I molti poteri di Meloni e l’opposizione assente

(MONTESQUIEU – lastampa.it) – Un anno e mezzo di legislatura, circa, è il tempo giusto per un giudizio sulla situazione politica e istituzionale di una legislatura, di un governo, di una opposizione. Un giudizio che si sostituisca ai pregiudizi. Che si può sintetizzare con l’immagine di un vuoto, desolato e desolante, di tangibili alternative di governo. Come forse mai, a memoria: la fissità delle maggioranze per tutta o quasi la prima Repubblica, dovuta a un inquietante equilibrio geopolitico mondiale, conteneva tutt’altro che una assenza di proposte o progetti concorrenti da parte della opposizione. Il vuoto di oggi, a pochi mesi dalle elezioni europee, non sembra facile da colmare nel tempo che ci separa dalle prossime elezioni. Un’altra aria sembra tirare per il governo, quasi il vento in poppa. Un governo sperimentale, per guida sia politica che personale, dove brilla una sola stella, attorniata da un firmamento buio, nebuloso, indistinto.

L’immagine rappresenta un inusuale, consolidato squilibrio di valori ed attitudini tra il presidente del Consiglio da un lato, ed il resto, tutto il resto, della formazione, dall’altro. La “stella” è il prodotto di una tradizione politica estranea al nostro quadro costituzionale, arrivata a governare nella bizzarra, inedita, spregiudicata coalizione dell’imprenditore “sceso” in politica dall’impresa una singolare scala di valori-, con alleati occultati l’uno all’altro, all’apparenza. Una vera novità: per la prima volta una donna in quel ruolo, lì dove quasi tutto è maschile. Pura destra, per la prima volta; senza l’avallo, non condiviso, di quella unica, straordinaria credenziale di una destra europea ed europeista affacciata da Gianfranco Fini, poi naufragata per errori veniali del protagonista e protervia del potere tradito. Nebuloso è, più o meno, il resto dell’intera squadra, costituita da ministri non dotati dello spessore necessario per interpretare ed intitolare a sé le iniziative del proprio settore, fino all’assunzione di responsabilità e alla diretta paternità finale del capo del governo.

Due vicepresidenti: l’uno, alla guida del partito un tempo egemone, è pura nostalgia del fondatore; l’altro, capo inspiegato e inspiegabile di un partito folto di decorosi amministratori locali, ma lui stesso per troppi motivi non più accostabile decorosamente a compiti di governo. Giorgia Meloni è, per compensazione, la stella che oramai brilla nel parlamento politico, non solo nazionale, addirittura mondiale: come tale riconosciuta, ricevuta, vezzeggiata, accettata, nei suoi eccessi di smancerie, abbracci e carezze. Senza esclusioni: si tratti di colleghe o colleghi, giovanili o vegliardi, cristiani o altro, occidentali o orientali. Una serie di effetti speciali, ben confezionati, rimanda piuttosto alla protagonista di un tappeto rosso dello spettacolo, che non a severi consessi o incontri internazionali di alta politica. Ci siamo cascati tutti, senza pregiudizi.

Il tempo consumerà verosimilmente questa immagine, gradevole e ad oggi gradita, esaltando la distanza tra il modo di porsi e la capacità di governare, fatta di sostanza, cultura, reputazione internazionale, senso dello Stato. Senza baci e carezze, mai nemmeno adombrati nel tempo, da Churchill a Merkel, passando per una teoria mondiale di statisti. Tutto questo durerà il tempo di svelare la natura di piccole astuzie, come due politiche, una per gli italiani, che richiama la tradizione di cui sopra; una, incompatibile con la prima, che viene rimontata e smontata per le grandi occasioni; non solo, ma montata e smontata nella stessa occasione, passando da un nuovo ad un vecchio amico, da un europeista al vecchio sodale sovranista.

Ma quel che dovrebbe risvegliare il senso del pericolo in chi si crogiola in una opposizione riferita al proprio interesse di parte, piccola, insufficiente parte, è la vera novità che emerge ogni giorno di più: il potere come finalità, come attitudine. Il potere, smisurato, che un presidente del Consiglio esercita nei confronti di singoli cittadini, e che scorge l’avversario politico in chi politico non è. O non è più.

Una influencer, uno scrittore che vive sotto scorta da decenni, un giornalista, un imprenditore, un concittadino detenuto in un paese che, dimenticata l’autonomia dei poteri da quello del capo, lo maltratta gravemente. Un italiano innocente. Ma di estrema sinistra, quindi non completamente innocente, politicamente. Da poche ore, un uomo di Stato, al quale viene impedita l’azione di altissimo valore civile e morale di portare un po’ di luce in un carcere.

Montesquieu. tn@gmail. com