Proprio dieci anni fa, nel libro “Effetto serra, effetto guerra”, preconizzavamo una situazione di conflitto in Artico per via dei cambiamenti climatici. Cosa che si sta materializzando

(di Antonello Pasini* – ilfattoquotidiano.it) – Proprio dieci anni fa, di questi tempi, stavo iniziando a scrivere un libro con il diplomatico Grammenos Mastrojeni sugli influssi dei cambiamenti climatici recenti su conflitti e migrazioni in giro per il mondo; un libro dal titolo emblematico: Effetto serra, effetto guerra. Già allora preconizzavamo una situazione di conflitto in Artico per via dei cambiamenti climatici recenti di origine antropica. Scrivevamo in particolare:

“Poiché il Polo Nord si sta fondendo – e vi sono riscontri inequivocabili – gli stati che hanno ambizioni artiche iniziano a mostrare, ancora pacatamente, i muscoli, guardando alle nuove rotte di navigazione che si apriranno, ai giacimenti di gas e di petrolio e a tanto altro. La Russia ha inviato dei sottomarini a piantare la propria bandiera sul fondale oceanico dell’Artico, mentre gli Stati Uniti e il Canada hanno avviato una disputa per decidere di chi è la sovranità sul Passaggio a Nord Ovest, la mitica via di navigazione a settentrione del continente americano che già si sta liberando dai ghiacci perenni che la rendevano impraticabile. Tutto piuttosto pacifico perché gestito da soggetti che amministrano interessi economici in maniera generalmente razionale.”

Cosa è cambiato in questi dieci anni? Ebbene, dal punto di vista climatico continua, e anzi accelera, il cambiamento in Artico. Se allora scrivevamo che la temperatura all’interno del circolo polare aumentava del doppio o poco più rispetto all’aumento di temperatura media globale, oggi ci accorgiamo che aumenta tre volte più della media. D’altro canto, i ghiacci che sono a galla sull’Oceano artico, e soprattutto quelli della Groenlandia, continuano a fondersi, e a un ritmo accelerato.

Più studiamo la dinamica dei ghiacciai, più scopriamo che esistono fenomeni di fusione della neve e del ghiaccio che “lubrificano” lo strato tra ghiaccio e rocce sottostanti e fanno “scivolare” i ghiacciai verso il mare, creando fenomeni bruschi che ce li fanno perdere più rapidamente.

Dal punto di vista geopolitico, mi sembra che i nodi che descrivevamo allora come potenziali oggi vengano al pettine, e che quella “pacatezza” e quella “razionalità” di cui scrivevamo – e che tutto sommato ci dava un po’ di tranquillità – stiano venendo meno, perché c’è chi vuol fare prevalere la legge del più forte e chiaramente non ha consapevolezza (o non vuole vedere) l’interconnessione e la fragilità del mondo attuale, dove alla lunga non vince il più forte, bensì chi riesce ad armonizzare la propria dinamica e le proprie azioni con la dinamica della natura e degli altri umani sulla Terra.

Siamo in un momento storico in cui si nasconde la complessità e la fragilità di questo mondo interconnesso, sia dal punto di vista scientifico che da quello geopolitico. In questa situazione, povera Groenlandia… e poveri noi.

* Fisico del clima, Cnr