se fosse piccolo”, come recita il titolo dell’articolo.

Nel calderone londinese viene gettato di tutto, ogni ingrediente per periodo storico, dai tempi dell’Impero romano ai giorni nostri, passando per la Seconda Guerra Mondiale e l’età degli Sforza con Ludovico il Moro. Tutto gravita intorno all’approccio alla politica estera e approda sulla poltrona di Giorgia Meloni. Che, secondo l’Economist, “a fine marzo ha fatto qualcosa di insolitamente sfacciato. Ha rifiutato la richiesta degli Stati Uniti di usare una base militare in Sicilia”. Il riferimento è a Sigonella, su cui specifica: “Difficilmente si può definire una mossa imprudente”, per via di una scelta che ha semplicemente seguito i perimetri dei trattati. 

Fino al rischio di un eccessivo equilibrismo del governo: “L’Italia non ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo del proprio spazio aereo, come fatto dalla Spagna. Si potrebbe leggere come ‘il tipico compromesso italiano’”. Tutti i piedi dentro un solo Stivale: una strategia diventata ormai talmente ordinaria da proiettare il Paese, stando all’analisi britannica, fuori da ogni allineamento politico. Nel tentativo di essere dalla parte di tutti: “La prima ministra è accolta bene dal movimento Maga, allineata con la destra populista, eppure ha governato come una buona europeista. È la bisbigliatrice di Trump in Europa, sostiene il suo Board of Peace da Paese osservatore, seppur sempre supportando l’Ucraina”. 

Una premessa che potrebbe avere contorni positivi, se letta così. Ma lo schiaffo dell’Economist arriva sul finale: “Tanti a Bruxelles temono che se Meloni potesse scegliere, starebbe dalla parte di Washington”, un aut-aut ancora non affrontato nel suo mandato, eppure la premier “potrebbe imparare che qualche volta avere una posizione è inevitabile”, è il velato suggerimento. Così, in chiusura, la citazione al “più grande pensatore politico italiano”, lo definiscono da Londra: “’Un principe è rispettato quando è o un vero amico o un assoluto nemico’: un’Italia più sicura di sé dovrebbe prendere in considerazione il suo consiglio”. Lampante il riferimento a Niccolò Machiavelli, che però col tempo ha lasciato spazio a Calimero. Senza la capacità di scegliere se essere bianchi o neri.