
(di Marcello Veneziani) – Ma davvero pensiamo che bisogna intervenire a sostegno dei manifestanti ovunque scoppia la protesta di piazza contro un regime oppressivo? In Venezuela, poi in Iran, magari un domani in Corea, o a Taiwan e dopodomani in Russia, in Cina, anche in Turchia, per non dire nei paesi africani, come la Nigeria o il Sudan, nell’Asia, a Cuba e ancora altrove… E che dire dei paesi arabi, alleati con gli Usa, in cui non c’è libertà rispetto dei diritti civili, parità? E in Palestina e paraggi, come mai nessun intervento davanti a una catastrofe umanitaria?
Nessun paese al mondo si può caricare sulle spalle l’intero pianeta e soccorrere ovunque si accenda un focolaio di protesta contro un regime oppressivo. Ammesso che ogni rivolta di piazza sia davvero espressione di un sentire generale, veramente maggioritario e autentico, non indotto dall’esterno. Primo, perché nessun Paese può detenere il monopolio del diritto internazionale, e decidere di sua iniziativa unilaterale, senza alcun accordo internazionale quando, come e se intervenire, ingerirsi nella vita di un paese e quando no. Secondo, perché finirebbe con l’intervenire solo laddove è possibile e magari vantaggioso farlo. Terzo, perché sarebbe in guerra permanente, con ulteriore escalation di morti e distruzioni. Quarto, perché gli interventi democratici o umanitari a volte peggiorano le situazioni anziché migliorarle: basterebbe pensare negli ultimi anni agli interventi in Iraq, in Libia, in Siria, o alle primavere arabe, dove per abbattere dittatori abbiamo favorito guerre tribali tra bande di fanatici, favorendo poteri anche peggiori. Quinto, perché alla fine a decidere se intervenire o meno, sarebbe solo una questione di forza, come del resto è sempre successo. Ovvero intervengo solo dove posso imporre le mie condizioni, altrimenti sto alla larga. Se non vogliamo andare indietro nei secoli, torniamo alla nostra infanzia o alla nostra giovinezza: qualcuno a Occidente ha mai osato difendere l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia quando venivano invase dai carri armati sovietici e venivano represse nel sangue le rivolte di popolo? Qualcuno ha mai pensato di intervenire in Tibet quando la Cina di Mao massacrava interi popoli ed estirpava la civiltà tibetana? E la stessa cosa potremmo dire anche di guerre e bombardamenti fatti dagli Stati Uniti e da alcuni paesi europei, un tempo colonialisti. Non solo non lo ha fatto nessuno ma nessuno ha mai osato chiederlo pubblicamente.
E tornando alle insurrezioni in corso in America Latina e in Iran, la contrapposizione non è così elementare come ce la rappresentano i media e gli opinion makers occidentali: non c’è da una parte il Popolo e dall’altra il Potere, il Bene contro il Male ma il popolo è diviso tra chi sostiene il regime o quantomeno lo sopporta e non vuole che siano potenze straniere a ingerirsi e decidere la loro sorte e chi scende in piazza contro il regime e lo avversa con tutte le forze. Il massimo che la comunità internazionale può pretendere è che si facciano elezioni libere in modo che si decida se la maggioranza siano i primi o i secondi. Certo, il popolo sovrano non sempre esprime le decisioni più sagge, e troppi fattori influenzano le scelte; ma meglio quel criterio che altri. Ma l’auspicio che si voti è un appello, non può essere un’imposizione armata: le democrazie non si esportano con i bombardamenti.
Il vero problema è che non c’è un Superpotere mondiale che ha la forza, l’autorevolezza e la saggezza di sorvegliare i singoli paesi e i singoli regimi, fino a rovesciarli. Non c’è una forza internazionale che esprima un potere sovraordinato e planetario; l’Onu ne è solo la scialba e spesso faziosa controfigura. Non c’è un Re del Mondo, non c’è un Monarca Universale, non c’è un Supremo Arbitro che possa decidere in ultima istanza le controversie e avere poi la forza di imporre la giustizia. E nessun paese, inclusi gli Usa, può arrogarsi di farlo al suo posto; anche perché ogni paese lo fa a partire dai propri interessi geostrategici, economici, militari. Il “pregio” di Trump è quello di aver fatto cadere ogni velo di ipocrisia umanitaria e di aver mostrato la realtà com’è, la cruda verità, intervenendo solo dove sono in gioco gli interessi americani.
E allora qual è il rimedio? Non c’è una soluzione salvifica, c’è solo l’equilibrio internazionale; equilibrio di forze, innanzitutto. Partendo dalla comune convinzione che un conflitto peggiorerebbe la situazione, allargherebbe i danni e le vittime ed è dunque da escludere. L’equilibrio nasce dal realismo di considerare le forze in campo e trovare tra queste un mai definitivo ma sempre utile punto di tregua e di compromesso. Se le maggiori potenze mondiali sono gli Usa, la Cina, la Russia e l’India, e poi la Turchia, il Brasile, l’Europa e altre realtà, nessuna – da sola – è in grado di decidere le sorti del mondo e in caso estremo di dominare sul resto del mondo. Il massimo dell’equilibrio che si può ottenere nasce semmai dal fatto che se una superpotenza decide di primeggiare su tutte le altre, allora saranno tutte le altre, unite, a impedirlo; senza arrivare alla guerra, semplicemente schierandosi. Il pericolo costante è che qualcuno possa sfidare questo equilibrio o peggio che due superpotenze possano coalizzarsi contro le altre. Questo porterebbe a una catastrofe mondiale.
In questo quadro, qual è il ruolo e il rango dell’Europa unita?
Non certo quello di competere sul piano militare, demografico o tecnologico con le superpotenze, e nemmeno quello di rinserrarsi con gli Usa e barricarsi dentro la categoria armata di Occidente, in opposizione all’Est, al Sud, al resto del mondo. Ma quello di diventare il baricentro del mondo, il punto cruciale tra i quattro punti cardinali in cui si può perseguire il bene dell’equilibrio, il bilanciamento delle forze. Luogo di sintesi e di negoziato, visivamente espresso nel bacino Mediterraneo, luogo di mezzo per eccellenza.
Non è l’utopia del mondo perfetto, e nemmeno la pretesa del mondo migliore, ma è semplicemente la scelta possibile più vicina al mondo reale e più in grado di migliorarlo. Nell’equilibrio non si sradica il male, non trionfa il bene ma si raggiunge un’intesa perché ogni fattore incida meno possibile sulla situazione generale e magari su quella locale. Poi, certo, a supporto, restano la via diplomatica, le pressioni internazionali, i negoziati. E i do ut des, per circoscrivere e ridurre i mali. Insomma, non abbiamo altra scelta che pensare a un mondo plurale, policentrico, un poligono di forze in equilibrio precario. Chi cerca soluzioni migliori di solito lavora per peggiorare la situazione. La via dell’inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. L’equilibrio cammina su un filo, ma è l’unica strada per raggiungere la meta.
I colpevoli innocenti
(Di Marco Travaglio) – Il proscioglimento di Chiara Ferragni per la truffa dei Pandoro conferma che non c’è bisogno di separare le carriere per trovare dei giudici che contraddicono i pm. I pm la accusavano di truffa aggravata, perseguibile d’ufficio; il giudice ha declassato il reato a truffa semplice, perseguibile solo a querela delle vittime grazie alla schiforma Cartabia: siccome la Ferragni aveva risarcito le vittime della sua truffa e il Codacons aveva ritirato la querela, è scattata l’“improcedibilità” e il reato si è “estinto”. C’era ed era procedibile quando fu commesso, nel 2022; però il 30 dicembre ’22 il Dl Nordio attuativo della legge delega Cartabia cambiò le regole del gioco a partita in corso. Ma questa sentenza dimostra anche quale “giustizia” ha in mente la Casta che ci sgoverna: un sistema che salva i colpevoli con mille trucchetti, così che possano spacciarsi per innocenti perseguitati. Già abbiamo il patteggiamento all’italiana, che formalmente non comporta confessione né condanna: patteggi mesi o anni di galera (ovviamente finti) col pm che ti accusa, poi puoi impugnare la pena che hai concordato e pure raccontare in giro che sei innocente, ma l’hai fatto per comodità. Poi c’è la prescrizione all’italiana, che parte dal momento del delitto e galoppa fino alla prima sentenza, poi la legge Bonafede la blocca: ma la Cartabia ci ha infilato l’improcedibilità, che estingue il processo se l’appello dura più di due anni e la Cassazione più di uno; così una o due condanne non esistono più e il colpevole può tirarsela da innocente.
Poi c’è la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto”: è reato, ma ha arrecato poco danno, come l’appalto truccato dal sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, colpevole ma prosciolto. Poi c’è la “messa alla prova”: per i reati puniti fino a 4 anni, il processo è sospeso e il reato estinto se l’indagato ripara al danno e fa attività socialmente utili. Come per le evasioni di John Elkann, che ha restituito al Fisco 175 milioni per fare, anziché l’imputato, il tutor ai ragazzi disagiati. E anche lui può tirarsela da innocente: il mondo è pieno di innocenti che sganciano 175 milioni così per sport. Ma a volte, per estinguere il reato e scansare il processo, basta “riparare il danno”: se ti beccano a rubare, come Fassino al duty free, dici che è stato un equivoco, paghi 500 euro e chi s’è visto s’è visto. Ora Nordio riesuma la modica quantità di tangenti (“mazzette modestissime”) già di moda per minimizzare le bustarelle Fiat e Fininvest con relativi falsi in bilancio. Ragion per cui, se vince il Sì al referendum, provvederà a “ridurre, se non abolire, la vergogna delle intercettazioni”. Così finalmente sarà chiaro a tutti cosa intendono i garantisti alle vongole per “giustizia giusta”: la vecchia, laida giustizia di classe.
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Ma perché vi accanite contro il povero Nordio? In fondo, la sua riforma è nell’esclusivo interesse dei cittadini… 😏
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/03/riforma-giustizia-nordio-pm-politica-news/8182699/
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Articolo riservato agli abbonati. Non posso leggerlo
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/03/riforma-giustizia-nordio-pm-politica-news/8182699/
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Strano… neppure un accenno alla forzitaliota Lara Comi… quella con la faccia acqua e sapone (al pari della Moretti del PD).
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/15/lara-comi-chat-inutilizzabili-niente-corruzione-e-condanna-ridotta-lacrime-di-gioia-ho-servito-il-mio-paese/8257805/
Belin l’hai servito talmente bene il nostro paese che sei stata costretta a versare 500.000 mila eurozzi a Bruxelles (per risarcimento)…
Pero’ ora puoi dirti innocente e pure martire…
Che paese meraviglioso e’ il nostro….
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Non era semplice, ma Travaglio è riuscito a scrivere una critica feroce, motivata, condivisibile e financo sacrosanta al Governo Meloni senza mai nominare Meloni, che ne è la principale artefice (Nordio chi ce lo ha messo lì, mio nonno?).
Questo sì che è vero amore.
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Ha la fortuna di non chiamarsi Emanuela Macrona,altrimenti ce l’avrebbe sempre in bocca.
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Malefico Travaglio che ci nasconde l’appartenenza del guardasigilli al corrente governo.
Meno male che ci sono i JD e soci a ricordarcene la composizione altrimenti ai lettori del FQ, notoriamente distratti, potrebbe sfuggire questo dettaglio.
Ridicoli…
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@ Maurizio: mai ridicoli quanto i deliri della tua acritica difesa d’ufficio.
Seguo Travaglio da oltre vent’anni, e ti posso assicurare che non l’ho mai visto fare sconti simili a nessun Governo precedente: se a te la cosa sembra del tutto normale, il problema è solo tuo.
Con Renzi e Berlusconi, in particolare, il mandante morale dei provvedimenti emanati dai membri di quei Governi è stato sempre ben evidenziato e prontamente additato nei suoi numerosi, pungenti editoriali, quantunque specificarlo fosse ugualmente non necessario, e non certo sottaciuto o direttamente omesso, come in questo caso specifico e come troppo spesso sta avvenendo nei confronti della sola (o sòla, che dir si voglia) Giorgia Meloni.
Ma forse ai tempi di B. e R. ai lettori del FQ, notoriamente distratti, sarebbe potuto sfuggire questo dettaglio: oggigiorno invece, è notorio che si sono fatti tutti molto più attenti, quindi è evidente che questo dettaglio ormai non serve più.
Lo portano via.
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In Attesa del ritorno del Messia c’è San Giovanni Battista Travaglio.
P.S. : scusa Jonny se mi sono permesso, non vorrei toglierti il divertimento 😉nel dibattere con i fedeli di New scientology Marcolino
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L’apparente delirio è quello di chi attacca sistematicamente le poche voci controcorrente che hanno però forse il grave torto di avere visibilità .
Il mainstream filogovernativo occupa il 99% dello spazio informativo e io dovrei passare il tempo a fare le pulci a quel che rimane di stampa e media liberi ?
Anche il giorno in cui riterrò che MT o pochi altri come lui, abbiano detto una caxxata megagalattica sarò li a difenderne l’autorevolezza, visto il vuoto cosmico che ci circonda.
Chi non si rende conto o fa scientemente parte di quel vuoto ha oggettivamente un problema; ma è tutto suo…
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Tutto vero, ma con il raggiungimento delle 500.000 firme per il referendum, Travaglio avrebbe potuto cannoneggiare da par suo Maria Antonietta a palle incatenate, proprio come gli è riuscito bene in altre circostanze. Invece, zac..ecco il suo torcicollo selettivo in azione ed occasione persa. Cuoricini cuoricini..
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@JD @Davide da mó che lo dico che ce simpatia 🤣🤣🤣 quando ce da discutere della signora “disciamo”, preferisco Scanzi!!!
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Hai ragione, per questo motivo ti cedo anche la mia quota di carriole.
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Dedico la prima pagina del FQ a chi cerca la pagliuzza nell’ occhio altrui mentre ha la trave .. ecco, ci siamo capiti.
Tutti i principali giornali nostrani, filogovernativi e/o quelli reazionari (cioè farlocchi progressisti, ma parecchio farlocchi) NON riportano in prima la notizia delle 500k firme.
Qualcuno si stupisce? Davvero?
Ma dai!
https://www.giornalone.it/
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Speriamo bene che sia servito…
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X Veneziani.
A leggere l’articolo mi è venuta in mente : la destra si è scambiata con la sinistra. Credo che ciò che l’autore ha scritto e largamente condivisibile perché frutto di saggezza e non di chiaramente .
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Correzione :di schieramento
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Oggi al circo 🎪
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Le cinquecentomila firme si sono raccolte e ora vediamo come si mettono le cose. Le TV oscurano ? Vecchio problema la gestione della Rai da parte dei politici : come mettere il lupo a fare da guardia alle pecore .
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