Senza il passato, il nostro tempo è solo presente e questo è l’humus di ogni autoritarismo

(Massimo Cacciari – lastampa.it) – Assistiamo impotenti alla più formidabile de-costruzione di ogni forma di Diritto che sia mai esplosa in epoche di grande crisi. Si ha un bel fare gli storici disincantati. Come potrebbero nella radicale trasformazione di equilibri politici ed economici, nella metamorfosi delle stesse culture conservarsi quei principi sui quali sembrava almeno orientarsi il mondo di ieri? Non sono sempre stati sventolati come virtù europea tali principi, a gara tra cristiani e illuministi? Sì – ironizza il nostro storico disincantato – ma alle parole quando mai sono seguiti i fatti? E allora perché continuare a chiamarci europei e non, che so, Sciti? Si ha un bel fare i realisti – sta di fatto che l’Occidente, e soprattutto l’Occidente europeo, unico colpevole dell’unica Grande Guerra della prima metà del Novecento, aveva giurato a sé stesso dopo il ’45 che avrebbe lottato in tutti i modi e in tutte le sedi per costruire un Ordine internazionale fondato sul rispetto di quei “diritti umani” inalberati a Norimberga. Ciò che oggi impressiona, ed è segno del salto d’epoca avvenuto, non è tanto che di quel giuramento non si tenga alcun conto, quanto che esso appaia completamente e semplicemente dimenticato. Passato, come non fosse mai esistito. Anzi, peggio, usato strumentalmente soltanto per accusare il Nemico. Quei “diritti” valgono soltanto quando si tratta di demonizzare il Nemico, per noi contano nulla. Tra questi ve n’era uno che sembrava ormai impossibile dimenticare – o almeno si aveva il pudore di mascherare il nostro farne strame: un esercito non poteva far guerra alla popolazione civile. Si distruggevano città, si bombardavano campagne e villaggi, ma pure vi erano guerre tra eserciti in corso, vi era un Paese nemico di cui si reclamava la resa incondizionata. Non si sganciava l’atomica su Hiroshima per buttare a mare i giapponesi.
Una prepotenza di questa immane dimensione, che prosegue senza alcuna sanzione di alcun tipo che tenti almeno di frenarla, non può alla fine che volgersi contro gli interessi ultimi, strategici di chi la commette. È regolarità storica. Certo essa, combinandosi a altre violazioni di ogni principio di diritto internazionale, può trascinarci tutti al disastro – anche in questo caso, insieme ai suoi complici, rumorosi e silenti, essa non resterebbe impunita. Qualunque sia il nuovo Ordine della Terra che uscirà dalle attuali tragedie esso non potrà fondarsi sul “diritto del più forte”. Qualsiasi Ordine, se è tale, comporta una visione, una strategia, capace di stringere in una rete di patti e compromessi la molteplicità delle nazioni. Esce sempre davvero vittorioso dalle grandi catastrofi chi, già nel loro mezzo, lavora in questa prospettiva, si sforza di creare le condizioni perché la fine di una guerra non coincida con la preparazione della prossima. Il vinto – e tanto più quanto più la sua sconfitta sul campo appare totale – se non si riconosce in qualche modo nel “trattato di pace”, se non vede in esso altro che “ingiustizia”, continuerà la guerra nelle forme che gli sono possibili. E saranno quelle del più spietato terrorismo.
Il passato insegna a ragionare in questo senso. Ma a chi interessa più il passato? Chi ricorda gli sforzi per trovare la via dell’accordo tra quei palestinesi e quegli israeliani, che hanno pagato con la vita per questo? Chi ricorda il ruolo decisivo giocato dalla Russia nella storia europea, dalla Beresina a Stalingrado? Possibile pensare di farne una potenza regionale? Altrettanto impossibile che pensare di riannettere a un Impero finito a pezzi lo Stato ucraino. Si solleva qui un problema che riguarda la forma mentis che ormai domina in Occidente e forse nel mondo intero. Non abbiamo passato, il nostro tempo è solo un presente che accelera prepotentemente verso un futuro indefinito. L’ottimismo tecnologico lo vede come un infinito progresso, da innovazione a innovazione, una crescita senza fine. Meglio cancellarlo il passato, dunque, cancel culture dominante ovunque. O lasciarlo agli storici di professione – per i “creativi” è solo impedimento, zavorra. Di quello che è successo siamo innocenti. Anzi, noi tendiamo a ritenerci innocenti in tutto; delle tragedie cui ci illudiamo di poter continuare a essere semplici spettatori la colpa è sempre dell’altro, è lui il responsabile, è lui il cattivo. Noi siamo per natura buoni, buoni sono i nostri desideri, benedetti i nostri appetiti.
Non ricordiamo, non vogliamo ricordare come questa forma mentis sia l’humus in cui matura ogni forma di autoritarismo. Esso si fonda sulla irresponsabilità individuale. Si inizia con l’avvertire alcune potenze come assolutamente sovrane, al di là di ogni nostra capacità di condizionarle. Si prosegue inevitabilmente col delegare loro ogni decisione riguardante le nostre stesse vite. Si termina obbedendo loro o addirittura venerandole. Tranquilli, non parlo affatto del possibile ritorno di vecchie dittature. Costose e improduttive. L’individuo contemporaneo interiorizza il comando di un sistema anonimo e globale, retto da un manipolo di oligarchie economico-finanziarie. Lo Stato delega a tale sistema ogni decisione in campo economico e via via gli affida pure funzioni pubbliche vitali, fino a diventare una mera stazione appaltatrice di servizi, con compiti al più di sorveglianza e controllo. Così finisce in Occidente il Welfare State. E così finisce l’homo politicus. Questo sta avvenendo sotto i nostri occhi, una trasformazione più radicale ancora di quella crisi di ogni Diritto che testimoniano guerre e massacri. E alla quale nessun trattato di pace potrà rimediare. Ma di un tale destino non ha né paura né orrore il cittadino dell’Occidente che ha dimenticato la propria storia.
IL FUTURO È l’APOCALISSE – Viviana Vivarelli
Dice Massimo Cacciari che l’Occidente ha dimenticato la sua storia e marcia verso un futuro di totale dissoluzione di ogni diritto, che sarà il suo suicidio fatale. I cittadini del mondo occidentale assistono impotenti e impietriti alla negazione e distruzione di ogni istituzione nazionale e alla dissoluzione di ogni Organismo sovranazionale. Con la morte del diritto sarà uccisa ogni traccia di civiltà.
Il turbocapitalismo e la finanziarizzazione dell’economia hanno tagliato la testa alla politica e hanno trasformato la storia in una giungla selvaggia dove vale solo la strafottenza e la follia egocentrata del più forte e del più malvagio.
Per secoli l’Europa ha cercato di creare sistemi di equilibrio che evitassero le guerre, vantando i valori dell’illuminismo che erano cosmopoliti, dovevano valere per ogni popolo in ogni parte della Terra, dovevano essere esportati come i migliori.
Un articolato sistema di valori e di equilibri valeva all’interno di ogni Stato su una base costituzionale democratica e avrebbe dovuto valere al di sopra del singolo Stato in base a patti comuni che permettessero la convivenza di più popoli, tutelando i principi fondamentali della vita di ogni essere umano come l’ambiente come il mantenimento di una pace comune interna ed esterna.
In pochissimi anni, e per massima colpa degli Stati Uniti, seguiti a ruota dai vergognosi leader europei, questo sistema di valori, diritti, equilibri e contrappesi che garantiva ordine e pace è saltato per aria. Ma la colpa non è stata solo dei cattivi soggetti al potere, bensì è andata a strascico con la disintegrazione dei partiti che hanno perduto o svenduto i propri capisaldi identificativi per mischiare tutto nella pappa sanguinolenta dell’appropriazione personale, del piccolo potere strisciante e vile, in un pattume indecente e barbaro che ha nullificato ogni rispetto e ogni valore.
Dove sono finiti gli ideali tanto decantati del cristianesimo, del liberalismo, dell’illuminismo?
Inutile vantare una superiore civiltà quando l’esempio da imitare e da ossequiare è la barbarie spaventosa di un Trump, un Musk, un Netanyahu, personaggi che fanno fare un balzo all’indietro ad ogni parvenza di legalità e di civiltà e si incontra col delirio e la follia!
La frase di Eyal Mizrahi: “Definisci bambini!” esprime col massimo della laconicità la bestialità trionfante, la caduta di ogni ideale, la disumanità esecrabile di un nuovo mondo destinato a morte certa. Gaza ormai siamo tutti noi! Ma, mentre milioni di cittadini su tutta la Terra scendono in piazza per chiedere la pace, mentre su 200 Stati sovrani del mondo solo pochi non hanno riconosciuto la Palestina (Stati Uniti, Canada, Australia e buona parte dell’Unione Europea), mentre la frattura tra questi pochi Governi e i loro cittadini o tra loro e il resto del mondo si sta allargando, dobbiamo ancora assistere con vergogna a a una Meloni che andrà a NeYork a ribadire il suo ossequio a Trump e il suo vile No a uno stato palestinese.
Ma, se deve essere questo il Nuovo Mondo, un luogo di rovina e disperazione dove solo pochi magnati godono e trionfano, un immenso Resort su Gaza, possa questo pianeta deflagare prima colpito da un meteorite per cessare per sempre!
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