(Dott. Paolo Caruso e D. Spatola) – È morto Gino Paoli. “Senza fine…” aveva composto e dedicato a Ornella Vanoni. Struggente. A 91 anni, genovese di adozione (era nato a Monfalcone), ha lasciato i fan. Melomani sfegatati e tutti gli Italiani, della sua età. Era quella aurea e felice della Canzone degli anni ’60 e a seguire. Ci ha cullato con melodie e rime inconfondibili. Affrancò i versi da un tardo manierismo scontato e ancora presente in quelli degli anni ’50. Adottò Il quotidiano con un realismo non stucchevole, anche se adattò immagini fiabesche come nella “Gatta che faceva le fusa sul tetto, e ammiccante alla lontana stellina”. Immortale di lui rimarrà “Il cielo in una stanza”. Lo identifica, a livello mondiale dopo il lancio che ne fece Mina. Vi si respirano spazi immensi, oltre le angustie del quotidiano. Più carnale fu “Sapore di mare”. Scritta, per nostro vanto, sulla spiaggia di Capo d’Orlando in Sicilia. Ma “Eravamo quattro amici al bar, per cambiare il mondo” sembrò un Testamento. Nostalgico e rassegnato per non avercela fatta a cambiare il mondo. Poi il saluto e uno dopo l’altro andarono via. Ultimo toccò a lui. A Gino. Irrequieta era stata la sua esistenza. Da genio. Tentò anche il suicidio non riuscito. Compagne in vita e in arte e ne ebbe diverse. La Vanoni fu l’ultima. Ma anche la prima a precederlo da affrettare il richiamo. Il destino, inesplorato e perciò temuto, in lui fu tematico, per dire col canto ciò che, per ritrosia, non ha voluto dire in prosa.