(di Antonello Buzzi – tomshw.it) – La Francia sta compiendo un passo storico nel panorama tecnologico europeo: abbandonare Windows in favore di distribuzioni Linux per le postazioni di lavoro governative.

L’annuncio ufficiale arriva dalla DINUM (Direzione Interministeriale per il Digitale), uno degli organi centrali dell’amministrazione francese, e si inserisce in una strategia più ampia di sovranità digitale che potrebbe ridisegnare le scelte tecnologiche di molti paesi dell’Unione Europea. […]

[…] Il passaggio a Linux è classificato come uno dei tre “primi passi concreti” verso la riduzione della dipendenza digitale extra-europea, con la formalizzazione del piano attesa per l’autunno.

Entro quella scadenza, i responsabili del progetto dovranno definire nel dettaglio quali soluzioni adottare per postazioni di lavoro, strumenti collaborativi, software antivirus, intelligenza artificiale, database, virtualizzazione e apparecchiature di rete.

Le motivazioni politiche sono esplicitate senza ambiguità dai ministri francesi. “Dobbiamo diventare meno dipendenti dagli strumenti americani e riprendere il controllo del nostro destino digitale”, ha scritto David Amiel, Ministro per l’Azione Pubblica e i Conti, nel comunicato ufficiale.

Il ministro ha aggiunto che la Francia “non può più accettare che i propri dati, la propria infrastruttura e le proprie decisioni strategiche dipendano da soluzioni di cui non controlliamo le regole, i prezzi, l’evoluzione e i rischi.”

Anne Le Hénanff, Ministro Delegato per l’Intelligenza Artificiale e il Digitale, ha rafforzato questa posizione dichiarando che la sovranità digitale è una necessità strategica, non una scelta facoltativa.

Queste dichiarazioni arrivano in un momento di crescente distanza culturale e geopolitica tra gli Stati Uniti e i loro tradizionali alleati europei, un contesto che sembra aver accelerato la spinta verso l’indipendenza tecnologica.

Sul fronte sanitario, il governo francese ha già annunciato il mese scorso la migrazione della piattaforma per i dati sanitari verso una soluzione certificata entro la fine del 2026, un ulteriore segnale della portata sistemica di questa transizione.

L’adozione di una distribuzione Linux di matrice francese o europea appare la strada più coerente con l’obiettivo dichiarato di migrare verso soluzioni sovrane, eliminando di fatto gli interessi commerciali statunitensi dalle postazioni di lavoro della pubblica amministrazione.

Le implicazioni per le aziende software e di servizi con sede negli Stati Uniti sono tutt’altro che trascurabili. La Francia, in quanto membro di primo piano dell’Unione Europea, esercita un’influenza significativa sulle scelte degli altri paesi del blocco, e un’adozione riuscita di Linux a livello governativo potrebbe innescare un effetto a cascata verso altri dipartimenti, enti pubblici, organizzatori privati che collaborano strettamente con lo Stato, fino ad arrivare potenzialmente agli utenti finali. Non è la prima volta che un governo europeo tenta questa strada — si ricordano i casi parziali di Monaco di Baviera e di alcuni enti pubblici italiani negli anni Duemila — ma la scala e la determinazione politica di questo progetto sembrano di portata diversa.