Ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Ha detto cose talmente fuori dal mondo da risultare quasi comiche, se non fossero tragiche.

(Alessandro Di Battista) – Ursula von der Leyen ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Ha detto cose talmente fuori dal mondo da risultare quasi comiche, se non fossero tragiche.
Sì, proprio lei. La stessa Von Der Leyen che qualche tempo fa ci spiegava – con l’aria seria di chi crede alle balle che racconta – che l’esercito russo stava smontando lavatrici e frigoriferi per recuperare semiconduttori da usare nell’industria bellica in crisi di produzione. “La Russia è a pezzi”, diceva. “Sta perdendo la guerra”, aggiungevano i suoi amici nei media.
Peccato che oggi, a quanto pare, le armi in Russia non manchino più. Anzi, ne hanno talmente tante da spingere la Commissione Europea a proporre una corsa al riarmo da 800 miliardi di euro. Ripeto: 800 miliardi di euro per alimentare l’industria bellica francese, tedesca e americana. Per gettare benzina sul fuoco mentre altri cercano di spegnerlo.
Oggi Ursula chiama il piano di riarmo Readiness 2030. Un nome che suona più soft, più tecnico. Prima si chiamava ReArm, ma siccome l’opinione pubblica si è giustamente inorridita, hanno cambiato nome. Classica truffa semantica.
Un’operazione di maquillage linguistico da manuale, degna dei migliori illusionisti della politica italiana: Berlusconi, Prodi, Letta, Renzi. Ricordate l’Afghanistan? Dovevamo esportare la pace, e intanto esportavamo bombe. Gli F-35? Non erano strumenti di morte. No, erano “sistemi di difesa”. E la guerra in Italia è stata rappresentata per anni come una “missione di pace”.
Ursula von der Leyen ci dice che questo piano sarà un toccasana per l’economia italiana. Perché? Perché abbiamo Leonardo, Fincantieri, e quindi – dice lei – creeremo posti di lavoro, aumenteremo la prosperità, miglioreremo persino gli ospedali.
“L’Italia ne trarrà un grande beneficio. È un programma di investimenti che aumenterà la prosperità. E questo va a vantaggio dell’economia e della società italiane, ma anche delle infrastrutture al servizio delle persone, come gli ospedali”. Ma da quando in qua la salute pubblica passa dalla produzione di cannoni? Da quando in qua si fanno asili con i missili?
Nel frattempo, mentre qualche spiraglio di trattativa di pace si intravede e l’UE è fuori dal tavolo, la stessa von der Leyen rilancia: l’Ucraina deve entrare nell’Unione Europea, le sanzioni alla Russia continueranno, e Kiev deve trasformarsi in un “porcospino di ferro”. Un porcospino, capite? Non un ponte, non un luogo di dialogo, ma un porcospino di ferro.
Ora io mi chiedo: ma con quale credibilità questa donna – votata insieme da PD e Fratelli d’Italia – pretende di negoziare la pace?
E soprattutto, Mattarella, ha qualcosa da dire su l’ignobile intrusione-ingerenza della von der Leyen sulle decisioni politiche italiane? Questa bugiarda seriale osa intrufolarsi nel nostro dibattito pubblico e il capo dello Stato non ha nulla da dire? La von der Leyen si comporta da “piazzista” di armi e il difensore della Costituzione (a giorni alterni) non apre bocca? E’ chiaro che il riarmo serve essenzialmente all’industria bellica tedesca. La von der Leyen lo sa dunque lavora per convincerci che il piano migliorerà i nostri ospedali. Che schifo!
Ursula von der Leyen e la sua Commissione non sono la soluzione. Sono il problema.
Credo che il più osceno piano criminale ideato – al momento purtroppo è riuscito – sia quello di sdoganare tutto il repertorio fascista mascherandolo da presidio di libertà. È chiaro che tale disegno non puoi contenere la simbologia classica, tipo l’ orbace , il fez e il braccio teso, ma tutti gli altri effetti sì.
Certe adunate artistico – intellettualoidi pro bellicismo, con protagonisti invecchiati malissimo, non corrispondono a ‘libro e moschetto’?
Le campagne mediatiche pesanti di delegittimazione verso ‘diversi’ e oppositori non sono forse paragonabili a manganellate di squadracce organizzate?
Il desiderio di fare sparire partiti scomodi come va inquadrato in un ambito sedicente democratico?
Il silenzio su genocidi, la tolleranza su guerre inventate di sana pianta e innalzare a martiri solo i corpi umani che possono stare dentro al recinto ideologico che domina in occidente non soddisfano forse gli orrendi requisiti delle leggi razziali?
“Nessuno è più schiavo di chi si crede libero senza esserlo”.
Sì, serve una nuova liberazione.
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whttp://youtube.com/post/UgkxdWegkfLoahvhzgAA9oCGqWKhyOLoZ-2T?si=VzclDgJVXg_u9SWN
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YANKEE GO HOME AND FUCK YOU !!
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Grazie Ale, avanti
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Ma la signora è sempre lì supportata da una maggioranza a “sparare” cretinate.
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Vincenzo Costa
Oramai è solo un circo. Una classe politica che non si può neanche più criticare, perché suscita solo ilarità’, pietà, imbarazzo.
Ma questa banda con disturbi cognitivi può fare ancora molto molto male agli europei e agli italiani.
E non è più tempo di politiche furbette.
Gli europei hanno una sola scelta: o si liberano di questo circo, coi suoi pagliacci, ballerine e nani, o vanno incontro al disastro.
L’unica proposta politica che va presa in considerazione è: uscire dalla UE per salvare l’Europa.
C’è bisogno di una forza politica che abbia solo questo come obiettivo.
Non c’è destra né sinistra, perché si tratta di un processo di liberazione, attraverso cui i popoli si riprendono in mano il loro destino.
Poi ci si potrà dividere, ma adesso l’urgenza storica è riappropriarsi del proprio destino, che adesso è in mano a una banda di squilibrati, comici ma portatori di lutti e tragedie.
Non si tratta di abbandonare il sogno europeo, si tratta di appropriarsene.
Abbandonare la UE dei mercati e delle banche per costruire, poi, un’Europa dei popoli, erede della sua cultura, delle sue stratificazioni, delle sue differenze che la fanno ricca e unica.
Non una UE che omogeneizza, nullifica, dissolve le tradizioni.
Non la UE dei mercati ma una Europa dei diritti del lavoro e dei lavoratori, non una UE i cui valori sono il mercato e basta, che ha rimosso e serve a rimuovere la sua storia.
Tutte le posizioni intermedie non servono, servono solo a raccogliere consenso per ottenere qualche seggio, ma non per cambiare.
Gli europei sono posti davanti alla scelta: liberarsi di questa UE e di questa classe dirigente o andare incontro a un futuro funesto.
Naturalmente col kit di sopravvivenza per 72 ore, senza dimenticare il coltellino svizzero.
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