MONUMENTI – Tra i fondatori del Pcd’I nel ’21, carcerato dal fascismo, ai margini nel Pci di Togliatti ma presidente della Costituente. Pertini disse di lui: “Dovessi descrivere la sua vita traccerei una linea retta”

(DI GAD LERNER – ilfattoquotidiano.it) – Nel celebre quadro dedicato da Renato Guttuso a I funerali di Togliatti, tra la folla in lutto si riconoscono tutti i protagonisti del comunismo mondiale passato e presente riuniti intorno al defunto segretario del Pci: Lenin, Stalin, Rosa Luxemburg, Ho Chi Minh, Breznev, Angela Davis. Poi gli intellettuali amici da Neruda a Luchino Visconti, Giangiacomo Feltrinelli, Sartre, Quasimodo fra gli altri. Vicino al feretro, insieme alla vedova Nilde Iotti, riconosciamo l’intero gruppo dirigente del partito, viventi e scomparsi: da Gramsci a Berlinguer passando per Longo, Pajetta, Amendola, Di Vittorio, Alicata, Ingrao, Trombadori…
Solo uno ne manca. Ed è un’assenza strana perché Umberto Terracini, fondatore del partito, quel giorno c’era eccome. Come gli spettava, inaugurò in prima fila il picchetto d’onore a Botteghe Oscure e fu il primo a tenere l’orazione commemorativa, davanti a un milione di persone, in piazza San Giovanni. L’assenza di Terracini nell’affresco ufficiale della nomenklatura – che in seguito Guttuso finse di ridimensionare a dimenticanza – simboleggia per esclusione l’unicità e la grandezza del comunista che ha attraversato la storia del XX secolo con intrepido coraggio, innato senso di giustizia, capacità di sopportazione delle ingiustizie patite e poi signorile modestia nel condividere le rivincite a lui concesse in una vita davvero avventurosa e straordinaria.
Stiamo parlando dell’uomo che ha trascorso 6183 giorni di detenzione ininterrotta dal 1926 al 1943 sotto il regime fascista, più di qualunque altro detenuto politico. E che per felice nemesi storica presiederà l’Assemblea Costituente con competenza giuridica e autorevolezza da tutti riconosciuta.
Grazie a Claudio Rabaglino disponiamo finalmente di un’ottima biografia, a quarant’anni dalla morte del comunista solitario, come viene definito nel sottotitolo, che non mi soddisfa perché quel rompiscatole di Terracini, ragionando sempre di testa sua dentro a una comunità politica cui non smise mai di essere devoto, fu personalità amatissima, davvero popolare. Spero che molti giovani leggano le pagine di questa vita incredibile, per restarne affascinati come succedeva a noi negli anni Settanta. Ho ritrovato un’intervista a Lotta continua, nelle cui file militava il figlio Massimo Luca, in cui raccontava la sua prima esperienza al Cremlino di Mosca nel 1921, poco dopo aver fondato il Pcd’I. Aveva 26 anni. Riferiva le discussioni con i mostri sacri della rivoluzione russa, ma anche le scorpacciate di caviale e i congressisti stanchi che andavano a sdraiarsi nella camera da letto dello zar, adiacente la Sala Imperiale in cui si svolgeva il congresso. A Mosca Terracini conobbe Alma Lex, la prima moglie che, tornata in Unione Sovietica durante la sua prigionia, conservò e gli restituì quarant’anni dopo le farfalle, ovvero le cartine di sigaretta scritte con inchiostro simpatico in cui dal carcere Terracini le comunicava forte dissenso (condiviso dal suo fraterno amico Gramsci) sulle politiche e sui metodi imposti da Stalin a Togliatti e al partito italiano. Il dissenso si aggravò in seguito al patto stipulato dall’Urss con la Germania di Hitler nel 1939; ma Terracini veniva guardato con sospetto dagli altri detenuti comunisti già prima, quando, scontati cinque anni di isolamento, fu trasferito a Civitavecchia. Nel 1942, addirittura, lui e Camilla Ravera vennero espulsi dal partito per decisione del direttivo dei confinati a Ventotene. Proprio lui, il più conosciuto fra i fondatori del partito, grazie anche alla sua apprezzatissima vis oratoria, l’imputato a cui fu comminata la condanna più severa dal Tribunale speciale fascista (22 anni, 9 mesi e 5 giorni), sopportò anche questa umiliante esclusione senza venir meno alla lealtà nei confronti dei compagni. Intanto il regime ricorreva a ogni sopruso per spezzarne la tempra. Quando da Ponza protesta perché è stata trasferita la compagna Frine Grespi con cui aveva instaurato una relazione, questa è la disposizione del prefetto di Littoria: “Nessuna richiesta di un detenuto politico come lui, per giunta ebreo, può essere accolta”.
Verrà riammesso nel Pci per volontà di Togliatti tornato da Mosca solo nel 1945, e col parere contrario di vari dirigenti come Amendola, Scoccimarro, Secchia, gelosi del suo prestigio e sospettosi della sua indipendenza di giudizio.
In effetti gli darà del filo da torcere lungo tutto il dopoguerra. Togliatti lo tiene ai margini del gruppo dirigente, ma capisce che Terracini è l’uomo più credibile da spendere per rappresentare l’originalità del comunismo italiano alla guida dell’Assemblea Costituente. Ma a Botteghe Oscure avrebbero dovuto fare i conti con un tipo ribelle che era stato in carcere la prima volta nel lontano 1916 per un comizio nel Vercellese contro la guerra. Arrestato per giunta insieme a Maria Giudice, antesignana del femminismo italiano, che all’epoca aveva già avuto otto figli fuori dal matrimonio e in seguito avrebbe messo al mondo la scrittrice Goliarda Sapienza. C’è da stupirsi se già negli anni Venti del secolo scorso Terracini si pronunciava in favore del divorzio? Se nel 1945 proporrà il voto ai diciottenni? Se nel 1947 da presidente a Montecitorio se n’è infischiato della grande stampa (firme illustri comprese, da Gorresio a Zatterin) che trovava scandalosa la sua convivenza more uxorio con una donna già sposata? Lui che conosce bene la vita del carcere proporrà un emendamento, ovviamente bocciato, per limitare le pene detentive alla durata massima di 15 anni.
Molti anni dopo, nel 1974, fu l’unico tra i comunisti a opporsi al finanziamento pubblico dei partiti, facendo presente che “nell’opinione pubblica questa legge è considerata una nuova manifestazione dell’avidità della classe politica”.
Più conosciuta è la contrarietà di Terracini alla linea del Compromesso storico con la Democrazia Cristiana. La esprimeva nei congressi e anche nei seguitissimi comizi, intanto che si rafforzava il legame fra il vecchio dirigente comunista e i giovani dei movimenti nati alla sinistra del Pci. Fiero avvocato antifascista, indulgente con gli estremisti, mai però un cedimento nella ferma condanna del brigatismo rosso. Potrei continuare a lungo, attingendo alla miniera preziosa di questa biografia. Mi colpisce la sensazione di incontrarvi un uomo riuscito a mantenersi giusto, e non per furbizia, anche quando la sua parte sbagliava. Quando morì a 88 anni nel 1983, disse di lui Sandro Pertini: “Se dovessi descrivere graficamente la vita di Umberto Terracini prenderei una penna e traccerei una linea retta”.
Oh , questa è notizia !
Lo smemorato Gad
“Solo uno ne manca. Ed è un’assenza strana perché Umberto Terracini, fondatore del partito, quel giorno c’era eccome. Come gli spettava, inaugurò in prima fila il picchetto d’onore a Botteghe Oscure e fu il primo a tenere l’orazione commemorativa, davanti a un milione di persone, in piazza San Giovanni. .”
Come faceva Terracini a tenere l’orazione commemorativa davanti a un milione di persone a piazza San Giovanni ?
Umberto Elia Terracini (Genova, 27 luglio 1895 – Roma, 6 dicembre 1983) è stato un politico e antifascista italiano, presidente dell’Assemblea costituente e dirigente del Partito Comunista Italiano
Enrico Berlinguer/Morte
11 giugno 1984, Padova
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Tracia, sarebbe stato un errore troppo marchiano, dai.
Si riferisce, e lo scrive, al Funerale di Togliatti, non di Berlinguer.
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Si , hai ragione semplice distrazione la mia e chiedo scusa
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Buongiorno,
se fosse stata necessaria una dimostrazione della sua incapacità a leggere e della sua inutile pregiudiziale verve commentatrice non sarebbe stato possibile emetterne una peggiore.
Questa la dequalifica a livello assoluto.
I funerali di Togliatti NON i funerali di Berlinguer.
Impari a leggere magari tornando all’asilo.
Adesso pur di non chiedere scusa vomiti tutto il peggiore residuo gastrico.
Io ho avuto la fortuna di conoscere Umberto Terracini direttamente e non sarei in grado di descriverne la pienezza proprio perchè sarebbe come cercare di inscatolare un oceano in un portasigarette.
L’ex compagno Gad ha ricordato. e lo dice, solo alcuni dei punti
salienti della sua vita.
Fu lui, a contrastare Berlinguer quando per preparare al compromesso storico, Enrico Berlinguer scelse la via del “non può esistere nulla a sinistra del PCI”.
Gad non dice che la condanna del “brigatismo rosso” non fu a se’ stante:
Nè con le Brigate Rosse nè con lo Stato.
Gad dovrebbe ricordarlo visto che lo faceva anche lui.
Quando Berlinguer mandò in missione Luciano Lama a provocare la reazione degli “Autonomi” che fu immediatamente battezzata “cacciata di Lama dall’Università” dagli stessi media oggi scoperti mainstream, fu una delle poche voci “avverse” che incitarono a non buttare il bambino con l’acqua sporca.
Nei pochi colloqui con più presenti, Umberto Terracini ci raccontò come avvenne la produzione del testo finale della Costituzione.
Ad aprire e chiudere il portone dell’ aula in cui gli estensori della stessa, non erano i Carabinieri bensì alcuni giovanottoni in cachi che sul braccio mostravano MP.
Ogni revisione veniva rivista dal comando USA seduta stante.
Il primo articolo è stato rivisto almeno un centinaio di volte, proprio perchè quello che tutti vogliono vedere, la Repubblica Italiana è la repubblica dei lavoratori italiani, non poteva essere esplicitato.
A chi gli chiese quanto fosse compreso quel testo nelle elezioni che nel 1948 dagli stessi elettori chiamati a riconoscerlo, non rispose mai in modo assoluto.
Sapeva che il 90% dei votanti non possedeva scolarizzazione, molta parte era completamente analfabeta e firmava la propria identità nello stesso modo del si e no: con la croce.
Non lo fece probabilmente perchè era una svolta epocale.
Il primo voto alle donne, il primo voto libero, la prima volta che in un paese diviso, spezzettato, dominato per secoli da ogni sorta di potere “esterno” esisteva la possibilità che anche il più piccolo essere sociale potesse per un solo momento sentirsi protagonista della propria vita.
Poi sarebbero venute le disillusioni come la scoperta di quel che spacciato per armistizio era la resa totale che nelle varie puntate successive nascoste neanche troppo abilmente dietro parole e frasi anglofone, avrebbero consegnato de facto il potere decisionale lo spazio di manovra il futuro di intere generazioni a entità esterna.
L’adesione alla NATO è solo una di quelle, e lo stesso PCI da una posizione di contrasto chiaramente avversa nelle varie metamorfosi arrivò non solo all’approvazione bensì alla partecipazione diretta di un attacco ad un’altra nazione che ha avuto il risultato della lo scopo iniziale mal mascherato: dividerla.
Gad non si ricorda come, una volta cambiata pelle, fu lui stesso a contribuire. aiutato dai pessimi pseudo ambasciatori serbi, aggiungendosi al coro degli umanitari on demands che potevano fare a meno dell’ ONU.
Umberto Terracini, tanto per ricordare quanti con poca memoria si sono spacciati per nuovi “perchè restituiamo (in parte) i soldi ottenuti dalle cariche parlamentari”
è morto povero.
Non si è avvantaggiato per nulla di quello che avrebbe potuto avere: venti anni prima dei “meravigliosi ragazzi” del M5S.
Che di certo non moriranno poveri.
In un colloquio quasi personale ci fece notare che l’articolo 11 sarebbe stato svuotato di significato e che paradossalmente sarebbe stato possibile utilizzarlo in senso opposto.
Ma al momento della stesura della Costituzione non esisteva la NATO, neanche il patto di Varsavia se non in situazioni completamente differenti dalle successive e l’ONU batteva i suoi primi battiti.
Nessuno allora avrebbe potuto prevedere che per rispettarlo, nel secondo paragrafo, quello che ammette la guerra e tutte le sue conseguenze ma solo in particolari casi cioè quando a effettuarle siano non meglio specificati organizzazioni internazionali ammettendo la limitazione della sovranità di altri stati purchè in azione comune.
L’invasione Russa dell’Ucraina, l’invasione israeliana della Palestina, l’invasione Cinese di Taiwan, L’invasione Turca di Cipro, l’invasione della Russia della Cecoslovacchia, e tante altre giustificherebbero la chiamata alla guerra purchè condivisa con altri Stati.
Ce lo disse:”non potevamo scrivere ripudiamo la guerra in qualsiasi forma si presenti: non sarebbe passata”
Come molti altri “dimenticati” fu sibilla superiore.
Per quel che vale
ciao Umberto
compagno comunista
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Azz Stefano da quanto aspettava questa occasione?
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Sig. Tufillaro
Da quel che scrive di un nostro prezioso commentatore (Tracia) denoto la sua attitudine ben poco da “compagno” (visto che con questi termine ha salutato Terracini) a calpestare a piè pari, anziché soccorrere, una persona quando inciampa.
Faccio sommessamente notare che non ci furono elezioni nel 1948 chiamate a ratificare il testo della Costituzione perché questa fu promulgata dal Presidente della Repubblica qualche mese prima delle politiche del 18 Aprile.
Quanto al resto del suo intervento, le confesso che sto ancora arrovellandomi per capirne il senso.
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Grazie Gsi,
è da ieri che mi trattengo rispondere a questo signore perchè non è mia abitudine insultare .
Quello che sta succedendo in Italia e nel mondo mi opprime la mente e faccio fatica anche a scrivere. Non riesco a focalizzare l’attenzione. Non stimo Lerner e quando scrive un articolo non lo leggo, ma questa volta si ,ero incuriosita dal titolo “Terracini compagno e rompiscatole.”
ho letto benissimo “funerale di Togliatti ” e poi mi sono “persa” con Berlinguer che naturalmente non centrava niente .
Comunque a quel presuntuoso Senior systems Engineer Stefano Tuffilaro rispondo:
Abbiamo una foto – mio marito e suo fratello al funerale di Terracini a Roma con la delegazione emiliana del FGCI con il messaggio
dedicato
“La morte del compagno Umberto Terracini lascia in tutti i giovani comunisti un profondo dolore.
L’intelligenza politica, la forza umana, il
coraggio intellettuale fanno di Terracini una figura indelebile nella storia del movimento operaio.”
Il percorso lungo di Lerner da Lotta continua
a “Viva Soros speculatore buono”, povero Terracini
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Ah ho dimenticato
Viva Soros lo speculatore buono
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L’incipit anti-Tracia, preziosa e corretta commentatrice di Infosannio, mi impedisce di leggere oltre.
Tra l’altro si era già scusata per un errore che può capitare a tutti.
Un’aggressione incomprensibile, immeritata, assurda.
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Terracini come gli altri costituenti hanno goduto per decenni di un’aurea sacra che il grande partito ha conservato in un tabernacolo come una reliquia ; quel partito che poi ha finito con l’identificarsi nel sindacato e con i mondi paralleli che ha saputo sviluppare e inviluppare lungo la falsa riga di un progresso distopico che ha fatto più danno che altro.
Se la sacra costituzione si sia ad un certo punto fatta verbo io non lo so ma so di certo che il ladro come il mascalzone non ha colore ne identificativi premonitori. Il mascalzone è solo un mascalzone .
Quella fede che ha animato tante stagioni politiche a sx, prima che lo stesso partito si trasformasse in un ibrido e in una macchina senza più il confessionale costituente , l’ho conosciuta. Fede e ragione non sono mai andate concordi fino in fondo sin dalla notte dei tempi , fino a quando non hanno iniziato a collimare in quel fare familistico che come seme acerbo ha terminato il suo sviluppo con la genesi delle clientele e degli inciuci a destra come a sinistra per una pax politica che ha ridotto da un lato il sindacato allo spi e dall’altro ha aperto la via alle oscure manovre che hanno alimentato privilegi e privatizzazioni sempre più corpose di parti di apparati di stato. Privatizzazioni ambigue , bolle di speculazioni ,viraggi ideologici ed economici che hanno assai sbiadito la vecchia bandiera con la falce e martello oro in campo rosso.
Quello che la politica omette nel suo rincorrere il vecchio ideale e nelle sue logore identificazioni con parole sempre più vuote è solo l’alibi per coprire ciò che resterebbe indigesto pure ad un licaone. Il revisionismo storico è ormai una coperta troppo corta per coprire il morto. Spiacente.
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Il revisionismo storico di chi?
Di Lerner?
Io non l’ho mai sopportato se penso a quando conduceva una trasmissione con il grassone guerrafondaio di ferrara!
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È difficile fare i conti con la Storia o con la società per una persona, impossibile direi. Togliatti e l’avanguardia comunista, il movimento liberty, Marinetti, il fascismo la guerra . Intellettuali di sinistra e di destra , prigionie deportazioni , coraggio e vigliaccherie intessono trame che perdurano ancora oggi. I brigatisti come i briganti dell”ottocento ma organizzati.
Lo stato . La costituzione.
Ma le città cone i territori restano uguali , ieri come oggi, esiste la Ferrara degli Estensi, di Ferrara giornalista e dell’ex ministro ai beni culturali Franceschini . Ferrara come le mille città italiane ognuna dentro la sua storia. La costituzione , un pilastro comune , una guida, una tavola comune per sorreggere uno stato ancora giovane ,a volte mal interpretata, oggi boicottata più che mai.
Basta con queste chiacchere sempre uguali da mezzo secolo.
Quasimodo D’Annunzio intellettuali di sinistra antifascisti , estetismo guerrafondai, armi ed eserciti dall’altro. Leggi marziali dentro i partiti leggi marziali dentro lo stato. Briganti ignoranza pauperismo educazione lavoro civiltà.
Alla fine l’unico luogo comune in cui riesco ad identificarmi bene è il mio soma, che Porello , sta portando il carico dei miei anni che aumenteranno soltanto.
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🤦🏾♂️😂🙋♂️
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@ tracia
carissimo non te la prendere in ognì blog c’è sempre chi merita il primo posto del “MONGOLINO D’ORO”
Sia l’ing che quell’altro @@ erano frequentatori del blog di Grillo..sono ancora uguali … paro paro di allora.
Li ho sempre definiti i guastatori o troll pur di distogliere i naviganti da discussioni importanti a problemi insignificanti e oltretutto offensivi.
Continua a non dare loro risposte… vai oltre le loro disquisizioni.
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