
(di Marcello Veneziani) – Ma chi è il personaggio più amato in Italia, o per dir meglio chi è la figura non divisiva che piace agli italiani di ogni risma e di ogni fazione e riesce in qualche modo a unificarli e a suscitare cordiale convergenza?
La rassegna, per ragioni istituzionali, deve cominciare dal presidente della repubblica che per definizione è la figura istituzionale super partes, l’espressione dell’unità nazionale. Sergio Mattarella può essere considerato il personaggio più amato e meno divisivo d’Italia? Spiace dirlo ma non è così. Mezza Italia non lo ama, non lo sopporta e non lo considera affatto super partes; e non ama la sua storia, la sua biografia, la sua collocazione politica di provenienza da cui non si è mai discostato.
Nonostante l’omaggio quotidiano dei media, i peana dei tg e le ovazioni a ogni sua partecipazione e a ogni sua anche banale esternazione, nonostante l’ossequio cerimonioso di tutte le forze politiche e delle istituzioni, Mattarella non unisce gli italiani, ma li divide. Troppe volte è apparso giocatore più che arbitro, alcune sue posizioni sui governi in carica e sulla magistratura, sulla storia del nostro paese e sulle posizioni assunte a livello internazionale, alcuni interventi su temi sensibili e questioni nazionali e civili, hanno spaccato i giudizi su di lui. Sul piano politico Mattarella piace a una parte degli elettori di centro, una parte dei 5Stelle, larga parte della sinistra; ma non piace agli elettori che hanno mandato al governo Giorgia Meloni e che sono la maggioranza del paese. Suppongo che la stessa cosa si debba dire della mezza Italia che non va a votare: penso che larga parte dei non votanti sia refrattaria a Mattarella o comunque non si senta rappresentata da lui.
Per la ragione simmetrica, anche la Meloni è amata da coloro che l’hanno mandata al governo ma non dagli altri. Magari nel corso di quest’anno e poco più di governo avrà perduto la fiducia e la simpatia di una parte dei suoi elettori per il suo inevitabile cambio di passo e avrà conquistato in compenso una fetta di chi non l’ha votata. Resta una figura divisiva, come Mattarella: ma a differenza del Capo dello Stato, è normale che il Capo del governo sia una figura divisiva che non ha il consenso generale della popolazione.
Ma anche altre figure istituzionali sono divisive: lo sono i presidenti del Senato e della Camera, lo sono naturalmente i leader di partito, I commissari europei, i sindaci e i governatori, i magistrati.
Qualcuno dirà allora che figura ecumenica per definizione è il Papa, che dovrebbe rappresentare per il suo ruolo di paciere e di figura super partes, un riferimento universale, anche per i non credenti. E invece sappiamo bene che Bergoglio suscita reazioni contrapposte, divide gli stessi cattolici e credenti. Dichiarazioni di ostilità, di antipatia, di dissenso sono all’ordine del giorno nel suoi confronti.
Non meno divisive sono alcune figure che pure vengono sbandierate come istituzionali, super partes; come per esempio Liliana Segre, che al di là della sua storia e delle sue stesse intenzioni, è comunque “usata” da alcuni media e da alcune forze politiche, “contro” qualcuno, definito a torto o ragione fascista e nazionalista. Grandi vecchi considerati super partes, non sono riconosciuti in questi momento in Italia. Nemmeno grandi artisti o grandi autori, presentatori o attori, figure pubbliche o influencer; quasi tutti sono considerati controversi, di parte, e comunque non amati da tutti. Taluni personaggi assurti nel 2023 a fama e primato, come Paola Cortellesi al cinema e il generale Vannacci col suo libro “contro”, sono divisivi.
Anche nel regno della tv, è difficile trovare personaggi che suscitino condivisione e simpatia universale; c’è chi ha un bacino anche largo di consenso ma senza suscitare simpatia trasversale, unanime e super partes. Bisognerà piuttosto accontentarsi di qualcuno che sia extra partes, non partigiano.
Alla fine dei conti chi suscita questa corrente di simpatia, pur nelle lievità del suo personaggio, è prima di tutti Fiorello. E’ lui il personaggio che unifica i versanti o meglio li attraversa con la sua leggera permeabilità, con la sua ironia e la sua satira che non ferisce mai nessuno, fuori da ogni schieramento. La bravura e la simpatia di Fiorello resistono nonostante l’abuso di Fiorello che viene fatto dalla Rai e da Amadeus in funzione della religione civile e istituzionale di Sanremo. Sulla stessa lunghezza d’onda si possono ritrovare altre figure non divisive nel regno dello spettacolo, come Renzo Arbore o Andrea Bocelli, comici come Nino Frassica o Checco Zalone, campioni sportivi (l’ultimo è Sinner).
Ma sconforta pensare che dobbiamo scendere al livello dell’intrattenimento, della tv leggera, giocosa, sportiva o simpaticamente cazzara per trovare figure non divisive del nostro Paese, ben accettate da tutti. Ci sono poi alcune icone del passato, e ci sono le vittime, anche recenti, di tragici fatti di cronaca, su cui anche volendo non ci si può dividere. Ma non ci sono figure morali, civili e intellettuali universalmente riconosciute, non ci sono santi, geni, eroi o maestri ritenuti tali da tutti sopra le parti. Italia senza eroi, titolava alla fine degli anni settanta, un saggio di Ludovico Garruccio (pseudonimo del diplomatico Incisa di Camerana), che occhieggiava nel titolo al Risorgimento senza eroi di Piero Gobetti. Quest’Italia senza eroi, maestri e riferimenti riconosciuti da tutti, la dice lunga sullo stato di salute mentale e morale del nostro Paese. Un paese diviso ma anemico, senza passioni civili e ideali.
Panorama
Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi.
( B. Brecht)
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Veneziani ma che dici? Quelli che hanno votato la Meloni non sono la “maggioranza del Paese” (come dici tu) semmai sono la maggioranza degli elettori. Come diceva quella pubblicità degli anni di Carosello? Cala, cala, cala, cala….Cala Trinchetto!
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Neanche, Furia, neanche… sono la maggioranza dei votanti SOLO perché si sono messi in cricca, ma sono meno degli astenuti e anche meno di tutti gli altri, andati in ordine sparso.
Sempre per la serie “i ladroni di Pisa” , che la notte vanno a rubare insieme…
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Certo che Fiorello è proprio maestro del NIENTE. Del resto se questo cazzaro nato fa satira che ‘non ferisce nessuno’ a che titolo si può dire che faccia satira? Cazzeggio è più appropriato come termine.
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Sembra un compito in classe di primo liceo.
Roba da pazzi.
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L’ho notato anche io. Un livello bassino, per un “giornalista” (hahahaha, scusa, m’è scappato) del calibro di Veneziani. E «dicasi “calibro” poiché parlasi di pistola». Cit. da Drive-In degli anni 80 (espressamente Francesco Salvi).
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E pochi Giornalisti non venduti, vorrei ricordarne uno appena scomparso. Confermata la morte del giornalista Gonzalo Lira, detenuto in Ucraina dal regime di Kiev
Confermata la morte del giornalista Gonzalo Lira, detenuto in Ucraina dal regime di Kiev
Il giornalista cileno-statunitense Gonzalo Lira, che ha copriva il conflitto in Ucraina ed era critico le pratiche del regime di Kiev, è morto in una prigione ucraina, secondo quanto riferito da diverse fonti, che citano il padre. Successivamente, il Dipartimento di Stato USA e il Ministero degli Esteri cileno hanno confermato la sua morte.
“È stato torturato, vittima di estorsione, tenuto in isolamento per 8 mesi e 11 giorni e l’ambasciata statunitense non ha fatto nulla per aiutare mio figlio. Il responsabile di questa tragedia è il dittatore Zelenski, con il consenso di un presidente statunitense rimbambito, Joe Biden”, ha scritto il padre.
Secondo la lettera pubblicata dal giornalista Alex Rubinstein, Lira aveva una polmonite bilaterale, uno pneumotorace e un caso molto grave di edema. Nella lettera si legge che le malattie si sono aggravate a metà ottobre e le autorità carcerarie lo hanno ignorato fino al 22 dicembre.
“Gonzalo Lira, padre, dice che suo figlio è morto all’età di 55 anni in una prigione ucraina, dove era detenuto per il reato di aver criticato i governi Zelenski e Biden. Gonzalo Lira era un cittadino statunitense, ma l’amministrazione Biden ha chiaramente appoggiato la sua detenzione e la sua tortura”, ha scritto il giornalista statunitense Tucker Carlson sul suo account X.
Dopo le prime notizie sulla sorte del giornalista, il Dipartimento di Stato nordamericano ha confermato a Sputnik che Gonzalo Lira è morto in Ucraina. Tuttavia, si è rifiutato di fornire ulteriori informazioni, citando la necessità di rispettare la famiglia del defunto.
Lira viveva a Kharkov e curava un blog con lo pseudonimo di “CoachRedPill”, ma è passato ai commenti su YouTube dopo lo scoppio del conflitto ucraino. Nel maggio 2023 è stato arrestato dal Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) con l’accusa di “screditare” le autorità e le forze armate ucraine.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha ricordato che questa non era la prima volta che Lira scompariva, poiché il 15 aprile 2022 era stato arrestato da membri dell’SBU.
Per poi aggiungere che “hanno confiscato i suoi computer portatili e lo hanno privato dell’accesso a tutti i suoi account, ma poi lo hanno rilasciato a causa dell’ampia pubblicità che i media hanno dato alla sua scomparsa”.
La Russia è convinta che le autorità del regime di Kiev siano le principali responsabili della morte del giornalista cileno-statunitense, ha dichiarato la rappresentanza diplomatica russa presso le Nazioni Unite.
Secondo i diplomatici di Mosca, gli Stati Uniti, alleati dell’Ucraina, cercheranno di mettere a tacere la morte del loro cittadino, che criticava la politica occidentale.
Diverse personalità pubbliche, secondo quanto riporta Sputnik, hanno fatto reagito alla morte in un carcere del regime di Kiev di Gonzalo Lira.
“L’amministrazione Biden avrebbe potuto recuperare Gonzalo Lira con una telefonata, ma non ha mosso un dito. Il governo ucraino sapeva quindi di poter agire impunemente. Tuttavia, la pura sfacciataggine di uccidere un cittadino statunitense in custodia rivela un regime criminale”, ha denunciato l’uomo d’affari, autore e investitore David Sacks.
Il miliardario statunitense Elon Musk ha risposto a questo messaggio, definendo la situazione “un disastro”.
Il figlio dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Donald Trump Jr, ha affermato di sperare in una copertura adeguata dell’accaduto da parte dei media statali, ma si è detto sicuro che questo non accadrà mai.
“Quindi ora permettiamo ai nostri beneficiari di assistenza sociale stranieri come Zelenski di uccidere i nostri cittadini e i nostri giornalisti?”, ha chiesto Donald Trump Jr.
L’inazione del governo statunitense nel caso di Gonzalo Lira ha fatto arrabbiare anche lo scienziato e analista economico statunitense Chris Martenson, che ha definito l’amministrazione Biden “pura malvagità e un disastro morale”.
“Gonzalo era uno dei buoni, assassinato da un dittatore da quattro soldi e dalla negligenza degli Stati Uniti”, ha poi aggiunto.
“Gonzalo Lira è morto oggi in una prigione ucraina per la sola colpa di essere un giornalista che voleva che il mondo conoscesse la vera natura del regime nazista in Ucraina (…) Voleva solo la verità, voleva solo la giustizia. Riposa in pace amico mio”, ha affermato l’analista Angelo Giuliano.
Iln commentatore politico statunitense, Jackson Hinkle, ha affermato che la situazione di Gonzalo Lira lo ha ispirato a “esporre la verità sull’impero guerrafondaio degli Stati Uniti”.
“Non dimenticherò mai ciò che Zelenski e il suo governo nazista ucraino ti hanno fatto per volere dell’amministrazione Biden. Sei stato imprigionato, torturato, e infine ucciso per aver detto la verità”, ha denunciato Hinkle.
Il primo vicepresidente della Commissione per lo sviluppo dei Mass Media e delle Comunicazioni di Massa della Camera civica russa, Alexandr Malevich, ha proposto di candidare il giornalista al Premio mondiale per la libertà di stampa. “Presenteremo la nostra candidatura all’UNESCO nei prossimi giorni”.
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Grazie, Emil.
Onore a Gonzalo Lira, onore alla verità e alla giustizia!
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Mi chidedevo, ma Veneziani non rischia il giudizio della Corte Interplanetaria di Saturno per “oltraggio e vilipendio alla figura(ccia) del capo(ccia) dello Stato”, tal Mergio Sattarella? E comunque, sempre il Veneziani, fa un errore incalcolabile in termini di logica, tra i tanti commessi. A un certo punto scrive una roba tipo…
(spè, vo, trovo, seleziono, copio e incollo; eccomi tornato):
«Sul piano politico Mattarella piace a una parte degli elettori di centro, una parte dei 5Stelle, larga parte della sinistra; ma non piace agli elettori che hanno mandato al governo Giorgia Meloni e che sono la maggioranza del paese.»
In grassetto la parte incriminata (leggasi “cag-àta-pazzésca”), tra le altre castronerie scritte, tipo quella della “maggioranza del paese” che Veneziani non sa manco di che stia parlando (a meno di non essere mostruosamente disonesti intellettualmente e ritengo che appunto costui lo sia): insomma, a me Mattarello non piace manco per il piffero e io la Meloni non l’ho affatto “mandata al governo”. Semmai l’o mandata affan-Q-lo, ma in termini politici pratici purtroppo non conta. Hai capito, ciccio-posticcio? 🤦🏻♂️
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«L’Ho mandata…»
ovviamente m’è scappata un’acca. Sic. 😦
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