Rischio dimissioni per Nordio. Non è stata una partita tra tifoserie. È stato qualcosa di più profondo: una mobilitazione generale del Paese, che ha coinvolto Nord e Sud, città e province, elettori di ogni orientamento. E proprio questa partecipazione diffusa ha reso il risultato così pesante

(Marco Antonellis – lespresso.it) – L’Italia ha parlato, e lo ha fatto con un linguaggio chiarissimo: no alla riforma della Giustizia. Con un’affluenza che ha sfiorato il 59%, ben oltre le aspettative della vigilia, il referendum si è trasformato da passaggio tecnico a verdetto politico e culturale. Il risultato – con il “No” stabilmente tra il 53% e il 54% – non è un’incertezza sul filo, ma una bocciatura netta. Non è stata una partita tra tifoserie. È stato qualcosa di più profondo: una mobilitazione generale del Paese, che ha coinvolto Nord e Sud, città e province, elettori di ogni orientamento. E proprio questa partecipazione diffusa ha reso il risultato così pesante.
Il No travolge la riforma: affluenza record e bocciatura senza appello
I dati raccontano una verità che a Palazzo Chigi proveranno a minimizzare: il 69% degli elettori ha votato nel merito della riforma. Ma una quota non minoritaria – intorno al 30% tra gli elettori del “No” – ha dichiarato di aver votato contro il governo. Tradotto: nel Paese comincia a tirare aria di rivolta contro l’esecutivo. E qui sta il punto più doloroso per Giorgia Meloni: quando una riforma viene bocciata così, non basta dire “andiamo avanti”. Significa che non hai più con te il Paese reale, quello che vota e decide. Significa che si è rotto il rapporto di fiducia con il popolo sovrano.
Il fattore decisivo: città, istruzione e voto trasversale
L’analisi territoriale spiega perché il No ha vinto e perché lo ha fatto in modo netto. Le grandi città – Roma, Milano, Torino, Napoli – hanno registrato affluenze altissime e un orientamento prevalente verso il No. Lo stesso è accaduto nelle province ad alta istruzione e nelle aree storicamente più partecipative. Ma il dato davvero decisivo è un altro: il No non si è fermato nelle roccaforti “rosse”, ha sfondato anche altrove. Dal Nord produttivo al Sud, dai centri medi alle periferie urbane, si è formato un fronte trasversale, capace di superare i confini tradizionali dei partiti. È qui che il Sì ha perso la partita: ha tenuto il suo blocco, ma non è riuscito ad allargarsi.
Gli italiani vogliono essere governati, non comandati
C’è poi una lettura più profonda, quasi antropologica. Questo voto dice una cosa chiarissima: gli italiani vogliono essere governati, non comandati. Non accettano imposizioni dall’alto, non digeriscono riforme percepite come calate senza ascolto, non vogliono padroni. E qui sta il grande errore politico di Giorgia Meloni e del suo cerchio magico. La premier ha scelto di personalizzare lo scontro, mettendoci la faccia e trasformando il referendum in un test politico. Una scelta che, alla luce del risultato, si è rivelata un boomerang. Accanto a lei, figure chiave come Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari hanno contribuito a costruire una linea rigida, poco dialogante, che ha finito per alimentare diffidenza anziché consenso.
La resa dei conti: Nordio sul banco degli imputati
Ora, dopo la batosta, si apre la fase più delicata: quella delle responsabilità. E il nome che circola con più insistenza è quello del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. La riforma porta la sua firma, e la bocciatura popolare rischia di trasformarsi in una richiesta politica: fare un passo indietro. Nel mirino anche altri protagonisti della partita, da Andrea Delmastro a Giusi Bartolozzi, ma è sul numero uno di Via Arenula che si concentra la pressione maggiore. La caccia al capro espiatorio è già partita, e difficilmente si fermerà.
Meloni tra resistenza e manovre: cosa succede adesso
Giorgia Meloni, per ora, abbozza. Dice che il governo andrà avanti. Ma il risultato pesa, eccome se pesa. E apre scenari nuovi.
Tra le ipotesi sul tavolo: rivedere la strategia politica, abbandonando la linea muscolare, modificare la legge elettorale, in funzione anti-campo largo valutare un possibile anticipo delle elezioni alla primavera del 2027 (o addirittura già quest’anno), magari con election day nelle grandi città. Ma attenzione: la stessa maggioranza non è compatta. Lega e Forza Italia osservano, pesano, trattano.
Una bocciatura che cambia gli equilibri
Il referendum sulla giustizia non è stato un semplice incidente di percorso. È stato un segnale forte, chiarissimo. Non una rivolta, ma una scelta consapevole. Non un voto ideologico, ma un giudizio. E soprattutto: una bocciatura trasversale, che va oltre i partiti e parla al cuore del Paese. Per questo il No ha vinto. E per questo, da oggi, nulla sarà più come prima. Prima lo capisce anche Giorgia Meloni e meglio sarà per per il suo futuro politico oltre che per il Paese.
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E questo per quanto riguarda la resa dei conti tra i perdenti di destra. Si scannino pure.
Maa .. è mica arrivato il momento di portare fuori la immonda spazzatura che alberga anche dall’ altra parte?
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Due tre cose veloci
Primo: quando gli italiani hanno ben chiaro un obiettivo elettorale di grande peso decidono con la testa
Secondo: si mobilitano, perciò le solite litanie su astensionisti brutti, sporchi, cattivi e ignoranti è una scusa per evitare di guardare in faccia la realtà, magari perché è scomoda
Terzo: gli italiani si mobilitano quando hanno garanzie che il loro voto produrrà conseguenze certe e un referendum costituzionale ne è l’ esempio più nitido; a tal proposito: da parte di esponenti dell’ ipotetico campo largo ho già visto e sentito dichiarazioni che, per un possibile elettore, suonano come le bottigliate di Tafazzi sui gioielli, tipo il tizio da Rignano che adesso spiega le buone regole per selezionare il capo coalizione (lui, che si è battuto per il NO con tutte le energie, vero?); e il signor Fratoianni (ibidem ) la bontà fatta persona, dice che lui non mette veti a nessuno.
E questo a vittoria calda. Adesso vediamo un attimo se le teste gloriose delle opposizioni hanno capito qualcosa dal voto appena concluso.. vediamo.
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Dimissioni di Nordio? Calci nel cubo niente?
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😀
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il suo futuro politico? una panchina ai giardinetti la trova sempre.
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Oh sì, ha vinto proprio il NO! Ora sarà ancora più divertente vedere la ducessa con una evidente cicatrice in piena fronte di 8 punti – dovuta alla legnata referendaria – mentre blatererá sul consenso (nei sondaggi) su cui si poggia la sua disastrosa inazione di governo o quando ancora se la prenderà con le toghe, anzi le zecche rosse che continueranno ad applicare la legge in nome del popolo e definitivamente protette dalla Costituzione che il popolo non ha voluto modificare. Sarà proprio ridicolo vederla senza più argomenti, illuminare con il suo acume l’intero orbe terraqueo, improvvisamente orfana di popolo. Oggi si è chiuso per sempre un capitolo aperto nel 1994; del berlusconismo ora è rimasta una purulenta appendicite in attesa di essere totalmente asportata.
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Ho pensato la stessa cosa: il berlusconismo è definitivamente sepolto con il suo leader.
Un saluto a Marina Berlusconi in questo giorno triste. 😀
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/22/marina-berlusconi-referendum-voto-dichiarazioni-oggi/8332910/
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non cambierà nulla, scappati di casa erano ieri, scappati di casa rimangono oggi e saranno domani
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Il referendum il governo lo ha perso; questo è il dato importante ed inequivocabile.
Quanto alle conseguenze si tratta solo di scenari, previsioni o auguri, non di fatti accertati in corso di accadimento.
Scrivere che si sia rotto il rapporto tra governo e cittadini è un’ipotesi basata su un dato che, per quanto significativo, non è un trend; un evento non è una tendenza.
L’altro dato evidente è l’esistenza di una frattura territoriale, ormai cronicizzata, in termini di partecipazione alle elezioni.
Che i personaggi politici che ci hanno messo la faccia possono dimettersi è solo una sega mentale.
Primo c’è un effetto Santanchè, se non si dimette una come lei perchè dovrebbe dimettersi chi ha commesso atti di minore gravità?
Secondo, anche se si dimettessero non saranno sostituiti da chi la pensava diversamente da loro, quindi che cambia?
Al posto di un dimissionario Nordio chi arriverebbe? Gratteri?
Ha vinto il NO, il resto è inutile.
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Che Fedez porti sfiga alle influencers bionde??🤣🤣🤣
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devono rimanere tutti al loro posto, devono cuocere a fuoco lento, i danneggiati saranno gli italiani, comprese le regioni del Lombardo-Veneto, però qualcuno si farà qualche domanda sugli inetti che hanno votato.
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