La vicenda della “famiglia del bosco” ha suscitato reazioni emotive diametralmente opposte: c’è chi pensa che sia disumano separare i figli dai genitori, altri che ritengono che sia corretto che i figli, ma in definitiva non solo loro, seguano un percorso conforme alle regole e ai costumi della società.

(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] La vicenda della “famiglia del bosco” ha suscitato reazioni emotive diametralmente opposte: c’è chi pensa che sia disumano separare i figli dai genitori, altri che ritengono che sia corretto che i figli, ma in definitiva non solo loro, seguano un percorso conforme alle regole e ai costumi della società.

In realtà la questione è ben più profonda e va al di là di queste risposte emotive, nonché della propaganda sul referendum che nulla c’entra con questo caso . Non ci si è resi conto che la decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila ci porta diritto e di filato allo Stato etico di hegeliana memoria che è alla base di ogni totalitarismo. Hegel, mal interpretando, col suo ottimismo ottocentesco, la dialettica di Eraclito, afferma ci sia una “sintesi di tutte le sintesi” che è appunto lo Stato o la Società che nel pensiero di Hegel sono la stessa cosa. Lo Stato, ovvero la Società sono i veri padroni della vita dei singoli anche nelle loro attività più intime. Detta in altri termini: la Dea Ragione, idola del tutto moderna, è il nuovo Dio. In realtà, cercando di approfondire ancor più questa complessa questione, alle origini di tutto c’è la Razionalità illuminista che si sovrappone a ogni cosa, sentimenti, amori, piccoli atti della vita quotidiana.

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In un formidabile passaggio de I Fratelli Karamazov Dostoevskij pone il problema centrale dell’Autorità e della Libertà, cioè su quale delle due sia preferibile puntare, se si sceglie l’Autorità, cioè Dio, secondo il discorso dello scrittore russo, tutto diventa più facile, tutto corre secondo le regole predisposte. Se si sceglie la Libertà, cioè se si accetta che non esista né Autorità né Dio, allora si genera lo straziante grido di Ivan Karamazov: “Se tutto è assurdo allora tutto è permesso”. È qui che l’uomo viene posto davanti a un paradosso e a uno sforzo estremo: tutto è assurdo, ma bisogna comportarsi come se non tutto fosse permesso, altrimenti si dà via libera a ogni sorta di violenza, anche la più atroce.

Comunque è da quel dì che lo Stato, o la Società, il che come dicevo, fa lo stesso, continuano a porre limiti alla libertà individuale: divieto di fumare, divieto di bere, alcol si intende, divieto di farsi del male da soli secondo le proprie inclinazioni. È il tema di ciò che ho chiamato il “terrorismo diagnostico” secondo il quale ciascuno di noi dovrebbe fare almeno sei controlli clinici l’anno, dovremmo vivere da malati anche se siamo sani, dovremmo vivere da vecchi anche se ancora giovani. Ma lo si vuol capire una volta per tutte che è vivere che ci fa morire? Ciò si lega a un altro tema fondamentale della società moderna: il rifiuto della morte.

La vera e forse unica libertà è quella di essere se stessi. È quella impersonata da Lucio Sergio Catilina che va fino in fondo alla sua storia anche se sa, lucidamente, che in fondo a questa storia c’è solo la sua morte. Affermare questo in una società di pavidi, di mollaccioni, di azzeccagarbugli, di truffatori di se stessi, e non parlo solo degli uomini politici, priva di ogni generosità, sembra una bestemmia. Ma è la verità. Una verità che contempla il sacrificio di sé, fino alle estreme conseguenze, come fu per Catilina o, più modernamente, per Ernesto Che Guevara. In fondo anche l’individualismo più estremo, come quello di Catilina o del Che, non esclude, ma anzi rafforza, la generosità verso gli altri. “Ho assunto, come mio costume, la causa generale dei disgraziati” (Catilina in un famoso discorso fatto ai congiurati). Purtroppo la società di oggi è fatta di individui alla Cicerone, vile e imbelle, ma che finirà per vincere la partita. È la società di Donald Trump.