
(di Michele Serra – repubblica.it) – L’articolo di Serena Milano (Slow Food) pubblicato su questo giornale aiuta a capire che “gli agricoltori” non esistono, non nella forma di una corporazione compatta e indistinta così come le manifestazioni di questi giorni possono far credere.
Esistono agricolture differenti, anche molto differenti: per dimensioni, per intenzioni, per metodi di coltivazione, per capacità di influenzare il mercato o di subirlo.
Se ne sa poco. Come scrivo con frequenza forse insostenibile (esiste anche una insostenibilità delle ripetizioni…), dei campi e della natura la società urbanizzata ha, nel suo complesso, perduto cognizione. Il cibo è ciò che si trova incellofanato nei supermercati.
La sua filiera, direi la sua struttura biologica, sociale e politica, è occulta oppure omessa, data per scontata. Ma come tutte le rimozioni, riaffiora.
E prima che “trattore selvaggio” e mucca Ercolina diventino l’ennesima caricatura mediatica di problemi complicati, e strutturali, vale la pena ricordare che il solo vero torto dell’assistenzialismo europeo (generosissimo) è stato, fin qui, premiare allo stesso modo il piccolo e il grande, il virtuoso e il vizioso, il curatore della salute dei terreni e il suo avido impoveritore.
Ciò che chiamiamo agro-industria (coltivazione intensiva e su larga scala di vaste superfici, con forte uso di chimica) non è uguale a ciò che definirei “agricoltura agricola”. Che ha tempi, cultura, mire produttive molto più lungimiranti, nel solco dell’idea (molto contadina) che la terra non è un limone da spremere, è una madre da assecondare, se si vuole che rimanga fertile.
Probabilmente con qualche errore e qualche forzatura, le nuove norme Ue cercano di favorire un’agricoltura pulita e soprattutto: lungimirante. Correggerle è lecito. Negarle è scellerato, e molto poco agricolo.
Ancora una volta è fuori fuoco!
L’Europa, e l’Italia che recepisce e peggiora notevolmente le direttive con norme nazionali appositamente mortifere, sta facendo chiudere i piccoli e virtuosi in favore dei grandi, quelli che piacciono a Serra e che hanno una sola voce e sono strutturati in corporazioni unitarie, ricevuti nei palazzi e strutturati per portare voti ai politici.
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Posa il fiasco, restando in ambito agricolo.
L’Europa, al netto di suicidi come la corsa al riarmo, sta cercando di aprire gli occhi alla sua popolazione su alcuni argomenti.
1) È in atto o no un cambiamento climatico? La progressiva mancanza di precipitazioni, in combinato disposto all’innalzamento delle temperature, renderà desertici e improduttivi i terreni.
La risalita del Cuneo salino nel Po è un dato acquisito.
Dove andranno a ciucciare l’acqua dolce per irrigare i campi?
2) La rotazione periodica delle culture su terreni dedicati all’agricoltura intensiva servirà a restituire quegli oligoelementi che sono stati distrutti, per preservare la continuità produttiva in futuro.
3) Oggi queste bande di criminali, sostenuti da politici miopi e più ignoranti di loro, vorrebbero continuare ad ovviare con l’uso massivo di chimica di sintesi di fosfati, erbicidi e anticrittogamici.
Questi veleni cancerogeni risalgono lungo la catena alimentare ed arrivano pure nel tuo piatto.
4) Sull’emissione di anidride carbonica gli allevamenti intensivi di bestiame sono parte in causa, con un apporto non indifferente. Come pure della quasi totalità di ammoniaca e metano, derivanti da deiezioni e letame. Consumo di acqua, anche indiretta nella produzione di foraggio e mangimi. E consumi inquinanti indiretti, nel trasporto e lavorazioni industriali.
5) I sussidi pubblici che il settore riesce a lucrare sono una vergogna, perché insostenibili e testimoni di una modalità produttiva errata, da rivedere dall’inizio alla fine.
Questa rivolta dei Masaniello, autorganizzata senza coordinamento ed infiltrata dai soliti sobillatori fascio ignoranti, si muove su bestioni dai costi esorbitanti.
Zero credibilità.
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Esempio di costo di uno dei modelli che si vedono sfilare.
Sono in maggioranza verdi con ruote gialle, del marchio John Deere, primo produttore mondiale, con stabilimenti in Germania e Usa.
Quelli verdi e neri sono dei Fendt o Class, prodotti anch’essi in Germania.
A proposito di sovranismo e della gara ad accontentarli con regalie miliardarie da destra.
Quanto costa un Fendt Vario 936.
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In Italia le filiere di mezzi agricoli sono morte o peggio mai veramente nate. Inutile continuare a raccontarsi favole sul sovranismo, è chiaro che si trattava solo di spot elettorale. In merito al fiasco da posare, a breve la Ue riuscita nel suo intento di uccidere anche la produzione vinicola, almeno sarai astemio e contento! Potrai consolarti con Marianna ogm a basso thc.
In merito a tutto il resto: il cambiamento climatico è a carico di industrie, agricoltura intensiva e allevamenti lagher che pompano la grande distribuzione e i discaunt, i trasporti su gomma spinti ossessivamente a muovere merci, i trasporti aerei e navi da crociera. L’agricoltura che difendo non ha nulla a che vedere con questo sfacelo, e per sopravvivere vorrebbe uscire da queste logiche.
Le politiche green europee: nucleare, auto elettriche, impianti fer nelle campagne, ogm, e grande distribuzione, grandi navi e trasporto aereo a basso costo. Invece di riforestare vogliono continuare a massacrare il pianeta.
Buona continuazione
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