Il “buco” – Udienza dal gip anche per reati di stupefacenti

(Di Saul Caia e Vincenzo Iurillo – ilfattoquotidiano.it) – “Grottesco” è l’interrogatorio preventivo dell’indagato, avvisato dal Gip che rischia di essere arrestato: parola del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. È lui che usa questo aggettivo durante una conferenza stampa sull’ennesima retata di spacciatori di droga a Caivano.

E grottesche sono le storie che arrivano dai territori dove hanno iniziato ad applicare questa controversa norma introdotta dalla riforma Nordio. La prima l’ha raccontata questo giornale: un teste costretto a scappare e ad andare a vivere altrove, perché la banda di pusher che aveva denunciato ne ha scoperto il nome ed è andata a minacciarlo sotto casa. Il tutto in una città che per la sua sicurezza non riveliamo, ma dove fortissimo è il potere delle associazioni a delinquere di stampo mafioso.

La nuova norma, dicevamo, impone “il contraddittorio anticipato” ribattezzato “avviso di arresto”, quando la richiesta del pm è fondata solo sul pericolo di reiterazione dei reati. Con eccezione di alcune tipologie di reati gravi (ma non la corruzione o i reati di Pubblica amministrazione), tra i quali però il legislatore – forse contento degli effetti che avrebbe avuto per scudare politici e colletti bianchi – si è dimenticato i reati di droga.

Il legislatore si è dimenticato anche di fissare un termine al Gip per la decisione: lasciando all’indagato il tempo possibile per organizzare una eventuale fuga o la cancellazione delle prove. “L’indagato al giudice – secondo Gratteri – confesserà e così non andrà in carcere perché se ha confessato non c’è pericolo di fuga o reiterazione, se gli va male avrà i domiciliari. Ma i venditori di droga dai domiciliari hanno sempre continuato a fare il loro lavoro, e se uno spacciatore viene avvisato potrà far sparire le prove prima che venga bloccato. Se in casa ha un bilancino, le bustine per il confezionamento e sa che dovrà andare davanti al giudice per fare questo interrogatorio, è ovvio che pulirà casa e i carabinieri non troveranno nulla. Il ritrovamento di droga, attrezzature e altro materiale, da parte delle forze dell’ordine era determinante per le forze dell’ordine e la magistratura”.

Proprio a Napoli si era ancorata una richiesta di arresto per il reato previsto e punito dall’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti – produzione, traffico e detenzione illecita di droga – avanzata a luglio, quando l’avviso di arresto non era ancora in vigore. Il Gup aveva fissato l’udienza al 12 settembre, forse il primo caso in Italia.

Altra storia che sarebbe ben etichettata dalle parole di Gratteri è quella che rimbalza da Palermo, dove tre giovani ladri resteranno a piede libero nonostante la Procura guidata da Maurizio de Lucia ne avesse chiesto l’arresto. È il risultato del garantismo in salsa meloniana, perché la riforma cucinata da Nordio prevede l’attribuzione delle ordinanze cautelari al gip in composizione collegiale.

E visto che i giudici al tribunale di Palermo sono sotto organico, l’interrogatorio slitterà solo a fine ottobre. Così i tre giovani accusati di furto potranno restare liberi, e compariranno davanti al gip solo un mese dopo i loro complici, nel frattempo già finiti in manette, con l’interrogatorio di garanzia fissato la prossima settimana. I sette complici sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a rapine ed estorsioni. Secondo le indagini condotte dai carabinieri e dalla Squadra mobile di Palermo, la banda avrebbe compiuto diversi furti di autovetture e di motocicli, e una rapina a mano armata.

Il gruppo adottava il consolidato metodo del “cavallo di ritorno”, ovvero la restituzione del bene rubato alla vittima sotto pagamento, dai 300 fino a 1.500 euro. Agli indagati sono contestati 26 episodi di estorsione, 28 furti e 19 ricettazioni, inchiodati da video e intercettazioni. Il “cavallo di ritorno”, secondo Gratteri, è il brodo di coltura di mafie e camorre “che esistono solo se si interagisce con loro. Se si finisse di interagire con la camorra, di salutarla, allora sarebbe l’inizio della fine. Fino a quando invece di fare la denuncia ai carabinieri ti rivolgi al cavallo di ritorno, allora è un pozzo senza fondo”.