
(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Non sappiamo chi tra Donald Trump e Kamala Harris la spunterà nella corsa alle presidenziali che, oltre a decidere le sorti degli Stati Uniti, condizioneranno gli equilibri geopolitici nel prossimo futuro. Ma se quattro anni di presidenza Biden – durante i quali abbiamo visto l’uomo più potente del mondo vagare sperduto per i prati e inciampare a destra e a manca tra una gaffe e l’altra – non fossero bastati a dimostrare quanto in basso sia caduto il livello della classe politica americana, la sfida che tra poche ore svelerà il nome del prossimo presidente Usa non lascerà più alcun dubbio. A prescindere dal vincitore.
Da una parte il già presidente miliardario, al centro di scandali e inchieste giudiziarie che hanno funestato il suo travagliato primo mandato presidenziale. E che, nel Paese autoproclamatosi culla della democrazia, augura ai giornalisti la morte a colpi di pistola (ottimo spot per la lobby delle armi) e sobilla rivolte di piazza nel caso in cui a vincere fosse alla fine la sua avversaria. Evocando, evidentemente, il bis dell’assalto a Capitol Hill che funestò, quattro anni fa, la sua mancata rielezione.
Dall’altra la vice di Biden, una delle peggiori amministrazioni della storia degli Stati Uniti, che sarà ricordata per la vergognosa fuga dall’Afghanistan, dove gli Usa promettevano di esportare la democrazia prima di riconsegnarlo al medioevo talebano. Senza contare l’ostinato supporto all’Ucraina nella fallimentare guerra contro la Russia e il vergognoso sostegno alla carneficina (oltre 43mila morti, per la maggior parte civili) che il suo alleato Netanyahu sta compiendo ormai da oltre un anno, indisturbato, in Medio Oriente. In caso di vittoria della candidata dem, la sua politica si discosterà da quella del suo predecessore e dante causa? Difficile crederlo.
Per questo non vorremmo essere nei panni degli americani: essere costretti a votare Trump o Harris è un po’ come scegliere tra la padella e la brace. Per noi europei, invece, una cosa è certa. Chiunque vinca, cambierà poco. Anzi, praticamente niente.
Chi governa è il riflesso del popolo, quantomeno di quella parte, essenziale, che gli ha dato il voto. Sia in Usa, che in Italia.
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Beh , sono entrambi “amerikani”ed è bene stare a larga da loro. Ma sul fatto che per noi cittadini non Usa sia la stessa cosa che vinga uno o l’altra ,non sono d’accordo . La guerra in Ucraina finirebbe con Trump mentre con la “pacifica” Harris si trasformerebbe in un conflitto mondiale.
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La guerra ucraina è comunque agli sgoccioli, ormai hanno perso, penso stiano ancora in piedi giusto per non crollare prima delle elezioni (sensazione mia, poi chissà). In compenso trump ha già pesantemente minacciato l’Iran, e dichiarato nemica la Cina. penso che gli USA non possano rinunciare a sterminare qualcuno, è il loro hobby.
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Lo confesso. Umanamente e per ciò che rappresenta disprezzo più Trump che la Harris. Ma pur di vedere delusi, preoccupati, sconfitti, a testa bassa, questi pennivendoli venduti come giornalisti italiani, mi darebbe piacere la vittoria di quel koglio..
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