
(Dott. Paolo Caruso) – A poche ore dalla fine dell’anno 2023 è quasi d’obbligo fare un resoconto degli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato questo 2023. Un altro anno consegnato alla storia , mentre dal nuovo attendiamo risposte urgenti, inevase dal vecchio. Un 2023 in cui un’altra guerra si è aggiunta a quella d’Ucraina che ormai si avvicina ai due anni dall’inizio del conflitto, Gaza, bombardata a tappeto da Israele, in risposta all’attacco proditorio di Hamàs del 7 ottobre scorso. Migliaia di morti, una triste ecatombe di donne e bambini, ospedali e abitazioni civili rasi al suolo, uno spettacolo tragico che si ripete e che ci proietta a quello in terra d’Ucraina. Si fabbricano armi micidiali e sempre più floridi sono i guadagni dei “signori della morte”. La fame dei Paesi del Terzo e Quarto mondo può ancora attendere …. anche se continua a gridare vendetta. Le urla di dolore si perdono nelle pagine sfocate dell’egoismo umano. I Paesi belligeranti non dialogano, nè sono disposti a farlo mentre la pace rimane una chimera. Il problema non risolto dei migranti che nonostante la propaganda della Meloni nel 2023 ha trovato effetto moltiplcatore negli sbarchi con un approdo ininterrotto sulle nostre coste, fuggendo dalle guerre, dalla fame e dalle persecuzioni, un vero e proprio esodo biblico dal sud povero del mondo verso il ricco nord, una responsabilità delle multinazionali e della politica mai accettata dalla comunità internazionale. La mediocrità della politica di questa destra di governo trova illuminante per i migranti il trasferimento in Albania, a pagamento, un Paese terzo che offre ospitalità per conto dell’ Italia a caro prezzo. Una vera e propria trovata da “cretinaggine artificiale”. Un anno 2024 che eredita una economia fragile in un Paese votato alla guerra che investe sulle armi, accodandosi al resto dell’Europa, ma che attinge denaro dalla sanità pubblica, ormai ridotta all’osso e che non riesce a dare risposte adeguate alle necessità dei cittadini. Una sofferenza crescente tra la popolazione che vede sempre più vicino lo spettro della povertà, falciata com’ è da tasse e balzelli legiferati da scelte scellerate. L’Europa da par suo non naviga bene per pressioni di chi rema contro, anche oltre oceano, e per le ripercussioni economiche legate alla guerra Russo Ucraina. In tanti tifano per la sua dissoluzione, non soltanto per rigurgiti nazionalistici sempre più pressanti in questi ultimi anni, ma anche per le congiunture economiche che attraversano le singole nazioni, gli egoismi e le invidie presenti in ambito comunitario. Le prossime elezioni presidenziali in Francia saranno la cartina tornasole per un Europeismo più marcato o un rischio e una scivolata verso un forte antieuropeismo per l’elettorato dell’ultra destra e di Marie Le Pen con la benedizione del nostro “Cazzaro verde”, infine le prossime consultazioni europee ci diranno in maniera chiara e inequivocabile quale Europa si vuole costruire. Il mondo del resto è in pieno fermento con la Germania stanca della guerra infinita in Ucraina e dei suoi risvolti economici e commerciali non più floridi che ritorna a strizzare l’occhio alla Russia e al suo gas, e negli USA con un Trump che scalpita per un pronto rientro da eroe alla guida del Paese, e in Russia con un Putin che si ripresenta da presidente e ipoteca quel ruolo per i prossimi vent’ anni, avendo provveduto a silenziare i suoi più agguerriti oppositori. La libertà in questo strano mondo ha un valore immenso e chi la conquista con fatica la difende a denti stretti mentre chi la eredita senza convinzione la consegna senza rimpianto. Ora in questo nuovo anno il fronte da combattere è in primis la stupidità della guerra e le diseguaglianze sociali, aprendosi ad esigenze sempre nuove della storia, lasciando ai margini della società i numerosi gufi conservatori anche “intra moenia” che remano contro gli ideali di Umanità.
“CESSATE IL FUOCO! “
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