
(di Marcello Veneziani) – Per la prima volta nella storia la guida suprema di uno stato, Ali Khamanei, è stato ucciso da remoto. Era già accaduto in realtà al leader di al-Quaeda, Ayman alZawairi e ad altri esponenti iraniani, un generale delle forze armate e uno scienziato nucleare. Ma quello di Khamanei è il primo “tirannicidio” compiuto a distanza, tramite la tecnologia avanzata, l‘hackeraggio delle infrastrutture e delle telecamere di sorveglianza stradale, i droni, l’intelligenza artificiale e le armi teleguidate. I droni sono ormai i nuovi combattenti di prima linea, quasi a confermare il transito verso una radicale disumanizzazione della guerra, frutto in realtà di una più vasta disumanizzazione della vita e delle relazioni. Qualcuno osserverà il passaggio a un conflitto più preciso, con obbiettivi mirati e minor dispendio di vite umane almeno da parte di chi compie questi atti, non di chi li subisce. Ma a giudicare poi dal numero di vittime civili e di obbiettivi non militari che vengono colpiti e coinvolti, come ospedali, case, strade e scuole, si ha in realtà una smentita dell’intelligenza delle armi e della precisione chirurgica negli obbiettivi da colpire. Ma il tema vero che resta, al di là dell’attuale conflitto degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è la guerra da remoto, la guerra in automatico, compiuta tramite mezzi e dispositivi. Segna una svolta radicale e difficilmente reversibile, non si può tornare indietro, è molto difficile che accada. Non c’è più bisogno di squadre speciali, missioni di corpi scelti e nemmeno di intrepidi o folli attentatori per eliminare un uomo di potere, un sovrano, una figura di spicco. E naturalmente non c’è bisogno di una giustificazione etica per togliere di mezzo il presunto despota; è possibile eliminare da remoto qualunque leader considerato nemico, indipendentemente se sia un tiranno o no. Il tirannicidio era giustificato in Occidente come una ribellione estrema contro un sovrano che violava le leggi elementari della vita e calpestava la dignità dei sudditi con l’uccisione, la tortura, la violenza e la repressione della libertà. Il sottinteso era che si trattava degli stessi sudditi che si ribellavano al tiranno e non di potenze straniere.
Cosa succederà se l’uso della tecnologia militare per la guerra a distanza si allargherà ad altri soggetti, altri Stati, altre formazioni? Tutti diventano obbiettivi possibili, non solo veri e presunti tiranni ma capi di stato e capi religiosi, militari, leader politici, figure rappresentative, scienziati e ricercatori, opinion leader, imprenditori e concorrenti. Chiunque sia odiato o sia d’ostacolo agli interessi vitali di chi decide di eliminarlo.
Tema in fondo ricorrente ma che non trova soluzione: chi ha diritto di usare queste armi da remoto e fino a che punto, chi decreta e stabilisce la liceità delle azioni compiute o l’inammissibilità, chi detiene la forza e la legittimità per far osservare i limiti e i divieti? Alla fine resta solo la forza, nel senso più ampio dell’espressione. La forza delle cose che s’impongono nei fatti, la forza dei soggetti che predomina su altri soccombenti, la forza dei numeri e della potenza che sovrasta sugli altri. Insomma dietro la tecnica si annida la barbarie disumana, la perdita di ogni relazione con l’umanità. Intendiamoci, non è una novità, da che mondo è mondo succede, è la legge ultima che governa il mondo. Ma la tecnologia avanzata rende più facili e più rapide le decisioni, espande alla massima potenza la capacità distruttiva, salta i controlli e le mediazioni, minimizza i rischi di chi compie queste azioni, che può stare al riparo e al sicuro, da lontano, almeno fino a quando deterrà il monopolio o l’egemonia della forza tecnologica. Altri limiti di natura religiosa, morale, ideale, non sono più d’uso. E la massima esposizione avverrà quando le “macchine”, i dispositivi e l’Ai saranno in grado di agire autonomamente, fino a prendere l’iniziativa o comunque a non passare da alcun filtro o alcun vaglio umano. Ogni mezzo di distruzione diventa così mezzo di autodistruzione, fino alla massima potenza.
Non abbiamo soluzioni né rimedi se non la speranza che un equilibrio di forze, una ragionevole deterrenza fondata sulla reciproca paura, possa limitare l’uso e i danni. Ma se alla crudeltà disumana degli uomini, alla follia della prepotenza e del delirio di onnipotenza si unisce la glaciale indifferenza all’umano e alla vita dei dispositivi tecnici, c’è solo da sperare che un destino, una provvidenza, un Dio possano fermare l’escalation della potenza. Heidegger lo disse cinquant’anni fa, poco prima di morire: ormai solo un Dio ci può salvare. Un Dio che a volte si nasconde negli imprevisti della storia. E intanto qui da noi? Mentre uccidevano Khamanei noi eravamo presi da Sal Da Vinci al festival di Sanremo. Beata Italia, paese di eterni, giocosi bambini. Con la solita, saggia raccomandazione delle mamme: però non fatevi male.
A ogni azione corrisponde una uguale e contraria : principio della fisica incontrovertibile. Certo, bisogna aver studiato, almeno alle scuole medie. Gli iraniani e, le iraniane con o senza velo, lo hanno fatto e hanno saputo ideare tutti i sistemi tecnici per contrastare la ” conoscenza ” la ” tecnica ” e la stronz. ..gine degli Americo Israeliani e superarla grazie all’ ingegno frutto del bisogno e dell’ aiuto, forse ,di Allah.
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