
(Tommaso Merlo) – Brutta sconfitta per il governo più inutile di sempre. Invece di risolvere i problemi dei cittadini hanno ben pensato di manomettere la Costituzione ed hanno fallito pure in quello. Rischiamo una catastrofe planetaria e la politica italiana si occupa di beghe di palazzo portando avanti il programma di un defunto. In tempi di poltronite acuta è inutile illudersi che rotoli qualche onorevole testa, speriamo almeno che con questa trombata referendaria tramonti una volta per tutte il sogno di Berlusconi, quello di sottomettere i giudici alla politica, quello del privilegio più odioso, l’impunità dei potenti. Come se non fossimo in Italia dove a furia di legiferare ad personam e pure ad minchiam, quelli in giacca e cravatta e tailleur in galera non ci finiscono mai, mentre le celle sono sovraffollate di poveracci vittime di traumi infantili e fallimenti sociali di cui non frega niente a nessuno. Uno come Berlusconi dopo tutto quello che combinò se la cavò con qualche mese ai servizi sociali e delle ammende, altro che balle. Servirebbe una riforma opposta che garantisca che tutti i cittadini siano davvero uguali davanti alla legge. E già che ci sono pure una riforma che non privilegi i ricchi che si possono permettere i mega studi legali mentre la stragrande maggioranza che non riesce a pagare le bollette deve rinunciare anche alla giustizia oltre che alla salute. E già che ci sono, pure ridurre tempi e carte bollate adeguandosi ai paesi più civili del nostro. Ovvietà che diventano chimere perché classi dirigenti malate di poltronite acuta non riescono a leggere la realtà in modo oggettivo ed agire per il bene comune guardando avanti invece di rivangare con rancore fasi politiche che hanno solo fatto danni al nostro paese. Come quella berlusconiana in cui politicanti invischiati in scandali osceni invece di correre a dimostrare la loro innocenza si spacciavano come vittime di chissà quale complotto giudiziario sfogandosi davanti alle telecamere e scatenando i loro avvocati per ostacolare i processi. Arrivando ad inquinare al limite dell’eversione i rapporti tra politica e giustizia, due pilastri democratici che dovrebbero stare per i fattacci loro. E anche qui servirebbe una riforma peccato che più sali più le porte diventano girevoli ed è pieno di ascensori se entri nel giro giusto. Una pandemia poltronistica con cluster principale a Roma ma diffusa su tutto il territorio nazionale. Nei paesi più civili del nostro al primo intoppo si dimettono e chiedendo pure scusa, da noi invece si indispettiscono che qualcuno osi dargli fastidio e si saldano ancora di più allo scranno per farla franca buttando tutto in politica. Poltronite allo stato terminale che riduce le vite in carriere inseguendo una falsa felicità fatta di potere, visibilità e status sociale. Più sali più dovresti essere non solo trasparente e immacolato, ma anche saggio e consapevole di chi sei e di come funziona davvero la vita. Altro che balle. Ma in attesa che rivoluzioni interiori si trasformino in rivoluzioni sociali e politiche, accontentiamoci della trombata referendaria. Pare che il referendum fosse la prima tappa di un altro progetto caro alle destre nostrane, l’accentramento dei poteri nelle mani del ducetto di turno che visto la qualità della classe dirigente italiana, sarebbe un vero e proprio suicidio nazionale. E anche qui, la riforma dovrebbe essere opposta, aumentando la partecipazione dal basso altro che balconi. Ma per le poltrone ci vedono come falchi, come progettualità politica è buio pesto e quindi pescano dal passato recente o remoto anche per tenere in vita identità politiche superate ma utili per il marketing elettorale. Guardano indietro invece che avanti e mentre rischiamo una catastrofe planetaria si occupano di beghe di palazzo. Ma inutile illudersi che rotoli qualche onorevole testa, accontiamoci che abbia fatto cilecca l’ennesimo assalto alla Costituzione che è la spina dorsale del nostro paese. Altro che manometterla, dovrebbero piuttosto rileggersela ed applicarla, dai principi di giustizia sociale fino al ripudio della guerra. E se la Costituzione è ancora così vitale, è perché non fu scritta da una manica di poltronari in carriera, ma dal meglio del paese reduce dall’immane tragedia bellica che mise da parte ogni faziosità e rancore ed interesse egoistico per scrivere una sintesi illuminata dal bene e dal destino comune della nascente repubblica democratica. Una consapevolezza personale e della vita ed uno slancio politico e morale che servirebbe disperatamente anche oggi per uscire da decenni di deprimente crisi politica in modo da risolvere gli atavici problemi e ritrovare una rotta.
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Capolavoro. 🙂
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