Le ripetute ospitate alla Casa Bianca, coronate da sorrisi, elogi, foto, della pontiera Meloni non hanno prodotto nessun risultato concreto. Trump tratta Meloni e il suo governo con la stessa noncuranza che riserva agli altri capi di governo europei. E anche in Europa di compagni l’Italia in questa delicatissima e gravissima fase politica non ne ha

(Gianfranco Pasquino – editorialedomani.it) – L’Italia è rimasta sola. Purtroppo. Oppure finalmente e inevitabilmente. Il sovranismo equilibrista di Giorgia Meloni ha, forse, con il suo incessante turismo politico tradotto in un grosso portfolio di foto, reso l’Italia più visibile nel mondo. Sicuramente, non l’ha resa più influente politicamente.
Di per sé, infatti, il sovranismo significa contare sulle proprie forze perseguendo prioritariamente, per lo più esclusivamente, gli interessi nazionali. Il presidente Trump, sovranista in chief, può permettersi lo slogan/progetto Make America Great Again, ma quand’anche conseguisse l’obiettivo, non riuscirebbe a imporre nessuna riguadagnata egemonia politica e meno che mai culturale.
L’arroganza del vice presidente J.D. Vance nei confronti dell’Europa e le più sottili critiche del segretario di Stato Marco Rubio sono soltanto servite a ricompattare gli europei spingendoli a prendere atto che le relazioni con gli Usa sono profondamente, forse, irreversibilmente, cambiate. Le ripetute ospitate alla Casa Bianca, coronate da sorrisi, elogi, foto, della pontiera Meloni non hanno prodotto nessun risultato concreto. Trump tratta Meloni e il suo governo con la stessa noncuranza che riserva agli altri capi di governo europei, con totale disinteresse. Non sarà Meloni a ricucire rapporti lacerati, ma neppure Viktor Orbán che, sovranista e trumpiano furbetto, non è proprio una buona compagnia per il capo del governo italiano.

Di compagni in Europa è oramai accertato che in questa delicatissima e gravissima fase politica, Meloni e la sua Italia non ne hanno. Fuori dalle consultazioni e dalle intese fra Francia, Germania e Gran Bretagna (E3), con un ruolo molto marginale fra i volenterosi, pur continuando nel doveroso sostegno all’Ucraina, totalmente esclusa dal gruppo degli otto paesi che, coordinati dal Presidente francese Emmanuel Macron, parteciperanno al progetto di “deterrenza nucleare avanzata”. Al netto delle antipatie personali, nell’assenza dell’Italia hanno sicuramente contato anche le ripetute dichiarazioni di Meloni che svelano che il suo asserito ponte è fortemente squilibrato a favore del presidente Trump.
Non è chiaro se all’interno del governo Meloni ci sia consapevolezza che è in corso un cambiamento epocale che richiede molto di più di qualche, peraltro non semplice, dichiarazione, magari condivisa anche dai due vice presidenti del Consiglio le cui posizioni definirei “diversamente ambigue” anche se opportunisticamente di volta in volta convergono con quanto afferma Giorgia Meloni.
Finora la presidente del Consiglio si è rivelata molto abile nel ridefinire in modo flessibile e soffice il suo originario sovranismo. In questi giorni, appare in maniera evidente che è indispensabile un salto di qualità degli europei e dell’Unione Europea in quanto tale. Confinarsi, come Meloni ha spesso fatto, a qualche critica, suggerendo cautela, oppure prendere qualche distanza impedendo decisioni importanti come l’abolizione del voto all’unanimità, indebolisce le capacità e schiaccia le potenzialità dell’Unione senza in nessun modo fare avanzare un progetto alternativo.
Chiaro è che il governo italiano non ha nessun progetto alternativo a quello federale come espresso nel Rapporto Draghi e nelle sue successive interpretazioni che costituiscono una sfida prima di tutto alla Commissione e alla sua cauta, incerta e insicura presidente von der Leyen, ma anche all’Italia. Non sarà dal pensiero sovranista che guarda indietro per cercare di riappropriarsi della sovranità perduta che verrà la soluzione. Quella sovranità non è stata perduta, ma consapevolmente ceduta per meglio esercitarla in condivisione con gli altri Stati-membri dell’Unione Europea.
Non è proprio il caso di rifugiarsi nella retorica inneggiando alla necessità di un pensiero lungo. Abbiamo bisogno adesso e subito di un pensiero convintamente compiutamente europeista. Sappiamo che non potrà venire dal governo Meloni.
Antonio La Trippa
(Di Marco Travaglio) – Da tre anni e più sentiamo ripetere da chi ci capisce che sulle questioni interne il governo Meloni è un po’ così, ma in politica estera vuoi mettere: non ne sbaglia una. Basta vederlo all’opera sulla nuova guerra scatenata dagli amici Donald e Bibi. Qual era l’unico Paese europeo ad avere un ministro nel Golfo prima e durante l’attacco all’Iran? Il nostro, grazie a Crosetto. Sì, vabbè, i due “alleati” si erano scordati di informarci, ma lui è telepatico: li ha bruciati sul tempo ed è volato a Dubai con la famiglia. Poi, è vero, ha un po’ pasticciato con le versioni: “Ero lì per un periodo di ferie”, “Ero lì anche per incontri istituzionali”, “Ero lì per mettere in salvo la mia famiglia in pericolo”, “Ero lì perché non c’erano rischi”. Ma solo perché non poteva dire la verità: stava girando il nuovo cinepanettone Vacanze a Dubai. Avercene, di ministri così. Intanto la Meloni condanna l’Iran aggredito e difende gli aggressori perché l’attacco israelian-americano è dovuto alla “crisi del diritto internazionale, figlia dell’attacco russo all’Ucraina”: prima – com’è noto – la Nato non aveva attaccato Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia né provocato la Russia, come lei stessa diceva fino al 2022 contestando le sanzioni a Putin, felicitandosi con lui per la democraticissima rielezione e incolpando Biden per la guerra in Ucraina. In pratica, se Trump e Netanyahu attaccano l’Iran, ha stato Putin.
Poi c’è Tajani, ministro degli Esteri fino a un certo punto. Che fosse il più sveglio della compagnia l’avevamo già intuito quando risolse brillantemente il giallo di Crans Montana (“Evidentemente qualcosa non ha funzionato”); spiegò che il Ponte sullo Stretto servirà “per l’evacuazione in caso di attacco da Sud”, tipo dal Madagascar; e si esibì nel ballo dell’insaccato “Chi non salta comunista è”. Ora detta alle migliaia di italiani abbandonati nel Golfo una tecnica di sopravvivenza a prova di bomba: “Se vedete un drone, non affacciatevi alla finestra e non andate per strada”. Idem per i missili: se fate in tempo a vederne uno, scansatevi. Messi al sicuro i connazionali, Antonio La Trippa s’è dedicato a Conte, intimandogli di vergognarsi per due peccati mortali. 1) “Andava in ginocchio da Trump e dalla Merkel” (infatti a Trump disse di no sulla Via della Seta e su Guaidó e alla Merkel sul Mes, facendole ingoiare il Pnrr, cioè i 209 miliardi che i melones ancora incassano per tenere il Pil sopra lo zero). 2) “Trump lo chiamò Giuseppi, a me non mi chiama Tony”. A parte il fatto che non lo chiama proprio, è curioso che, se Trump sbaglia il nome a Conte in un tweet, sia colpa di Conte (lo sbagliò anche alla Meloni chiamandola Georgia, ma fa niente). L’unico a cui Trump non potrà mai sbagliare il nome è Tajani, perché non sa proprio chi sia. Meglio così, per il nostro bene.
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Tajani a Milano, la battuta al taglio del nastro: “Un po’ di terronismo serve”. 🤣
Tajani e la previsione sbagliata prima dell’attacco di Israele all’Iran: “Nessun segnale”. 🤣
Tajani posta video da Gaza in cui sventola il Tricolore: “Riconoscenza all’Italia”. Ma è rivolto a chi è sceso in piazza contro il governo. 🤣
Gestazione per altri, la gaffe di Tajani: “L’utero di una donna non è un forno per patate arrosto”. 🤣
“Il ponte sullo Stretto? Anche per evacuare in caso di attacchi da sud”: la strategia di Tajani contro (misteriosi) aggressori. 🤣
La gaffe di Tajani a Bari: “Riempivamo pure il San Paolo”. Che però è lo stadio del Napoli. Poi non capisce e dice: “Evviva San Nicola”. 🤣
Tajani dà la carica: “Vittoria in Campania ad un passo”. 🤣
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Ciarpame made in Italy. Ma quello che più disturba è che dall’ altra parte non c’è di meglio : roba come la Picierno che detta alla segretaria la linea politica.
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Fedele come una underDOG
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Primi risultati 👇
“..un uomo in felpa ha allungato una pistola fuori dal finestrino del conducente e ha iniziato a premere il grilletto.
Nel giro di un solo minuto, l’uomo armato ha percorso la trafficata Sixth Street della città, è uscito dall’auto e ha sparato altri proiettili, uccidendo tre persone e ferendone altre 13, prima di essere ucciso a colpi d’arma da fuoco dalla polizia
Il sospettato, Ndiaga Diagne, 53 anni, indossava una felpa con cappuccio con la scritta “Proprietà di Allah”
..indossava una maglietta con la bandiera iraniana, secondo una fonte.”
https://www.cnn.com/2026/03/03/us/ndiaga-diagne-austin-shooter-texas
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Ah, e i nostri giornali?
Prendiamone un paio di oggi, sempre famosi per il loro equilibrio
La Stampa, scuderia Elkann, titola a tutta pagina
“L’Iran minaccia l’ Europa”
https://www.giornalone.it/prima-pagina-la-stampa/
A questi poveri iraniani piovono bombe sulla testa, portate in loco anche da aerei partiti da basi €uropee, ma dovrebbero stare zitti e buoni.
Poi, degno di nota, connotato da equilibrio, c’è Il Secolo d’Italia, sempre a tutta pagina
“Con le donne iraniane”
https://www.giornalone.it/prima-pagina-secolo-d-italia/
Quanta sensibilità! Eccole le (piccole) donne iraniane tanto amate dall’ occidente democratico
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Si tratta delle fosse scavate per accogliere le bambine iraniane massacrate mentre erano a scuola.
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In mezzo a tutto questo casino creato dal il criminale pacifista futuro Nobel Trump (che mai ha iniziato e inizierebbe una guerra e che fa sempre quello che dice) e dal suo criminale ricattatore Bibi (il Mossad è fatto da gente seria, come solo la mafia da noi), se fossi Maria Antonietta (o in uno dei pagliacci del suo circo) perderei la parola e mi fingerei morta. In questo momento, meno danni fanno e meglio è per tutti.
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@Davide purtroppo per loro e fortuna nostra è un periodaccio per i video messaggi dal bunker di Chigi. Qualsiasi cosa dice le si rivolta contro. Tipo il magistrato che indaga il poliziotto a Rogoredo.
Temo però che questa guerra stia distraendo dal referendum, dove invece meno se ne parla meglio è…per loro!
comunque è proprio vero che Trump non va a raddrizzare le gambe ai cani…meno male, figurati se fosse stato interventista. Ci sarà mail un edizione di “Mi faccia il piacere” con questa affermazione?
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