
(dagospia.com) – Ieri “Repubblica” ha dato contezza dell’irritazione di Giorgia Meloni per Il possibile incontro tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, a Roma, a margine del funerale di Papa Francesco, sabato 26 aprile.
Un faccia a faccia tra i due leader bypasserebbe le ambizioni della premier, che vuole a tutti i costi essere il pontiere tra Washington e Bruxelles, ed è faticosamente riuscita a strappare a Trump la promessa di sedersi a un tavolo con i vertici europei a Roma.
Il sogno della diplomata alla scuola professionale Amerigo Vespucci è di troneggiare, nel ruolo di Richelieu in gonnella, al centro di un tavolo di negoziati ai cui lati dovrebbero esserci Donald Trump e il suo segretario al Tesoro, Scott Bessent, e Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa per l’Ue.
Come scrive Simone Canettieri sul “Foglio”, “Giorgia Meloni lavora a un incontro tra Europa e Usa fra maggio e giugno a Roma, come si sa. Se poi sabato Ursula e Donald si stringeranno la mano, tanto di guadagnato, ma la premier non vuole caricare l’evento di aspettative.
Il rischio è chiaro a tutti dalle parti del governo: sminuire la portata del viaggio alla Casa Bianca della scorsa settimana, inciampare in un incontro che, se non ben preparato dai rispettivi sherpa, potrebbe far saltare anche quello futuro”.
Se Ursula e Donald si incontrano sabato, il summit immaginato dalla premier per celebrare il suo ruolo internazionale di “grande tessitrice” finirebbe nel cassetto.
Cosa che non dispiacerebbe affatto al gruppetto degli euro-leader Macron-Merz-Tusk-Sanchez, che non gradiscono l’attivismo della Statista from Garbatella, né il suo ipotetico ruolo di “arbitro” tra Usa e Ue.
Il cancelliere tedesco in pectore Friedrich Merz ha fatto ben notare alla Meloni quanto sia improponibile per lei l’abito di leader equidistante, considerando:
1.La sua partecipazione, unica leader europea, alla convention conservatrice CPAC
2.Il rapporto “speciale” con Elon Musk, invitato ad Atreju e poi al Congresso della Lega
3.La corrispondenza d’amorosi sensi con Trump che durante l’incontro a Mar-a-Lago l’ha lodata come la leader che “ha assaltato l’Europa”
4.La posizione della Meloni sui dazi: unica leader insieme a Orban a chiedere all’Europa di non procedere con una “ritorsione” (come se fosse stata Bruxelles a iniziare la guerra commerciale).
Ps. Sulle gracili spalle di Giorgia Meloni non grava soltanto il sogno di riappacificare Usa e Unione europea. Il governo dovrà gestire due importantissimi eventi di risonanza internazionali tra loro collegati: il funerale di Papa Francesco, previsto per sabato 26 aprile, e il post-conclave con l’elezione del nuovo Pontefice.
Si tratta di due eventi di portata globale, grazie ai quali Roma diverrà il centro del mondo per settimane.
Guai per la Melona se perdesse l’altra possibile grande passerella. Se fallirà, come pare, la scelta di Roma come sede del confronto USA-UE sui dazi, con lei nei panni stretti di mediatrice (presunta) intercontinentale a stringere 27 mani e baciare 54 guance davanti a telecamere, riceverebbe un grave danno nella faticosa opera di mantenimento dei sondaggi. Visibilità fashion ridanciana, uber alles!
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Chi segue la cronaca finanziaria sa bene che a definire la portata della guerra commerciale sono soggetti ben più forti di Trump, di Meloni e di VdL.
Quindi sia che Trump e VdL si stringano la mano, sia che non se la stringano, cambia poco per la realtà dei fatti.
L’unica cosa che Meloni rischia, qualora ci fosse questa stretta di mano in sua assenza, è quella di non essere incensata dalla stampa di regime come pontiere.
Merz nelle sue dichiarazioni in merito ha squadrato Meloni alla grande.
Meloni è una lacchè compromessa che guida una nazione politicamente irrilevante di suo e ancor meno rilevante per via della scelta fatta da lei stessa.
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