
(di Marcello Veneziani) – L’aggressione di Stati Uniti e Israele all’Iran è stata una violazione del diritto internazionale. Lo ha detto perfino Guido Crosetto che non mi pare un indomito nemico delle armi, degli Usa e dell’Occidente. La giustificazione di Donald Trump è ancora più preoccupante, soprattutto per l’avvenire: «Non ho bisogno del diritto internazionale. I miei poteri sono limitati solo dalla mia morale personale, dalla mia mente». Non sono un cieco devoto del diritto internazionale, conosco le ipocrisie e le viltà che si nascondono sotto la sua veste e so quanti crimini sono stati compiuti in suo nome ma una dichiarazione del genere pronunciata dall’uomo più potente (e prepotente) della terra fa oggettivamente temere il peggio: se chi detiene il massimo potere non riconosce alcun limite esterno a se stesso, sia esso una norma internazionale, un consesso sovrano o una tradizione a cui attenersi, e reputa che a decidere sia solo lui che poi ne risponderà alla sua morale e alla sua testa, siamo esposti a ogni rischio e a ogni sbalzo d’umore. Morale autarchica, mente autoreferenziale, affermazione da autocrate. Tutto è nelle mani sue e della sua volontà di supremazia e di onnipotenza; individuo assoluto con potere assoluto di intervenire in ogni parte del mondo lui decida di farlo, destituire a piacimento capi di stato, veri o presunti tiranni e criminali, lasciandone altri a lui simpatici, ora per fare gli interessi americani, ora per tutelare l’umanità; e pretesa più volte dichiarata, di decidere lui chi mettere al suo posto, a prescindere dai popoli e dai diretti interessati. Per essere un leader populista, il popolo sovrano non viene considerato neanche di striscio. Della stessa opinione è Netanyahu a giudicare dalle decisioni unilaterali e a suo dire preventive di attaccare tutti i paesi limitrofi, senza alcuna giustificazione tratta dal diritto internazionale o senza considerare l’ordine mondiale. Come dicono alcuni psicopatici: “mi guardava storto, perciò l’ho ucciso prima che lo facesse lui”. A differenza di molti osservatori progressisti, non ho alcuna pregiudiziale nei confronti di Trump, anzi; ma la realtà dei fatti impone di trarre quelle conclusioni, anche perché è in gioco il futuro di tutti.
Ho trovato inquietante e per altri versi grottesca, quella catena pseudomistica nello studio Ovale della Casa Bianca, già teatro di altre nefaste performance, con quel gruppo di pastori evangelisti in preghiera attorno a Trump, come se fosse un Santone o un Capo Spirituale (ma non è lo stesso amico di Epstein e quanto pesano quei dossier sulle sue decisioni?). E dire che i fondamentalisti religiosi dovrebbero essere quelli abbattuti a Teheran… Per carità, non attribuiamo ogni fanatismo alla religione. C’è religione e religione: nella storia della cristianità c’è Sant’Agostino e San Tommaso o sul piano pratico c’è San Francesco e San Benedetto e ci sono i fanatici che hanno massacrato e perseguitato nel nome della fede, gli inquisitori, i simoniaci e infine i cristiani delle sette pseudo-evangeliche… Anche nel mondo islamico ci sono i fanatici e i terroristi e ci sono i Sufi e i dervisci.
Preoccupa questo Dio nazionalista che vuole la guerra e tifa per il suo popolo eletto (sia esso Israele, lo Stato Islamico o gli Stati Uniti). Sconcerta quell’immagine di pastori evangelici che toccano il messia Trump in una preghiera di Stato, invocando un Dio a stelle-e-strisce che benedice le guerre e le incursioni aeree, anche quando colpiscono scuole di bambini. Mi pare la caricatura di un rito sacro, quella che si chiama controiniziazione; qualcosa come una seduta spiritica e una grottesca imitazione a contrario di una cerimonia religiosa. Vedo poco Cristo, e un odore sulfureo d’Anticristo in quelle parole e in quelle immagini, in quel Dio Bomba che risolve in quel modo drastico ogni “peccata mundi”, assumendo come universale e oggettivo il punto di vista di un potente della terra.
Già l’Anticristo. Domenica prossima, come ha già scritto La Verità, verrà a Roma a tenere incontri all’Angelicum, Peter Thiel, imprenditore e intellettuale, fondatore di PayPal e Palantir, mentore di Vance, sostenitore di Trump e teologo di un tecno-spiritualismo elitario, che potremmo definire tecno-gnosi. Lessi qualche tempo fa il suo libretto Il movimento straussiano pubblicato lo scorso anno da Liberilibri (ma è un saggio di quasi vent’anni fa). Thiel ha buone letture: Leo Strauss, René Girard, Carl Schmitt, e perfino Tolkien. E ha capito tre cose di non poco conto: innanzitutto, la sfida che si sta aprendo nel mondo è prima di tutto spirituale, che lui legge con un risvolto apocalittico e con toni che evocano Armageddon e l’Anticristo. In secondo luogo, occorre aprirsi al futuro e ai suoi possibili scenari, confrontarsi in modo pregiudicato con le nuove tecnologie; osare, scompaginare i campi, non restare chiusi nel recinto prudente e ottuso dell’oggi. Infine, o meglio nel mezzo, bisogna liquidare l’ideologia woke, il suo intreccio liberal e radical, nefasto al mondo. In chiave macropolitica il tema di Thiel è superare la democrazia e ridefinire la libertà, affidarsi a un’élite di titani per cambiare il mondo attraverso la tecnologia. Il sottofondo tematico è la religione ripensata con l’AI. Insomma il pensiero di Thiel è una teologia tecno-politica. In un libro appena pubblicato, Critica della ragione digitale (ed. Castelvecchi), Eugenio Mazzarella dedica molte pagine finali del suo saggio a Thiel, al suo tecno-spiritualismo a sfondo teologico. E alle sue applicazioni, a quel che viene definita “la giusta miscela di violenza e di pace” esercitata da coloro ai quali, scrive Thiel, «toccherebbe il terribile potere che è legato a una centralizzazione economica e tecnica estesa a tutto il mondo».
L’Intelligenza Artificiale, il silicio dei chips, è considerato da Thiels “l’Anticristo della nostra epoca”; ma diventa alla fine il rimedio, il Kathéchon, la salvezza del mondo a partire dall’Occidente dall’Apocalissi, se è nelle mani di questi Oltreuomini o Superuomini. Insomma, l’Anticristo ha due facce. È come mutare il veleno in farmaco. Tutto questo, come su altri versanti sostiene Elon Musk, conduce a uno scenario transumano, animato da una fede entusiasta nella tecnica e nei suoi prodigiosi sviluppi. Non ha torto Mazzarella a vedere in questa manipolazione l’uso degli esseri umani da parte di altri esseri umani speciali, che potremmo definire nietzscheanamente la Razza dei Signori, tramite l’Intelligenza Artificiale. La risposta del filosofo italiano all’escatologia inquietante del tecnognostico Thiels è affidarsi alla triade rivoluzionaria della modernità: libertà, uguaglianza, fraternità. Io invece direi innanzitutto lasciamo stare l’Anticristo nelle due versioni, malefica e salvifica; poi rispondiamo con l’intelligenza critica, la libertà responsabile e l’umanesimo incardinato sulla civiltà e sulla tradizione. Ma ogni discorso di principio è insufficiente, non può risolversi solo in un ordine teorico, ci sono forze in campo e soggetti in azione, occorre rispondere a quelli. Rispetto a questo scenario non basta sfilarsi dicendo: non condivido e non condanno, non ho elementi per giudicare… Quando la partita coinvolge l’umanità, limitarsi a campare può essere comprensibile per i singoli sudditi inermi, non per chi deve guidare i popoli e gli Stati. Certo, con realismo, con prudenza, misurando le proprie forze, cercando sponde; ma ci sono punti fermi e beni non negoziabili. Lasciamo stare l’Anticristo ma non laviamoci le mani davanti a Cristo in croce.
“e perfino Tolkien“….perbacco roba grossa allora.😂😂😂😂😂
Strano che ci abbia risparmiato il katéchon in versione politica: un’eieculazione metafisica risparmiata al vegliardo prof Cacciari e un rotolomento nella tomba in meno a Saulo di Tarso.Solo questione di settimane,tornerà a grande richiesta,i know my chickens.
No-bodies smells like you…😆
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Piu’ che anticristo so’ du’ teste de ©azzo senzadubbiamente🤔
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Ma almeno l’hai letto l’articolo? Dal tuo commento, parrebbe che ti sia fermato al titolo.
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