Stavolta non c’entrano le materie prime del Golfo. Gli Stati Uniti negli ultimi vent’anni si sono completamente affrancati dal giogo dei combustibili fossili

(Mario Pomini – ilfattoquotidiano.it) – Questo decennio è nato decisamente sotto una cattiva stella. Nel giro di pochi anni si sono verificate ben quattro crisi economiche globali, una successione piuttosto imprevedibile che può sfidare qualsiasi cigno nero. La prima è stata la crisi sanitaria del Covid che ha ridotto il Pil mondiale in maniera drammatica: per l’Italia il calo è stato dell’8%. Dopo due anni è arrivata la guerra regionale, anche se poi si è estesa in maniera indiretta, tra Russia e Ucraina. L’effetto stavolta è stato quello di far esplodere l’inflazione, arrivata a superare il 10% annuo, con una perdita di reddito non più recuperata. Nell’aprile 2025 Trump ha sconvolto il commercio internazionale con le sue tariffe di ritorsione verso più di cento Paesi nel tentativo di tutelare gli interessi economici americani.
Adesso è arrivata una seconda guerra regionale. Questa guerra, iniziata da Israele e dagli Usa contro l’Iran, è ancora meno comprensibile della precedente perché non c’è contiguità territoriale tra i Paesi coinvolti, quindi nessuna diatriba territoriale, e si tratta, par di capire, di una guerra preventiva. In altri tempi una guerra preventiva si sarebbe chiamata aggressione, in contrasto con il diritto internazionale – al di là del fatto che l’Iran sia governato da un regime autocratico e ferocemente repressivo. Anche gli obiettivi da raggiungere non sembrano chiari, almeno per gli Usa che, di fatto, non possono essere minacciati direttamente. Per Israele si tratta invece di eliminare definitivamente l’arsenale militare iraniano, e possibilmente un bel po’ dei suoi leader politici e militari, per garantire la sua sicurezza.
Quali le conseguenze economiche di questa terza guerra del Golfo? La conseguenza fondamentale non può che essere una distruzione della ricchezza mondiale, come accade sempre nel caso delle guerre ad ampio raggio, vista anche l’importanza economica dell’area considerata. L’effetto finale sull’economia-mondo dipenderà dalla durata della guerra, al netto delle conseguenze imprevedibili. Comunque i mercati si sono già mossi nella loro direzione naturale. Per primi hanno reagito quelli delle materie prime e quelli azionari. Poiché i Paesi del Golfo sono uno scrigno di combustibili fossili, Gnl e petrolio, il loro prezzo si è subito impennato, in risposta all’interruzione del transito navale che passa per lo stretto di Hormuz, chiuso di fatto dall’Iran. Lo stesso è accaduto per il prezzo del gas che è salito in picchiata nei mercati europei.
Questo rapido aumento del prezzo delle materie prime porterà a un’inflazione come quella disastrosa della guerra regionale precedente e ancora in corso? Probabilmente no, perché attualmente al mondo c’è una grande abbondanza di petrolio. Più critico è il caso del Gnl del Medio Oriente, da cui le economie europee dipendono pesantemente. L’effetto finale, comunque, non può che essere un aumento dell’inflazione, vedremo se a una o due cifre, ancora causata dall’aumento del prezzo dei combustibili fossili, da cui l’economia mondiale dipende anche se in misura sempre minore. Quest’inflazione può essere considerata una tassa che il mondo deve pagare per la cosiddetta sicurezza di Israele. Naturalmente c’erano molti altri modi per garantirla, ma il governo israeliano ha scelto la strada dell’azione bellica.
Anche i mercati finanziari non sono rimasti a guardare e le borse mondiali hanno fatto segnare pesanti risultati negativi con perdite giornaliere attorno al 3%, migliaia di miliardi che sono andati in fumo soprattutto in Asia, la regione più colpita perché più dipendente dal petrolio del Medio Oriente. Ma qui le preoccupazioni sono minori perché la borsa è abituata a queste capriole, e le perdite di oggi potranno essere facilmente recuperate. L’entità del danno per i risparmiatori dipenderà dalla durata e dagli esiti della guerra in atto. Molto critica potrebbe essere, invece, la situazione per il gigantesco debito pubblico americano con il tasso di interesse sui titoli Usa che è leggermente cresciuto, e che potrebbe crescere ancora di più a seguito dell’inflazione attesa. Di sicuro in questa situazione la Fed non ridurrà il tasso di sconto.
C’è un fatto che va rimarcato, e in un certo senso è nuovo. Questa guerra che vede gli Usa direttamente impegnati non è una guerra per le materie prime del Golfo. Gli Stati Uniti negli ultimi vent’anni si sono completamente affrancati dal giogo dei combustibili fossili. Mentre fino agli anni Novanta le importazioni di petrolio costituivano quasi la metà del disavanzo commerciale americano, ora gli Usa sono diventati pienamente autosufficienti, anzi lo esportano. Come risultato collaterale, e forse voluto, possiamo dire che Trump ha fatto un ennesimo favore alla potente lobby americana dei combustibili fossili che ha abbondantemente finanziato la sua campagna elettorale.
Delle disgrazie di questa prima parte del decennio, due portano la firma del Presidente degli Usa. Le sue scelte sono presentate con motivazioni oscure, carenti, a volte fasulle e decisamente poco convincenti su di un piano razionale. Non è un caso allora che la stampa abbia dato molto risalto ai sondaggi secondo i quali la fiducia degli americani nelle condizioni di salute mentale di Trump è fortemente diminuita. L’aumentata imprevedibilità di Trump che preoccupa gli elettori americani sta facendo pagare un prezzo molto alto all’economia-mondo, soprattutto ai paesi in via di sviluppo sui quali principalmente si scaricheranno le conseguenze della nuova, speriamo transitoria, inflazione bellica mondiale.
Iniziamo dalla più sacrosanta delle affermazioni
L’effetto finale sull’economia-mondo dipenderà dalla durata della guerra, al netto delle conseguenze imprevedibili.
Poi ci sono alcune inesattezze:
La prima è la chiusura dello stretto di Hormuz; l’Iran ha dicharato di averlo chiuso alle navi Israeliane, USA e occidentali; lo Stretto di Hormuz è internazionalmente un passaggio marittimo aperto; nessun paese attorno al Golfo può quindi legalmente “proprietariamente” chiudere il passaggio ad ogni nave semplicemente perché il tratto di mare passa davanti alle sue coste.
L’Iran lo ha fatto è si espone a ritorsioni ulteriori.
Quali che siano le derivate seconde; la funzione principale è: c’è un conflitto in corso, i rischi di transito sono elevati e anche la principale compagnia di navigazione cinese Cosco ha interrotto i transiti.
Più critico è il caso del Gnl del Medio Oriente, da cui le economie europee dipendono pesantemente.
Questa frase è allarmismo allo stato puro;
La quota di GNL importata in EU pesa per 12-15% nel mix energetico e di questo 12-15% il 10% arriva dalle aree di guerra; ad essere generosi il GNL che arriva dal MO pesa per il 2%; non pesantemente.
altra frase sacrosanta
C’è un fatto che va rimarcato, e in un certo senso è nuovo. Questa guerra che vede gli Usa direttamente impegnati non è una guerra per le materie prime del Golfo. Gli Stati Uniti negli ultimi vent’anni si sono completamente affrancati dal giogo dei combustibili fossili. Mentre fino agli anni Novanta le importazioni di petrolio costituivano quasi la metà del disavanzo commerciale americano, ora gli Usa sono diventati pienamente autosufficienti, anzi lo esportano.
Lo so cozza con la narrativa prevalente su questi pixel; l’Amerika ruba gas e petrolio.
Goebbles è morto, ma il suo metodo rimane; esiste un antitodo; si chiamano numeri, ma provocano potenti reazioni allergiche.
Quanto all’imprevedibilità di Trump, non è un malessere mentale; Trump deve mediare gli interessi talvolta divergenti di chi lo ha sostenuto; questo spiega l’atteggiamento ondivago a parole.
I fatti sono un’altra cosa.
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Quindi Donald ha rapito Maduro perché gli puzzano i piedi….ed ha dichiarato che il petrolio venezuelano è degli USA perché in effetti sono anni che i venezuelani fanno la spola con i secchi carichi dall’ America al Venezuela……La questione energetica non riguarda solo approvvigionamenti in territorio altrui, ma controllo sulla produzione e distribuzione/vendita agli altri ed è l’ aspetto più importante! Chi controlla e può gestire a suo piacimento le risorse energetiche, anche senza appropiarsene direttamente, ha un vantaggio enorme su molti paesi a livello economico, finanziario, politico e geopolitico……Evidentemente deve essere fondamentale, esistenziale, per gli USA, tanto da scatenare una guerra con il rischio di escalation a guerra mondiale nucleare…..quando nessuno , dopo, potrebbe più avere bisogno di petrolio o di altro….da morti non ci si può scaldare proprio con nulla! Almeno così pare dalla fisiologia…..
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L’ho già detto e lo ripeto: Trump va valutato per quello che fa e non per quello che dice.
A riprova di ciò il CEO di ExxonMobil ha dichiarato i giacimenti di petrolio venezuelano “UNINVESTABLE“
https://www.reuters.com/business/energy/exxon-ceo-says-prepared-evaluate-reentering-venezuela-2026-01-09/?utm
Al di la del quadro legale e geopolitico servono 54 MLD di $ SOLO PER MANTENERE la produzione ai livelli di oggi (1% scarso mondiale) e circa 200 per portarla ai livelli di 20 anni fa ( 3 milioni di barili al giorno)
E hai tempo a fornire numeri, dati, link
Hai ragione tu; Trump è andato li a rubare il petrolio.
Sei contenta adesso?
Si il controllo delle risorse è una potente leva strategica, ma il sistema è molto più complesso di come viene descritto.
Nell’ambito del petrolio esistono oggi 3 blocchi che concorrono a formare il prezzo
Uno è l’OPEC + ( OPEC e Russia); l’altro blocco è quello occidentale (USA, Canada e Brasile; con buona pace della Basile e dei BRICS) e l’ultimo è dato dai paesi che ne consumano di più (Cina e India).
Adesso scegli pure la teoria semplificata che preferisci.
In mezzo a tante putt, nate, una teoria semplificata è grasso che cola, dopo tutto.
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Io contenta? E di cosa, delle tue valutazioni ? Le considero esattamente come quelle di altri, che magari hanno qualche esperienza in più di te nel merito…..Questa modalità offensiva per cui gli altri sono anime semplici da versioni semplificate, e’ però piuttosto fastidiosa….La sapienza che pecca di stile ed educazione, e’ semplicemente arroganza, rozza….La più alta forma di conoscenza è la consapevolezza della propria ignoranza….ed ovviamente non l’ ho detto io! Trump va valutato per quello che fa : rapire un presidente di un paese sovrano, attaccare un paese sovrano, dopo averne bombardato altri 6 in 13 mesi, ed incredibilmente sono tutti accomunati dal petrolio! Oppure se ci sono altri motivi del suo FARE , sono in fremente attesa della tua risposta da esperto! Però spiegamelo come se avessi 2 anni…..
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Io le mie affermazioni sono in grado di supportarle con dati e fatti; proprio perché sono condapevole di essere ignorante; faccio le mie ricerche mi istruisco, mi informo; non confivido pet psrtito preso.
Quindi non sono superiori, sono REALI, il che è diverso.
Poi tu sei libera di ritenere la realtà, arroganza o qualsiadi altra cosa; non sono sorpreso.
La realtà è scomoda, sbriciola i sogni, i preconcetti ed infatti condanni il metodo, non il merito di quello che ho scritto.
Classico metodo usato da chi fa fatica, trova fastidioso accettare la realtà.
Rassegnati, con la realtà bisogna conviverci e non sempre è quella che si desidera.
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Apprendo con profondo sgomento che controllare (o tentare di) i principali giacimenti di materie prime energetiche è capitolo secondario nel gioco del domino globale.
Non si finisce mai di imparare.
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in sostanza il gioco è ovviamente essere indipendenti dal punto di vista energetico, ma soprattutto fare in modo che le altre nazioni non lo siano
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