
(di Marcello Veneziani) – Ma davvero pensiamo che bisogna intervenire a sostegno dei manifestanti ovunque scoppia la protesta di piazza contro un regime oppressivo? In Venezuela, poi in Iran, magari un domani in Corea, o a Taiwan e dopodomani in Russia, in Cina, anche in Turchia, per non dire nei paesi africani, come la Nigeria o il Sudan, nell’Asia, a Cuba e ancora altrove… E che dire dei paesi arabi, alleati con gli Usa, in cui non c’è libertà rispetto dei diritti civili, parità? E in Palestina e paraggi, come mai nessun intervento davanti a una catastrofe umanitaria?
Nessun paese al mondo si può caricare sulle spalle l’intero pianeta e soccorrere ovunque si accenda un focolaio di protesta contro un regime oppressivo. Ammesso che ogni rivolta di piazza sia davvero espressione di un sentire generale, veramente maggioritario e autentico, non indotto dall’esterno. Primo, perché nessun Paese può detenere il monopolio del diritto internazionale, e decidere di sua iniziativa unilaterale, senza alcun accordo internazionale quando, come e se intervenire, ingerirsi nella vita di un paese e quando no. Secondo, perché finirebbe con l’intervenire solo laddove è possibile e magari vantaggioso farlo. Terzo, perché sarebbe in guerra permanente, con ulteriore escalation di morti e distruzioni. Quarto, perché gli interventi democratici o umanitari a volte peggiorano le situazioni anziché migliorarle: basterebbe pensare negli ultimi anni agli interventi in Iraq, in Libia, in Siria, o alle primavere arabe, dove per abbattere dittatori abbiamo favorito guerre tribali tra bande di fanatici, favorendo poteri anche peggiori. Quinto, perché alla fine a decidere se intervenire o meno, sarebbe solo una questione di forza, come del resto è sempre successo. Ovvero intervengo solo dove posso imporre le mie condizioni, altrimenti sto alla larga. Se non vogliamo andare indietro nei secoli, torniamo alla nostra infanzia o alla nostra giovinezza: qualcuno a Occidente ha mai osato difendere l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia quando venivano invase dai carri armati sovietici e venivano represse nel sangue le rivolte di popolo? Qualcuno ha mai pensato di intervenire in Tibet quando la Cina di Mao massacrava interi popoli ed estirpava la civiltà tibetana? E la stessa cosa potremmo dire anche di guerre e bombardamenti fatti dagli Stati Uniti e da alcuni paesi europei, un tempo colonialisti. Non solo non lo ha fatto nessuno ma nessuno ha mai osato chiederlo pubblicamente.
E tornando alle insurrezioni in corso in America Latina e in Iran, la contrapposizione non è così elementare come ce la rappresentano i media e gli opinion makers occidentali: non c’è da una parte il Popolo e dall’altra il Potere, il Bene contro il Male ma il popolo è diviso tra chi sostiene il regime o quantomeno lo sopporta e non vuole che siano potenze straniere a ingerirsi e decidere la loro sorte e chi scende in piazza contro il regime e lo avversa con tutte le forze. Il massimo che la comunità internazionale può pretendere è che si facciano elezioni libere in modo che si decida se la maggioranza siano i primi o i secondi. Certo, il popolo sovrano non sempre esprime le decisioni più sagge, e troppi fattori influenzano le scelte; ma meglio quel criterio che altri. Ma l’auspicio che si voti è un appello, non può essere un’imposizione armata: le democrazie non si esportano con i bombardamenti.
Il vero problema è che non c’è un Superpotere mondiale che ha la forza, l’autorevolezza e la saggezza di sorvegliare i singoli paesi e i singoli regimi, fino a rovesciarli. Non c’è una forza internazionale che esprima un potere sovraordinato e planetario; l’Onu ne è solo la scialba e spesso faziosa controfigura. Non c’è un Re del Mondo, non c’è un Monarca Universale, non c’è un Supremo Arbitro che possa decidere in ultima istanza le controversie e avere poi la forza di imporre la giustizia. E nessun paese, inclusi gli Usa, può arrogarsi di farlo al suo posto; anche perché ogni paese lo fa a partire dai propri interessi geostrategici, economici, militari. Il “pregio” di Trump è quello di aver fatto cadere ogni velo di ipocrisia umanitaria e di aver mostrato la realtà com’è, la cruda verità, intervenendo solo dove sono in gioco gli interessi americani.
E allora qual è il rimedio? Non c’è una soluzione salvifica, c’è solo l’equilibrio internazionale; equilibrio di forze, innanzitutto. Partendo dalla comune convinzione che un conflitto peggiorerebbe la situazione, allargherebbe i danni e le vittime ed è dunque da escludere. L’equilibrio nasce dal realismo di considerare le forze in campo e trovare tra queste un mai definitivo ma sempre utile punto di tregua e di compromesso. Se le maggiori potenze mondiali sono gli Usa, la Cina, la Russia e l’India, e poi la Turchia, il Brasile, l’Europa e altre realtà, nessuna – da sola – è in grado di decidere le sorti del mondo e in caso estremo di dominare sul resto del mondo. Il massimo dell’equilibrio che si può ottenere nasce semmai dal fatto che se una superpotenza decide di primeggiare su tutte le altre, allora saranno tutte le altre, unite, a impedirlo; senza arrivare alla guerra, semplicemente schierandosi. Il pericolo costante è che qualcuno possa sfidare questo equilibrio o peggio che due superpotenze possano coalizzarsi contro le altre. Questo porterebbe a una catastrofe mondiale.
In questo quadro, qual è il ruolo e il rango dell’Europa unita?
Non certo quello di competere sul piano militare, demografico o tecnologico con le superpotenze, e nemmeno quello di rinserrarsi con gli Usa e barricarsi dentro la categoria armata di Occidente, in opposizione all’Est, al Sud, al resto del mondo. Ma quello di diventare il baricentro del mondo, il punto cruciale tra i quattro punti cardinali in cui si può perseguire il bene dell’equilibrio, il bilanciamento delle forze. Luogo di sintesi e di negoziato, visivamente espresso nel bacino Mediterraneo, luogo di mezzo per eccellenza.
Non è l’utopia del mondo perfetto, e nemmeno la pretesa del mondo migliore, ma è semplicemente la scelta possibile più vicina al mondo reale e più in grado di migliorarlo. Nell’equilibrio non si sradica il male, non trionfa il bene ma si raggiunge un’intesa perché ogni fattore incida meno possibile sulla situazione generale e magari su quella locale. Poi, certo, a supporto, restano la via diplomatica, le pressioni internazionali, i negoziati. E i do ut des, per circoscrivere e ridurre i mali. Insomma, non abbiamo altra scelta che pensare a un mondo plurale, policentrico, un poligono di forze in equilibrio precario. Chi cerca soluzioni migliori di solito lavora per peggiorare la situazione. La via dell’inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. L’equilibrio cammina su un filo, ma è l’unica strada per raggiungere la meta.
I colpevoli innocenti
(Di Marco Travaglio) – Il proscioglimento di Chiara Ferragni per la truffa dei Pandoro conferma che non c’è bisogno di separare le carriere per trovare dei giudici che contraddicono i pm. I pm la accusavano di truffa aggravata, perseguibile d’ufficio; il giudice ha declassato il reato a truffa semplice, perseguibile solo a querela delle vittime grazie alla schiforma Cartabia: siccome la Ferragni aveva risarcito le vittime della sua truffa e il Codacons aveva ritirato la querela, è scattata l’“improcedibilità” e il reato si è “estinto”. C’era ed era procedibile quando fu commesso, nel 2022; però il 30 dicembre ’22 il Dl Nordio attuativo della legge delega Cartabia cambiò le regole del gioco a partita in corso. Ma questa sentenza dimostra anche quale “giustizia” ha in mente la Casta che ci sgoverna: un sistema che salva i colpevoli con mille trucchetti, così che possano spacciarsi per innocenti perseguitati. Già abbiamo il patteggiamento all’italiana, che formalmente non comporta confessione né condanna: patteggi mesi o anni di galera (ovviamente finti) col pm che ti accusa, poi puoi impugnare la pena che hai concordato e pure raccontare in giro che sei innocente, ma l’hai fatto per comodità. Poi c’è la prescrizione all’italiana, che parte dal momento del delitto e galoppa fino alla prima sentenza, poi la legge Bonafede la blocca: ma la Cartabia ci ha infilato l’improcedibilità, che estingue il processo se l’appello dura più di due anni e la Cassazione più di uno; così una o due condanne non esistono più e il colpevole può tirarsela da innocente.
Poi c’è la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto”: è reato, ma ha arrecato poco danno, come l’appalto truccato dal sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, colpevole ma prosciolto. Poi c’è la “messa alla prova”: per i reati puniti fino a 4 anni, il processo è sospeso e il reato estinto se l’indagato ripara al danno e fa attività socialmente utili. Come per le evasioni di John Elkann, che ha restituito al Fisco 175 milioni per fare, anziché l’imputato, il tutor ai ragazzi disagiati. E anche lui può tirarsela da innocente: il mondo è pieno di innocenti che sganciano 175 milioni così per sport. Ma a volte, per estinguere il reato e scansare il processo, basta “riparare il danno”: se ti beccano a rubare, come Fassino al duty free, dici che è stato un equivoco, paghi 500 euro e chi s’è visto s’è visto. Ora Nordio riesuma la modica quantità di tangenti (“mazzette modestissime”) già di moda per minimizzare le bustarelle Fiat e Fininvest con relativi falsi in bilancio. Ragion per cui, se vince il Sì al referendum, provvederà a “ridurre, se non abolire, la vergogna delle intercettazioni”. Così finalmente sarà chiaro a tutti cosa intendono i garantisti alle vongole per “giustizia giusta”: la vecchia, laida giustizia di classe.
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Ma perché vi accanite contro il povero Nordio? In fondo, la sua riforma è nell’esclusivo interesse dei cittadini… 😏
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/03/riforma-giustizia-nordio-pm-politica-news/8182699/
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Articolo riservato agli abbonati. Non posso leggerlo
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/03/riforma-giustizia-nordio-pm-politica-news/8182699/
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Nemmeno io posso leggerlo.
Nordio “confessa”: “Con la riforma mai più invasioni di campo dei pm. Quando governerà il Pd servirà anche a loro”.
“Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”. 😀
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Pur avendo una pessima opinione della riforma Cartabia (per non parlare di Nordio) penso che in alcuni casi sia corretto che l’azione penale sia perseguibile solo a querela di parte.
Nel caso della Ferragni il danno l’ha subito la Codacons (o almeno solo lei ha querelato), la Ferragni ha risarcito, la Codacons si è ritenuta soddisfatta e ha ritirato la querela, fine della storia. Non vedo l’interesse generale nell’accanimento giudiziario.
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Io, a dire il vero, non ho mai capito perché accanirsi contro la testimonial, pagata per fare la pubblicità, e non contro Balocco, che è colui che ha GUADAGNATO dalla vendita dei Pandoro.
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Strano… neppure un accenno alla forzitaliota Lara Comi… quella con la faccia acqua e sapone (al pari della Moretti del PD).
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/15/lara-comi-chat-inutilizzabili-niente-corruzione-e-condanna-ridotta-lacrime-di-gioia-ho-servito-il-mio-paese/8257805/
Belin l’hai servito talmente bene il nostro paese che sei stata costretta a versare 500.000 mila eurozzi a Bruxelles (per risarcimento)…
Pero’ ora puoi dirti innocente e pure martire…
Che paese meraviglioso e’ il nostro….
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Non era semplice, ma Travaglio è riuscito a scrivere una critica feroce, motivata, condivisibile e financo sacrosanta al Governo Meloni senza mai nominare Meloni, che ne è la principale artefice (Nordio chi ce lo ha messo lì, mio nonno?).
Questo sì che è vero amore.
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Ha la fortuna di non chiamarsi Emanuela Macrona,altrimenti ce l’avrebbe sempre in bocca.
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Malefico Travaglio che ci nasconde l’appartenenza del guardasigilli al corrente governo.
Meno male che ci sono i JD e soci a ricordarcene la composizione altrimenti ai lettori del FQ, notoriamente distratti, potrebbe sfuggire questo dettaglio.
Ridicoli…
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@ Maurizio: mai ridicoli quanto i deliri della tua acritica difesa d’ufficio.
Seguo Travaglio da oltre vent’anni, e ti posso assicurare che non l’ho mai visto fare sconti simili a nessun Governo precedente: se a te la cosa sembra del tutto normale, il problema è solo tuo.
Con Renzi e Berlusconi, in particolare, il mandante morale dei provvedimenti emanati dai membri di quei Governi è stato sempre ben evidenziato e prontamente additato nei suoi numerosi, pungenti editoriali, quantunque specificarlo fosse ugualmente non necessario, e non certo sottaciuto o direttamente omesso, come in questo caso specifico e come troppo spesso sta avvenendo nei confronti della sola (o sòla, che dir si voglia) Giorgia Meloni.
Ma forse ai tempi di B. e R. ai lettori del FQ, notoriamente distratti, sarebbe potuto sfuggire questo dettaglio: oggigiorno invece, è notorio che si sono fatti tutti molto più attenti, quindi è evidente che questo dettaglio ormai non serve più.
Lo portano via.
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In Attesa del ritorno del Messia c’è San Giovanni Battista Travaglio.
P.S. : scusa Jonny se mi sono permesso, non vorrei toglierti il divertimento 😉nel dibattere con i fedeli di New scientology Marcolino
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L’apparente delirio è quello di chi attacca sistematicamente le poche voci controcorrente che hanno però forse il grave torto di avere visibilità .
Il mainstream filogovernativo occupa il 99% dello spazio informativo e io dovrei passare il tempo a fare le pulci a quel che rimane di stampa e media liberi ?
Anche il giorno in cui riterrò che MT o pochi altri come lui, abbiano detto una caxxata megagalattica sarò li a difenderne l’autorevolezza, visto il vuoto cosmico che ci circonda.
Chi non si rende conto o fa scientemente parte di quel vuoto ha oggettivamente un problema; ma è tutto suo…
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Tutto vero, ma con il raggiungimento delle 500.000 firme per il referendum, Travaglio avrebbe potuto cannoneggiare da par suo Maria Antonietta a palle incatenate, proprio come gli è riuscito bene in altre circostanze. Invece, zac..ecco il suo torcicollo selettivo in azione ed occasione persa. Cuoricini cuoricini..
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@JD @Davide da mó che lo dico che ce simpatia 🤣🤣🤣 quando ce da discutere della signora “disciamo”, preferisco Scanzi!!!
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Hai ragione, per questo motivo ti cedo anche la mia quota di carriole.
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Travaglio è terrorizzato dal fatto di essere accomunato a tutti coloro convinti che il neo-fascismo 2.0 sia quella cosa che si vede ad Acca Larentia: braccia tese e “presente!”, che tanto inorridisce il povero elettorato specie PD. Di qui l’equivoco di essere un simpatizzante della Melona. In realtà è un antiMelona moderno. Ovviamente comprende che quasi i tutti i pericolosi caratteri essenziali (salvo lo squadrismo) del tempo che fu, siano ancora presenti, sia pure in forma aggiornata. Penso che l’acuto Montanari sarebbe d’accordo anche lui.
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Dedico la prima pagina del FQ a chi cerca la pagliuzza nell’ occhio altrui mentre ha la trave .. ecco, ci siamo capiti.
Tutti i principali giornali nostrani, filogovernativi e/o quelli reazionari (cioè farlocchi progressisti, ma parecchio farlocchi) NON riportano in prima la notizia delle 500k firme.
Qualcuno si stupisce? Davvero?
Ma dai!
https://www.giornalone.it/
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Speriamo bene che sia servito…
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Finalmente Renzi potrà sciogliere la sua riserva se entrare nella trincea del SI oppure del NO.
Io scommetto che si farà in quattro per entrare nella trincea del NO per poi poter dire : Meno male che c’ero IO!
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X Veneziani.
A leggere l’articolo mi è venuta in mente : la destra si è scambiata con la sinistra. Credo che ciò che l’autore ha scritto e largamente condivisibile perché frutto di saggezza e non di chiaramente .
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Correzione :di schieramento
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Oggi al circo 🎪
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🕺🎃
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Eppur si muove… Carrie! E anche canta. WOW!
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Le cinquecentomila firme si sono raccolte e ora vediamo come si mettono le cose. Le TV oscurano ? Vecchio problema la gestione della Rai da parte dei politici : come mettere il lupo a fare da guardia alle pecore .
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Ottimo articolo di Marcello Veneziani. Grazie.
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Certo che ne è passato di tempo, da quando Veneziani diceva: “Meloni?? Meglio che niente!”. E’ il peggio che potesse capitarci. Esattamente l’opposto del senso del suo articolo. Ancora uno sforzo e si convincerà del tutto che anche per le questioni interne le cose non sono diverse.
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Credo che Veneziani sia già convinto che la Meloni sia una iattura per lo Stato e per gli italiani compresi quelli che l’hanno votata. La prova si è evidenziata con la disputa che ha avuto con il ministro che veste da clown (Giuli).
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LA DEBOLE ARMADA: L’INGANNO DI TRUMP
(di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 15 gennaio 2026)
Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta.
Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia.
Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam.
Seppellita sotto il trionfo americano della Guerra fredda e continuata sottotraccia durante la Bell’Époque clintoniana, questa magagna di fondo è riemersa su scala più vasta nel nuovo secolo con la serie di sconfitte militari e politiche del Medioriente (Iraq, Afghanistan, Yemen) e dell’Ucraina, ed è la vera base da cui partono le raffiche trumpiane di aggressione solitaria a tutto e tutti. Dietro di esse non c’è la gravitas di un potere sicuro di sé, che non ha bisogno di minacciare, di lanciare insulti e attacchi che sanno di insicurezza e di ossessività. Dietro di esse si intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramonto.
Le minacce di Trump sono patetiche, quasi tutte prive di credibilità. Chi può scambiare la riconquista del Messico, l’annessione del Canada, la riduzione a colonia di sfruttamento del Venezuela e lo stesso restauro della Dottrina Monroe come progetti che stanno nel campo della fattibilità piuttosto che in quello del delirio? Oppure come idee su cui fondare un rilancio dell’egemonia passata, magari attraverso una replica farsesca, assieme a Cina e Russia, del patto di Yalta del 1945?
Il verdetto del Vietnam e dei fiaschi mediorientali è stato amplificato, di recente, dalla rivoluzione della tecnologia militare. Un passaggio epocale ignorato consapevolmente dagli Usa, ma cavalcato dalla Cina da un decennio, praticato dall’Iran e adottato rapidamente dalla Russia dopo i rovesci subiti dal suo obsoleto apparato bellico nei primi tempi della guerra ucraina. Intendo la rivoluzione dei droni e dei missili a costo irrisorio che hanno messo alla portata di qualunque Davide la fionda che gli ha consentito di uccidere Golia.
Un paio di droni da mille euro l’uno possono danneggiare seriamente un carro armato, una pista d’atterraggio e una infrastruttura militare e civile. Uno sciame di droni da 100 mila euro può disabilitare la proiezione di potenza più micidiale, una portaerei da 13 miliardi. Se affiancato da un paio di missili antinave da 2-5 milioni ciascuno, questo sciame può colare a picco qualsiasi imbarcazione spendendo lo 0,03 – 0.1 per cento del valore distrutto. Per non parlare, poi, dell’effetto devastante che gli stessi droni e missili possono avere sull’altra maggiore proiezione di potenza globale: le 750 basi americane sparse nel pianeta, diventate degli eccellenti bersagli fissi, come dimostrato nel giugno dell’anno scorso dalla difesa dell’Iran contro l’attacco Usa. Un missile antiaereo HQ-9 da 3 milioni di dollari può abbattere un F-35 da 100 milioni.
Il punto di debolezza cruciale è che l’armamento convenzionale statunitense è rimasto quello, irrimediabilmente obsoleto, della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda: navi, aerei, cannoni, basi militari e carri armati tanto costosi quanto vulnerabili a droni, missili, satelliti, sensori e radar avanzati. Questi sviluppi della tecnologia militare hanno svuotato di significato qualunque cifra sui budget militari nazionali. Il valore economico non corrisponde più alla potenza di fuoco, e ciò ha stroncato le restanti ambizioni belliche dello Zio Sam. A tutto ciò occorre aggiungere la corruzione e lo spreco fuori controllo che minano il Pentagono da decenni. Il mio calcolo è che tra l’80 e il 90% della spesa militare Usa è inutile a fini bellici, sia di difesa che di attacco.
Il deep state è perfettamente consapevole della principale conseguenza di tutto questo: le forze armate americane non possono più vincere alcuna guerra vera e propria. L’ultima cosa cui pensa il Pentagono è di imbarcarsi in una nuova guerra, perché è certo di perderla. Come una voce dal sen fuggita, è stato proprio il Segretario alla Difesa, Robert Gates, che già nel 2011 dichiarò di fronte ai cadetti dell’Accademia di West Point che “qualsiasi futuro Segretario alla Difesa che consigliasse di inviare un grande esercito in Asia, Medio Oriente o Africa avrebbe dovuto farsi esaminare la testa”.
I raid, le invettive ad alto carico di menzogna di Trump servono solo a coprire il fatto che il Re è nudo, e che l’apparato militare degli Stati Uniti non è in grado di prevalere, in forma stabile e senza perdite insostenibili, contro alcuno Stato che possa disporre di un armamento avanzato del costo di pochi miliardi di euro. Nel 2020 i droni armati come il turco Bayraktar usati dagli azeri nel Nagorno-Karabakh hanno distrutto circa 200 carri armati armeni e numerosi sistemi di difesa aerea. L’esito dell’aggressione saudita del 2015 allo Yemen, eseguita contando su un armamento convenzionale quattro volte superiore a quello dell’Italia, e con pieno supporto logistico e d’intelligence a stelle e strisce, è stato capovolto dall’entrata in scena dei droni e dei missili.
Bene, si potrà obiettare a questo punto. Se le cose stanno così, che cosa impedisce agli Stati Uniti di riconvertire e aggiornare la propria industria militare? Lo ha fatto la Russia dopo le prime batoste subite dalla sua flotta nel Mar Nero, e il conflitto ucraino è passato da una guerra di posizione a una di missili e droni, dove la supremazia russa è schiacciante.
La risposta non è ardua. Non esiste in Russia un complesso militare industriale. Le fabbriche di armi russe sono proprietà di uno Stato un tempo socialista. Le industrie militari americane sono la quintessenza del capitalismo privato, e tutta l’America è una plutocrazia finanziaria e militare che si regge grazie a un trilione di dollari di spese per la difesa che sostengono l’economia di interi Stati, eleggono parlamentari, finanziano processi elettorali, ricattano e controllano presidenti, animano il deep state. È un capitalismo militare impossibile da smantellare in poco tempo, anche se palesemente inutile. La baracca si regge su un mito fasullo ma efficace, e che occorre perpetuare a ogni costo, evitando prove impegnative.
I cittadini americani sono vittime di una truffa cognitiva. Sono certi di vivere nel Paese più sicuro del mondo perché l’élite del potere li ha convinti che ciò è dovuto al possesso delle forze armate più forti del pianeta e non a un duplice dono della geografia e della storia: i due oceani che circondano il Paese e che lo rendono immune da guerre e invasioni, e il genocidio dei nativi americani che ha fondato la nazione eliminando rischi di sovvertimento interno. Il grande inganno della supremazia militare americana si è esteso al resto del mondo, ma sono proprio i deliri di Trump che ne rivelano la fragilità. Sono convulsioni di un organismo pervenuto alla sua fase terminale, ma che proprio per questo non è meno pericoloso di prima. La somma di devastazioni, bombardamenti e atrocità che nascondono l’impotenza incurabile di un impero che muore può comunque diventare un costo immenso per l’intera umanità.
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Detta in due parole: il mondo è nelle mani di un folle anziano esaltato, che sta “giocando a fare la guerra”…
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La Meloni 2018…
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